lunedì 23 dicembre 2013

TRIS DI AUGURI


Auguri di Buon Natale e di serene festività...



con un presepe
Opera di Damiano Sabatino


Informazioni sull'opera fornite dall'artista.
Presepe in legno di ciliegio (Prunus avium) e biancospino (Crategus cristata) impiantato in un secchio alpino in legno di fagio (Fagus selvatica) .
Altezza delle statuette da 10 a 30 cm circa. 
Esposto al Caffè letterario "Garibaldi" in via Alessandro Paternostro a Palermo nel periodo delle festività natalizie.





con una poesia

RIFLESSIONI COME AUGURIO DI BUON NATALE
 CON I VERSI DI UN POETA SICILIANO 

"E’ Natali – sì – lu sacciu; 
ma chi m’interessa, 
pi mia è na jurnata la stessa. 

[...]

Quannu c’è a paci ni lu munnu:
è Natali, è Pasqua ogni jornu.

Quannu s’abbrazzanu lu niuru e lu biunnu
e quannu li cunfini nun ci stannu;
chiamami:
picchi puru mortu t’arrispunnu."

Ignazio Russo,  "Natali", dalla raccolta Lu munnu a la riversa, 1974 ora in Tutte le opere, Aulino Editore, Sciacca 1998. 



con un quadro
Sullo sfondo, un acrilico di Maria Mattiello

domenica 22 dicembre 2013

ERAVAMO IN TANTI PER RADIO AL MINSAR!



Foto della Chiesa del Santissimo pubblicata da Dario Navarino;
al piccolo locale che ospitava la radio si accedeva attraverso la porta circoscritta
 

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=170146159862553&set=a.128790047331498.1073741831.100006015100615&type=1&theater


Il post di ieri su radio "Al Minsar" ha suscitato un amarcord che sembrava stesse lì lì per essere da tempo evocato, stando alle testimonianze, ai ricordi, alle precisazioni che ne sono seguiti sia pubblicamente sia nella posta privata; tra i vari commenti quello di Ignazio Licata  era  così esteso e articolato che mi è sembrato opportuno impaginarlo come un post autonomo, facendo rivivere così lo spirito di una radio giovanile che con massima apertura non tendeva ad escludere, ad allontanare, a discriminare, a circoscrivere cerchi di superiorità morale o intellettuale.  

Nel suo piccolo è stata altamente socializzante, tra virgolette rivoluzionaria, come Radio Out di Peppino Impastato o Radio libera di Danilo Dolci, se per rivoluzionaria però intendiamo che alcuni giovani, coadiuvati in questo caso paternamente da un uomo di chiesa, hanno potuto esprimere la loro modernità, criticare, dire la loro.


Non possiamo non esprimere gratitudine a chi ha dato vita a questa iniziativa, forse ha funzionato da stimolo ad analoghe iniziative, a future carriere professionali, sicuramente lascia il rammarico che tante intelligenze, tanti con le loro competenze e la loro umanità, non abbiano potuto continuare a dare il loro contributo alla crescita della nostra comunità perché allontanatisi per emigrare altrove. 
Forse la piccola grande storia di una piccola grande comunità sarebbe stata migliore. Sicuramente diversa. Chissà.                                                           Piero Carbone



Ignazio Licata


Caro Piero, questa Radio insieme a tante altre attività teneva il paese più vivo, più sveglio, questi sono alcuni ricordi scritti per il tuo blog archivioepensamenti, spero di non aver fatto torto a nessuno, la mente fa brutti scherzi sicuramente ho dimenticato tante persone, a cui chiedo scusa !!


La prima radio privata racalmutese
di 
Ignazio Licata


Racalmuto era uno dei pochi paesi della nostra provincia che non aveva una radio privata, erano gli anni 80, primi mesi del 1980, quando dalla mente di Santino Petruzella, ma sopratutto dalla sua abilità nel costruire un piccolo trasmettitore sotto l'attenta guida dello zio "lu zi Benito" nasce la prima radio privata Racalmutese. 

Di quel nucleo iniziale fanno parte altri amici, Bartolomeo Scibetta, Angelo Marchese, le prime trasmissione partono dai locali antistanti la chiesa di San Giuliano, lì la radio resta poco, per trasferirsi successivamente presso i locali di Via della repubblica dove resterà per circa 10 anni sotto l'ala protettrice dell'Arciprete Alfonso Puma a cui si deve il nome della Radio.

