martedì 25 ottobre 2016

VENITE A PASSEGGIARE A RACALMUTO. In occasione del "Festival dell'editoria, della legalità e dell'identità siciliana" detto "Kaos"

Nei paesi si muore . O si passeggia. Il passeggio. Del passeggio. Sul passeggiare. La passeggiata. Ce ne sono famose nel mondo.
Quella che ci viene proposta sarà diversa dalle passeggiate descritte da Brancati nel romanzo Gli anni perduti e, soprattutto, si discosterà dalla filosofia che in Sicilia fa coincidere il passeggiare con un improduttivo deambulare, il classico annacàrsi. P. C.



Domenica 30 ottobre Racalmuto Passeggiata- itinerario #NeiluoghidiSciasca "Per le vie di Leonardo" ore 9,00 -
Piera Lo Leggio ci descrive il percorso


Ci muoveremo dalla Fondazione Sciascia (ingresso per gruppi € 1 a persona), ente istituito dal Comune di Racalmuto d’intesa con lo scrittore, che gli ha donato una pregevole collezione di ritratti di scrittori, quasi tutte le edizioni italiane e straniere dei suoi libri, le lettere ricevute in mezzo secolo d’attività letteraria e circa 2000 volumi della sua biblioteca.


Passando per l'Aula Leonardo Sciascia allestita nella scuola elementare "Generale Macaluso" dove, negli anni '50, appena ventottenne, Sciascia ha insegnato e dalla casa delle zie, dove lo scrittore ha abitato e dove è cresciuto, arriveremo al Santuario Maria SS. del Monte con la sua suggestiva scalinata percorsa, nel giorno dell'omonima festa, dai cavalli che portano le offerte alla Madonna .
Scendendo la scalinata si arriva al Circolo Zolfatai e Salinari,, probabilmente della metà dell'800, per proseguire per l'ex Convento di S. Chiara, oggi sede del Comune, ed arrivare al Teatro "Regina Margherita costruito tra il 1870 ed il 1880, rimasto chiuso dal 1964 e riaperto con la presentazione di un libro di Sciascia che si impegno per la sua riapertura, avvenuta nel 2003.


Le ultime tappe del percorso prevedono un passaggio lungo il Corso Garibaldi, luogo frequentato in vita da Leonardo, dove oggi si ammira la statua di bronzo opera dello scultore Giuseppe Agnello e la visita al Circolo dell'Unione.

La nostra passeggiata si concluderà, prima di arrivare al Castello di Chiaramonte, location del KAOS - festival dell'editoria, della legalità e dell'identità siciliana con la visita del Museo d'Arte Contemporanea MuRa che ospita la mostra fotografica di Ezio Ferreri "In Sicilia. Cronache del paesaggio ultimo.


Chi volesse potrebbe anche visitare la tomba di Leonardo Sciascia nel Cimitero di Racalmuto posta nel mezzo di un prato, priva di foto, ornamenti e decori, con una lapide bianca su cui è incisa l'epigrafe: "Ce ne ricorderemo, di questo pianeta"
















Foto di Vincenzo Di Leo e Piera Lo Leggio


Il Programma:
http://archivioepensamenti.blogspot.it/2016/10/che-kaos-sia-racalmuto.html


lunedì 24 ottobre 2016

STREGATI DAL CASTELLUCCIO. Nino, gli amici "cavaddrara", e la pecora bollita

E' bello amare i nostri luoghi, sentimentalmente nostri, con lo sguardo stupito degli altri 
che incominciano ad amarli.

Riporto, grato, da facebook, le entusiastiche e generose espressioni di Nino Di Chiara
 nel rievocare una singolare scampagnata. Non è la prima. Non sarà l'ultima. Angelo consenziente.


schermata da facebook 24 ottobre 2016




Oh Castiddruzzu miu ca ti scurdaru

n capu na muntagnola abbannunata

d'un circu russu lu suli a lu scurari

ti circunna e mpacci lu paisi po taliari.


Seculi, dimmi, quantu nn a sfidatu

cu ssi macigni di rocchi a sustintari,

supirchjarii quantu nn a vidutu

nni ddru paisi ca ti voli scurdari.


Sicuru e fermu, livatu ni l'antu,

tu sienti lu vientu hiuhhiari e quarchi

rocca chi ddra ssutta sempri cadi.


Ancora, bieddru miu, ca n capu a stari

comu n'aquila cu l'uocchji grifagni

chi accuvacciata n capu l'ova av'a cuvari.












