mercoledì 12 dicembre 2012

POESIE EMERSE DI NICOLO' TINEBRA MARTORANA



Ieri, in serata, su facebook, ho ricevuto questa inattesa quanto gradita comunicazione:


Caro Professore,
le scrivo per comunicarle che, in una maniera del tutto fortuita, sono venuto in possesso delle poesie inedite del nostro illustre conterraneo Nicolò Tinebra Martorana.
Ho conservato per circa due anni il taccuino autografo contenente la preziosa silloge in un mio cassetto a Racalmuto. Ho tentato, molto timidamente ma per iscritto, di contattare il Comune di Racalmuto e la Provincia di Agrigento per proporre la stampa ufficiale delle poesie.

Come lei può immaginare, non mi è giunta alcuna risposta. Le persone alle quali mi rivolsi sono state molto evasive e del tutto insensibili, direi anzi che fossero stupiti (nel senso più deteriore del termine) del mio entusiasmo.

Lo scorso settembre mi sono trasferito sull’isola di Lampedusa, dove insegno, come altrui piacque… La solitudine induce a meditare, per cui ho deciso di pubblicare il taccuino a mie spese e ho contattato la tipografia “Youcanprint” di Tricase, una di quelle tipografie tanto in voga negli ultimi tempi, quelle che si vantano di essere editori per compiacere gli scrittori frustrati. Ho ricevuto le copie ordinate, ne è venuto fuori un bel librino, per chi sa apprezzare.
Avrei piacere di farle avere una copia, se me lo permette, per cui le chiedo di fornirmi il suo indirizzo. Se poi nel periodo natalizio lei andrà, come me, a Racalmuto, potremmo incontrarci per un caffè e scambiare un parere sulle poesie. Le anticipo che non sono i soliti versi banali e mal strutturati che si leggono in giro sempre più spesso.
Con stima,
Angelo Campanella
PS. È proprio vero che “Eretici a Regalpetra” non si trova più? Ci sarà una libreria che ce l’ha e io la troverò.


La mia subitanea risposta:


Caro Angelo,
ho provato una grande gioia nel leggere quanto tu mi scrivi. La notizia delle poesie di Tinebra Martorana da te pubblicate in sordina per me è sensazionale e mi ha suscitato una grande emozione, a prescindere dal valore delle poesie che ancora non ho letto.
Mi verrebbe da chiederti per quali vie fortuite o meno sia venuto in possesso del manoscritto ma prima voglio esprimerti la mia solidarietà per le incomprensioni da te subite per una vicenda editoriale che doveva suscitare interesse ed entusiasmi.
A questo punto, se vuoi, per condividere con te quell’entusiasmo per altri incomprensibile, per partecipare la notizia a coloro che ne proveranno piacere, vorrei pubblicare la tua lettera sul blog Archivio e Pensamenti, magari corredata di qualche poesia e della copertina scannerizzata del libro. Fammi sapere. Ciao. A presto per il caffè.

Un saluto cordiale, Piero Carbone

Ecco intanto i miei numeri telefonici…

Seguiva una cordialissima telefonata e in serata mi sono arrivati i testi in pdf e l'immagine della  copertina del libro.
Ho dato una veloce scorsa alle poesie e ne ho scelte alcune da proporre qui alla lettura. 
Con Angelo ci siamo ripromessi di ritornare sull’argomento con altre pertinenti e anche digressive riflessioni.



Stucchi del Serpotta




Dopo un amplesso




Perch’un fremito lungo, possente
I tuoi occhi m’accendono in seno?
Vien da te ciò che l’anima sente.
Quest’immenso, infinito sereno?

Vien da te questo spirto gentile
Che mi parla sommesso nel petto?
Sento un alito olente d’aprile
Che mi ingombra di tanto diletto.

Lì, nel bacio, nel fervido amplesso,
S’è l’amore all’amore congiunto;
M’attendevi, ti venni di presso,
Ci baciammo e ridemmo in quel punto

O mia bella, mia dolce compagna,
Tutta rose nel volto e nel core.
Vieni meco, con me t’accompagna
Vo’ intrecciarti corona d’amore

Vieni meco alla luce, all’aperto,
Vieni meco alla vampa del sole;
Vo’ di raggi comporti un bel serto,
Vo’ bel letto comporti di viole.

Tu mi guardi con tanto desio,
Tu mi baci con tanto languore!
Vieni, sorgi, ti dice il cor mio;
O l’amore, l’amore, l’amore

14 aprile 1895



Putto del Serpotta



Volgiti al pianto



Io miro i secoli, *

Io miro il cielo, **

Col guardo investigo

L’uman pensiero; ***



e l’alma trepida,

E il core intanto

Cupi sospirano:

“Volgiti al pianto!”



“A che disperdere
Mente e salute,
a che rincorrere
Larve temute

“Ed al cor volgere
Aspro sertace
Quando il tuo prossimo
Muore di fame?