I primi anni di Radio Alminsar sono stati bellissimi, pieni di entusiasmo e di iniziative, con un po' di narcisismo devo ammettere che il meglio della gioventù di quegli anni si è alternato al microfono della radio, la pubblicità veniva curata dal grandissimo Benito Cacciato, senza far torto a nessuno volevo ricordare alcune voci di punta della radio, da Raffaella Picone, Luigi Castiglione, Peppino Agrò, Vincenzo Provenzano, Nicola Scibetta, Lorella Farrauto, Gigi Restivo,Filippo Tapparello Nicolo' Giangreco e tanti altri che non ricordo, facevano parte di quel nucleo originario anche Giancarlo Macaluso il quale assieme a Gaetano Savatteri curavano un settimanale informativo con dei jingles registrati con la voce di Luigi Galluzzo.

Per anni la radio, quella radio è stata un punto di riferimento per tanti giovani, un punto di riferimento per tutto il paese, come non ricordare l'Arciprete Alfonso Puma e il suo Pensiero del mattino, puntualmente andato in onda per anni alle 8 del mattino con la rubrica il santo del giorno dove puntualmente l'Arciprete ricordava gli amici o conoscenti che portavano il nome del santo facendo loro gli auguri.



Radio Alminsar è stata anche la radio che per prima ha trasmesso in diretta tanti consigli comunali, tante manifestazioni culturali che si svolgevano in quel periodo, la stessa Rassegna delle canzoni per bambini puntualmente ogni 26 di dicembre, la Santa Messa in onda ogni domenica dalla Chiesa madre, un settimanale dal nome "ECCLESIA" prodotto e distribuito dalla CEI, insieme ad altre emittenti cattoliche della provincia Radio Alminsar faceva parte di un circuito provinciale Radio Rete, che trasmetteva a rete unificate un'ora di trasmissione al giorno. L'ultimo ricordo è per l'amico tuttofare il grande Giovanni Bufalino.



Il neoeletto sindaco Enzo Sardo porge gli auguri natalizi
agli ascoltatori di Radio Al Minsar




Mia intervista al Sindaco





Il post di ieri





sabato 21 dicembre 2013

ANCHE RADIO "AL MINSAR" FACEVA SENTIRE LA SUA VOCE





Musica, interviste, attualità, messe trasmesse in diretta, tutto questo e altro ancora è stata radio "Al Minsar", un luogo di incontro, una vera e propria palestra per tanti che amavano la musica o compitavano sogni da futuri musicisti presentatori giornalisti. 

Nel piccolo locale acusticamente isolato con polistirolo e contenitori in cartone delle uova, messo a disposizione dall'arciprete don Alfonso Puma, pulsava un cuore che irradiava musica allora di moda ma anche iniziative e idee che facevano tendenza.

 Forse nel titolo arabeggiante che affonda nelle vicissitudini storiche del paese, suggerito da Padre Puma, vi erano sottesi messaggi e intenzioni, fatto sta che è stata una realtà viva, ricca di fermenti, che ha coinvolto decine e decine di giovani che potrebbero con le loro testimonianze ricostruire quel segmento di una piccola grande storia. 

In ordine sparso, animatori della radio e della rassegna (in attesa di aggiungerne altri, man mano segnalati, alcuni scaturiti da una chiacchierata con Ignazio Licata): Vittorio Lauricella, Peppino Agrò, Piero Baiamonte, Cosimo Palermo, Luigi Castiglione, Giovanni e Salvatore Bufalino Maranella... 
Aggiungo con piacere la terna dei nomi che mi viene segnalata e che sta all'origine della radio stessa e degli iniziali successi: Angelo Marchese,  Santino Petruzzella e lo zio di questi, Benito.
Il conduttore Ignazio Licata, tra i principali animatori.


Tra le varie iniziative negli Anni Ottanta sotto la sua insegna si è organizzato ogni anno per il 26 dicembre un nostrano "Zecchino d'oro" che ha coinvolto tanti ragazzi, tanti musicisti, tanti presentatori, tanti ospiti. 
L'anno in cui presentava Luigi Castiglione ho recitato alcune poesie tra le quali, se il  ricordo non mi inganna,  La vinuta di lu Papa, Sì na vipera-sirpenti, Totò e Tatà...
La "Rassegna della canzone dei bambini" si svolgeva al cine-teatro "Vittoria".