Serata al Castelluccio: qualcosa l'ho dimenticata, anche stasera abbiamo coniugato natura, storia , monumenti e gastronomia tipicamente sicula, nonche', dulcis in fundo, i dolci tipici in questo caso Vicaresi, ossia i " passavolanti " il cui ingrediente principale è la mandorla.





http://archivioepensamenti.blogspot.it/2013/05/galeotto-fu-il-castelluccio.html

ph ©Nino Di Chiara

SAPETE COME FANNO A RACALÒ? La risposta in una canzone



Comu fannu a Racalò
Titolo alternativo: 
A tia e a mia

Testo e musica di Piero Carbone




                       I
Sapiti comu fannu a Racalò?
Scrìvinu li nomi ntre un registru
di li politici a tiempu d’elezioni.
D’ognunu fannu un bellu tabbutu
e lu sàrbanu sutta un catarratu.

Rit. :
Fannu accussì a Racalò.
Dicinu no no no no.

                       II
Ogni tantu nni piglianu quarcunu
e lu portanu tutti n prucissioni:
la banna, li tammùra, la simenza.
Arrivati a Pizzu donn’Elia
l’arrizzolanu ddrà sutta ppi la via.

Rit.

                       III
Santa e arrisanta mentri s’arrizzola,
si spascia in milli piezzi e menu mali
ca la cascia è vacanti e nuddru vola.
Contra li trunchi, li rocchi e purrazzi
vannu a sbattiri tavuli e lapazzi.

Rit.

                       IV
Di lu rregistru scancèllanu nomu,
a carricatura battinu mani.
Ah, chi santu, prigatu nginucchiuni!
Mentri lu parrinu lu binidici,
cu sputa all’ariu, cu jetta li vuci.

Rit.
                       V
La curpa? Prestu prestu vi lu dicu.
Duoppu vutati, canciaru arriè partitu.
Furbi, galantuomini o facciuoli?
Stu cancia e scancia unn’è democrazia,
è na pigliata… n giru. A tia e a mia.

Rit.
         
                 Recitato:

Fannu accussì a Racalò!

***

Traduzione
I
Sapete come fanno a Racalò? 
Scrivono il nome su un registro 
dei politici a tempo di elezioni. 
Di ognuno fanno una bella cassa da morto
e la conservano sotto una botola. 

Ritornello:
Fanno così a Racalò.
Dicono no no no no

II
Ogni tanto ne prendono qualcuna 
e la portano tutti in processione:
la banda, i tamburi, i semi salati. 
Arrivati a Pizzo Don Elia 
lo fanno ruzzolare là sotto lungo la via.

Rit.

III
Salta e rimbalza mentre precipita 
si sfascia in mille pezzi e meno male
che la cassa è vuota e nessuno vola via. 
Conro i tronchi, le pietre e gli asfodeli 
vanno a sbattere tavole e tavolame.

Rit. 

IV
Dal registro cancellano il nome, 
a sfottò battono le mani. 
Altro che santo invocato in gionocchio!
Mentre il prete benedice,
chi sputa in aria, chi emette grida.

Rit.

La colpa? Presto ve lo dico. 
Dopo essere stati votati, hanno cambiato partito. 
Furbi, galantuomini o opportunisti?
Questo cambia e scambia non è democrazia, 
è una presa... in giro. A te e a me.

Recitato: Fanno così a Racalò!



domenica 23 ottobre 2016

CHE KAOS SIA! A Racalmuto

Kaos antico:
Dal Càos nacquero la Notte ed Erebo (la Tenebra notturna)
ma dall'accoppiamento della Notte e di Erebo nacquero
l'Aria e il Giorno.

Kaos moderno:
Kaos a Montallegro
Kaos ad Alessandria della Rocca
e ora...
Kaos a Raclamuto:
estro, arti e letteratura.
Il trio che lavora alla cabina di comando per la regia del Kaos itinerante:
Peppe Zambito, Anna Burgio e Piera Lo Leggio













Ad aprire la rassegna letteraria Lidia Tilotta
 che racconterà Lacrime di sale
il libro scritto insieme a Pietro Bartolo.
Piera Lo Leggio canterà Lu mari si l'agliutti












Materiali promozionali dell'evento

Approfondimenti, interviste e servizi su
http://www.fattitaliani.it/

Su Kaos  a Montallegro
http://agrigentoweb.it/inaugurato-il-kaos-a-montallegro-oggi-il-gran-finale-26_01_2014

Su Kaos ad Alessandria della Rocca

sabato 22 ottobre 2016

IL PADRE NON ERA DI SETÚBAL. Eduardo racconta: non un semplice viaggio in paese


Eduardo ai piedi della scalinata del Monte, teatro ogni anno della festa principale del paese

Da ventiré anni risiede in Portogallo, e da una decina d'anni non tornava nel paese di origine dove ancora vivono i genitori, tanti amici, e vi sono custoditi tanti ricordi (alcuni li conosciamo anche per averli letti nei post che Eduardo ha pubblicato in questo blog). 