“Lascia i reconditi
Libri di scienza,
Mesci col popolo
La tua coscienza!”

1 maggio 1894

Note
* Questa circonlocuzione significa che io studio storia. (n. d. a.).
**  Studio astronomia. (n. d. a.)
*** Studio filosofia. (n. d. a.)

Medaglioncini della cancellata
di Piazza Pretoria a Palermo



I miei nemici

Versi satirici

Io certo non son nato a buona luna
E, bench’altrui mi mette fra i felici,
vi giuro che non me ne riesce nemmen
una
E pur dippiù ho moltissimi nemici.

Ma che nemici? I nemici son essi.
Il mondo tutto ne sarebbe pieno;
Son quattro arlecchini in mostra messi
Che starebber bene a mangiar fieno.

Pure continuerò a chiamarli tali
Benché il lor nome sia poveri di mente,
E perché son molti questi animali,
Ne citerò di lor due solamente

Il primo è un brutto ceffo nomato
Come un saggio imperator romano,
Che la delizia umana fu appellato
Mentre questi può chiamarsi mezzano.

E non a torto; è l’arte che gli cale
Sopra ogn’altra e che gli frutta molto;
Ha amicizie, danari e meno male
Passa la vita senza lavorar molto

Certamente per lui è un bel mestiere
Lavorar di naso senza stancare,
Non fa che aggiustare le uova nel paniere
Facendo il mezzano a chi vuole amare

E non credete che in simile quistione
La sua perizia arrivi poco a fondo;
Mercanteggia anche i parenti il bestione
Senza un pensier di questo mondo.

Intruso è il secondo, una seccaggine,
Un babbeo saccente, un’intrigante,
D’un bel cane levrier tien l’immagine
E si vanta poi d’avere un’amante.

È peccato però che gli abbian dato
Il nome d’un gran martire romano,
Morto avendo l’onore troppo amato,
Mentre questi non ama ch’il baccano.

20 ottobre 1891






Ad un amico mesto



a P. D.



Tu guardi il garrulo mare spumante
E della tua terra sogni il sorriso,
sogni le blande carezze d’amante
Che senti ancora aleggiare sul viso


In iscuola il 16 maggio 1894





L'Indice del libro


Introduzione 

Fior di giaggiolo 

Dopo un amplesso 

Al mio nonno ammalato 

Fiore di menta 

Un saluto autunnale 

Volgiti al pianto 

Fior di margherita 

I miai nemici 

Fiore di prato 

Rammenti? 

Un saluto del sole morente 
Fior di viola 
Primavera 
Ad un amico mesto 
Fiore di rosa 
Amore e morte 
Fiore di lino 
Al vino nuovo 
La finestreide 
In occasione del tuo compleanno 





ANNUNCIO IN SORDINA DI UNA SCOPERTA


Anche oggi stavo pubblicando un post, come ormai mi avviene di fare con una certa assiduità da tre mesi a questa parte, quando ho ricevuto un inaspettato messaggio su facebook che mi ha bloccato, avrei voluto e vorrei dare la priorità alla sensazionale notizia, sensazionale s’intende per me e, credo, per gli amanti del proprio paese, delle memorie storiche e del bello in generale.


Mi auguro che interesse e apprezzamento possano allargarsi oltre l’appartenenza geografica.


Sto nell’attesa, trepida, di concordare, con l’autore della scoperta, le modalità per parteciparla a coloro che l’apprezzerano. 

Questo modesto spazio è a disposizione.

lunedì 10 dicembre 2012

UN POETA RITROVATO: CICCIU RIZZU


Scorrendo i dodici numeri della rivista “La Trazzera”, pubblicati tutti nel 1927, ho trovato quasi scontato imbattermi nel nome di Giuseppe Pedalino Di Rosa quale autore della  poesia Li tri mari; mi ha suscitato sorpresa invece leggere il nome di Cicciu Rizzu, autore, presumibilmente racalmutese, del sonetto “A Racalmuto”.


Conoscevo un altro poeta Rizzo, Giuseppe di nome e figlio di Calogero, autore del lungo componimento Doppu quattru seculi l’anniversariu di Maria SS. di lu Munti risalente al 1903, ma di Cicciu mai nessun sentore.





Eppure, la rivista palermitana diretta da Ignazio Buttitta, Giuseppe Ganci Battaglia e Vincenzo Aurelio Guarnaccia, annoverava tra le falangi dei propri autori dialettali poeti affermati o militanti promesse.
Lo stesso Pedalino era noto e operante nel vivace mondo dei poeti dialettali che operavano tra la Sicilia signoreggiata dal nume Alessio Di Giovanni e i circoli milanesi facenti capo al parnassiano Vincenzo De Simone, originario di Villarosa in provincia di Enna.


Nel mezzo ci stava la schiera di scalpitanti giovani poeti che volevano affermare l'originale voce attraverso una vivacissima rivista. Tra i cooptati della folta schiera dei poeti “trazzeriani”, per qualche ragione critica o di consonanza poetica, troviamo il Cicciu Rizzu di cui con piacere trascrivo la sua poesia per conoscere meglio i venti poetici che hanno soffiato nelle nostre contrade.