Cine-teatro "Vittoria" Racalmuto, 26 dicembre 1983


Se l'occhio non si esercita, non vede,

se la pelle non tocca, non sa,

se l'uomo non immagina, si spegne.

Danilo Dolci. Il limone lunare. 
Poema per la radio dei poveri cristi. 




giovedì 19 dicembre 2013

CHE AMICI!








Non è una poesia, non lo è nella forma, lo è nella sostanza: didascalia ad un'istantanea dell'esistenza.


Che amici! 

Quanta ricchezza, 

quanta umanità, 

quanto calore, 

sotto quelle tegole 

che noi chiamiamo canàla! 








mercoledì 18 dicembre 2013

SCALABRINO, POETA E NOMENCLATORE






Marco Scalabrino è un poeta che in quanto tale possiamo definire un rottamatore, un poeta sperimentale perché si prefigge di andare oltre i luoghi comuni, oltre la rima tradizionale, oltre il lessico trito e ritrito degli habitués della poesia dialettale.
Ma il suo non è un procedere superficialmente ribellista o anarchico e  anche se è proteso verso futuri traguardi e inedite soluzioni, egli affonda la sua consapevolezza poetica nella storia della poesia: il suo sguardo rivolto al passato non è tuttavia quello del poeta che cerca passivamente materia e stimoli per la propria poesia ma quello di chi indaga le ragioni del poetare altrui  e di colpo o pian piano il suo curioso sguardo iniziale diventa critico, obiettivamente critico, facendo prevalere le ragioni dell'indagine a quella della iniziale simpatia o non simpatia. 



Con questo consapevole strabismo  o duplice consapevolezza,  Scalabrino, oltre a scrivere le "sue" cose, si occupa da tempo, come egli stesso ha confessato in una privata corrispondenza, ai "nostri Autori dialettali del '900 che, a mio modesto avviso, meriterebbero, tra i Siciliani e non solo, maggiori considerazione e conoscenza."
Non disdegna d'altra parte di guardare con attenzione ai contemporanei con i quali, pur nella specificità delle diversità poetiche, ama fraternizzare. 

Sono stato talmente d'accordo e in sintonia con quella che mi piace definire “poetica del risarcimento” (seguendo il “filo rosso” delle notizie sommerse, proporre o riproporre all’attenzione collettiva figure e fatti rimossi o trascurati spesso per calcolo, qualche volta per insensibilità) che ho ospitato con piacere, nel blog, diverse sue testimonianze critiche. Queste ed altre ora sono state pubblicate in due volumetti dal colloquiale e pregnante titolo Parleremo dell'arte  che è più buona degli uomini. E verrebbe da dire anche "più bella".

                                                                                                    Piero Carbone


I volumi, pubblicati nel 2013  per le edizioni Cofine, verranno presentati Mercoledì 18 dicembre 2013, alle ore 17.30, presso la Sala Torre Arsa della Biblioteca Fardelliana. Con interventi di: Margherita Giacalone, Direttore della Biblioteca Fardelliana, Vincenso Vitale, (critico), Giuseppe Alletto,  (Pittore), Gianmario Lucini (editore), Marco Scalabrino.  Alberto Noto e Maria Pia Virgilio leggeranno alcuni testi esemplificativi. 
L'immagine di copertina è del pittore Giuseppe Alletto
Qui si propone la Prefazione di Pietro Civitareale.
                                                                                                                             




Prefazione
di
 Pietro Civitareale


            Nell’uso corrente, critica vuol dire sinteticamente “scelta del meglio” e, se poi ci riferiamo alla letteratura, il problema della critica letteraria si apre da molti angoli e secondo diverse sollecitazioni. Ecco allora la critica nella poesia, la critica cioè che si determina all’interno della vita stessa della poesia nel suo prodursi; ecco la critica dei poeti agli altri poeti, la critica cioè che si attua su di un piano paritario di specializzazione e di affinità operative, ed ecco la critica della poesia intesa come attività appropriata ed orientata, per se stessa, al giudizio secondo la linguistica, la sociologia, la psicoanalisi, la filosofia, eccetera. Le domande, e le risposte che ne scaturiscono, possono essere molte e sommuovono tutto il contesto del discorso generale sul tema.