Racalmuto in miniatura di Alfonso Alessi



A RACALMUTO

Ittatu ni lu cozzu cchiù migliuri
Di Racarmutu, lu paisi miu
Di l'abbitanti, sentu lu rumuri:
Scopru un mestu e 'ntricciatu luccichiu

Ni la casa materna mia d'amuri
O cara genti, quantu cosi viu
Mmenzu a ddi strati sulitarii e scuri,
E quantu  e quantu voti li dìsiu !...

Mi pari di sintìri la campana
C'annunzia la festa e lu fistuni
Di Maria di lu munti prutittrici;

Mi pari di sintiri la funtana,
Cantari sulitariu lu gadduni;
Bìniditta la terra ca ti fici !

Racalmuto

 Cicciu Rizzu








Anni Cinquanta,  "lu fistuni / di Maria di lu munti prutittrici"







"La Trazzera", anno I - numero 10, Novembre 1927.

domenica 9 dicembre 2012

IL NUOVO OMAGGIA L’ANTICO. Tulumello a Racalmuto



La mostra di Agostino Tulumello al Castello Chiaramontano di Racalmuto (22 dicembre 2007 - 28 gennaio 2008) ha rappresentato un esempio tangibile del dialogo tra antico e moderno. 
Nella  Presentazione che qui ripropongo  cercavo di chiarirne in qualche modo i termini. 





Dialogare con la modernità in provincia

C'è il colore, essenza del  pictare, ma non è pittura; c'è lo scotch increspato che fa volume, ma non è scultura; ci sono la colla e le lettere prestampate della réclame, ma non è un collage, forse è un bassorilievo industriale su multistrato appeso ad un chiodo su una parete con un anello metallico.
O più tecnicamente, come ebbe a scrivere Francesco Carbone nel 1990, una "composizione visiva realizzata nello spazio sia bidimensionale che tridimensionale in cui il colore, o l'espressione che si riferisce ai colori, non dipende più in questo caso dalla sintassi del linguaggio comune, dal sistema dei concetti e delle sue regole abituali, ma da paradigmi ideali dove Wittgenstein distingue una condizione di senso dell'enunciato dalle condizioni della sua verità".






Quella di Tulumello, ci si passi la definizione, è una costruzione di forme mentali colorate; che una tale pittura (ma può dirsi tale?) s'affacci sul palcoscenico racalmutese patria del "classico" o classicheggiante Pietro D'Asaro può sembrare un affronto tanto distante è dalla sua pittura nel tempo (tre secoli abbondanti) e nella sua stessa concezione: la pittura del D'Asaro, ricca di forme e di colori riconoscibili e riconosciuti, protende ad una rappresentazione fedele della realtà in tutte le sue epifaniche manifestazioni, sacre e profane; quella di Tulumello si rifiuta di rappresentare la realtà naturale  sic et simpliciter, ma appunto per questo la presenza delle sue opere "mentali", razionali, astratte, svolge una funzione didattica, perché fa emergere il confronto tra due forme antitetiche di fare arte, anzi, diciamo semplicemente diverse.
 O meglio, tra una forma tradizionale e un'altra che il critico francese Michel Tapié chiamava art autre.







Se assumiamo una delle due a tesi e l'altra ad antitesi, perveniamo alla sintesi del linguaggio pittorico o artistico in generale che, lungo i secoli, afferma se stesso pur negandosi contìnuamente, incessantemente, nelle sue svariate forme, attraverso la cosiddetta "ricerca" degli artisti.



Opera donata al Castello Chiaramontano


Il Castello Chiaramontano di Racalmuto, per definire una sua identità come "Castello intelligente delle arti e dei saperi", non legato sicuramente a meccanismi commerciali o di conventìcola, vuole essere un contenitore culturale o palcoscenico dove fare esibire il carosello espressivo delle arti, senza preclusioni di sorta: senza rifugiarsi acri­ticamente nell'antico, senza esorcizzare né enfatizzare il moderno. 
Un contenitore culturale di provincia, insomma, che ambisce a non essere provinciale. E non è poco. 

Racalmuto, Dicembre 2007.

venerdì 7 dicembre 2012

UN CASTELLO INTELLIGENTE A RACALMUTO




 Proposta

 per il contenitore culturale




-------------------------
CASTELLO INTELLIGENTE
DELLE ARTI E DEI SAPERI
-------------------------


1.   Biblioteca
2.  Antiquarium
3.  Archivio storico
4.  Museo naturalistico
5.  Museo minerario e mineralogico
6.  Museo dell’emigrazione*
7.  Museo polivalente d’arte “Pietro D’Asaro”




AL 
CASTELLO 
CHIARAMONTANO 
        





*Museo Etnografico
nei locali a suo tempo appositamente restaurati dell'ex macello