Leggendo questi “Saggi di poesia dialettale siciliana” di Marco Scalabrino, poeta ed insieme “lettore” di poesia, appare subito evidente che ci troviamo di fronte ad un tipo di approccio critico onnicomprensivo, nel senso che l’impulso di conoscere va oltre l’esperienza particolare unitamente al bisogno di prendere coscienza di come prove eterogenee possano essere collocate sotto una stessa definizione, sotto una comune etichetta, secondo un metodo che tende al recupero del complesso dei rilievi che emergono da una indagine non pregiudicata e che tenga conto di tutti i dati rilevati e rilevabili, nell’intento di tracciare i confini di una “lettura” aperta, continuamente disposta alla revisione, e contro pretese assolutistiche ed esiti esaustivi.



Antonino Cremona  di Agrigento


Che si tratti, ad esempio, dell’aspetto filologico dell’opera poetica di Alessio Di Giovanni (di una scrittura cioè che fa presa sull’etimo e sul significato letterario tradizionale della parola); della elaborazione e dell’adozione di una koinè linguistica siciliana, legate al nome di Paolo Messina (una koinè che coinvolga poeti e poetiche in un discorso comune tendente alla ricerca, nell’arcaico, di una parola nuova, autenticamente siciliana); dei rilievi fatti da Salvatore Di Marco circa l’esclusione delle letterature regionali, e in particolare di quelle dialettali, dalla storia della letteratura nazionale; del problema della scelta del linguaggio da adottare in poesia, problema la cui importanza non ha bisogno di essere sottolineata; che si tratti, insomma, dell’uno o dell’altro aspetto che caratterizza la poesia e la letteratura siciliana (così come emerge dal contesto sociale e culturale in cui hanno operato od operano gli autori presi in esame), il metodo adottato dal Nostro, nel suo continuo dialogare con la loro opera, scopre relazioni meno visibili e legami celati tra le realtà letterarie e culturali di cui si occupa, cosa che si traduce nella rilevazione di un segno di ricchezza e di fertilità critica, nella convinzione che lo scopo di una indagine non è quello di ridurre, ad una forzata unità, una esperienza che possiede molti specchi di rifrazione, ma di chiarire i motivi strutturali di queste diversità e di rilevare, se c’è, il sistema di relazioni sottinteso al discorso, senza azzerare le ragioni delle differenze e il quoziente di conoscenza che di volta in volta si dà.



Elvezio Petix  di Casteldaccia


In ciò soccorre il discorso critico una ricognizione bibliografica aggiornata, assunta non in senso polemico o antagonistico, ma come supporto e integrazione del proprio giudizio, allo scopo di confermarne implicitamente l’opportunità e la validità; ed anche se a volte si ha l’impressione che prevalga, nello spirito complessivo del discorso, un certo campanilismo regionalistico, il sentimento di una identità antropologica esclusiva, si evidenziano nello stesso tempo le qualità universali della poesia dialettale siciliana, con il riconoscere ad essa il merito d’aver restituito alla parola poetica una sua “originaria verginità di senso e di suono, di  colore e di segno”, alla luce anche di esperienze poetiche nazionali ed europee.


Vito Mercadante di Prizzi


Quello di Marco Scalabrino, dunque, non è un orizzonte teoretico ed operativo esclusivo, ma comprensivo (nel senso che ogni aspetto dell’opera e dell’autore in esame illumina ed è illuminata dagli altri aspetti) nel quale la cronaca va a braccetto con la storiografia, l’esegesi testuale con le ragioni ideologiche, le chiose linguistiche con i rilievi semantici ed etimologici: nel quale, insomma, le analisi delle forme e dei contenuti si organizzano in una specificità aperta, mobile, non vincolante, in grado cioè di rilevare ogni verità biografica e storica, poesia e riflessione. Il tutto con un linguaggio privo di sofisticati idiomatismi, che importa il suo lessico e la sua sintassi, le sue metafore e le sue analogie da un ambito retorico comune ed accessibile, pervenendo in tal modo ad un discorso estremamente chiaro e comunicativo.      

Grotte 27 settembre 2012.
 Marco Scalabrino con alcuni dei poeti partecipanti a
“100 Thousand Poets for Change" - 100 Mila Poeti per il Cambiamento