Nel frattempo, a Setúbal, una bella cittadina che si affaccia sull'Oceano Atlantico, ha preso moglie e ha avuto anche due figli, Ciro e David. Bambini piccoli e impegni vari facevano sfumare ripetutamente un recondito desiderio: ritornare in paese anche per farlo conoscere alla nuova famiglia. 

Dopo alcuni rinvii finalmente, Eduardo ce l'ha fatta. 

In paese, un mare di sensazioni, si capisce, è naturale, in parte prevedibili, cosa non si prova in questi casi tra festoso commosso commovente!, ma una in particolare ha sorpreso lui stesso. Me ne aveva accennato in una conversazione in chat. 

L'ho invitato a riferirne più distesamente e ora possiamo leggere la seguente, toccante testimonianza.  

Davanti una delle case dove ha abitato in paese
Sai che il mio David ( il più piccolo) aveva paura che rimanessi in paese e che lo lasciassi partire insieme alla mamma e al fratellino?
i bambini "sentono" i battiti del cuore
David ha intuito che le tue radici sono qui
Eccome!!


Il padre non era di Setúbal
di
Eduardo Chiarelli

Il piccolo David non aveva ancora compiuto sei anni quando scoprì che il Padre non era di dove aveva sempre creduto che fosse.
Lo aveva capito durante le ultime vacanze trascorse in Sicilia.
E quella inaspettata scoperta lo aveva turbato così tanto da indurlo a pensare che finite le ferie, il Padre se ne sarebbe potuto rimanere nel paesello dove era nato, lasciando partire lui, la Mamma e il fratellino.


Una notte arrivò al punto di chiederglielo direttamente, e nonostante il genitore lo avesse rassicurato che ciò non sarebbe mai successo, David per sicurezza cominciò a seguire il Padre dappertutto, incollandosi a lui come una patella si attacca allo scoglio.

E così, i due, di mattina, prima che cominciasse a “famiari” (infuocare) e poi di nuovo all'”arrifriscata” (quando rinfresca), tenendosi per mano, percorsero quel dedalo di strade, cortili e viuzze di cui il paese era composto.
Gli piaceva camminare insieme al Padre, ma sopratutto gli piaceva vederlo così contento ed eccitato.

Bastava un portone, una scalinata, un'inferriata per accendergli i ricordi e cominciare a narrare storie, aneddoti, episodi, alcuni tristi altri divertenti, ma raccontati sempre con ugual passione.

Con gli amici al bar

Poche volte lo aveva visto così entusiasmato, parlava senza stancarsi e ad ogni passo gli faceva notare particolari a cui lui non aveva fatto caso, gli spiegava per esempio che quei misteriosi fori circolari che si vedevano nella parte inferiore delle porte antiche, servivano per i gatti poter entrare ed uscire di casa a qualsiasi ora del giorno e della notte.

E quegli anelli che pendevano dai muri servivano per legarvici i cavalli, e ancora, che quelle strane lame di ferro infisse a terra, servivano per raschiar via il fango dalle scarpe, prima di entrare in casa.

ph Eduardo Chiarelli


Insomma David era più che mai convinto che il padre apparteneva a quei luoghi, e che nonostante il paese dove vivevano fosse molto bello e abitato da persone pacifiche e simpatiche… non era il suo.

C'erano nel borgo anche molte case diroccate, e sapendo che in quei giorni c'era stato un terribile sisma, il piccolo domandò, se quelle case era stato il terremoto a farle cadere, ma il genitore facendosi improvvisamente scuro in viso, rispose che a farle cadere, era stata l'incuria degli uomini, e nel dire ciò si curvò, prese una pietra in mano e quasi accarezzandola per sentirrne il calore, cominciò a spiegargli che ognuna di quelle pietre raccontava da quale contrada proveniva.


Dinanzi al quadro dell'arciprete pittore Alfonso Puma.
Dall'archivio di Eduardo Chiarelli


Questa per esempio diceva: viene dai terreni che si trovano attorno al “Castelluccio”, la chiamavano “Babbaluciara” per via dei buchi, ed era la preferita dai muratori perché piuttosto leggera e facile da incastrare.
Quest'altra bianca e massicia invece, proviene da “Garamoli”, mentre quell'altra ancora, che brilla perché tempestata di cristalli di gesso, proviene dalla zona compresa tra il “Firraru” e “Sacchitello, e gli spegó pure, che tutto quel materiale era stato trasportato su dei carretti con grande fatica e sacrificio di uomini e animali.

I doni di Eduardo "fatti" con le sue mani e la sua fantasia

Per David era difficile immaginare tali cose, aveva visto di recente la loro casa esser costruita con macchine, manovrate con il telecomando. 
Ma il Padre continua a raccontargli tutto ciò che sa su quel paese, non per farglielo piacere, (per quello bastano i gelati e i taralli) ma per farglielo entrare ne sangue, perché quello non è un paese da fare invaghire, ma da far innamorare, di quell'amore che non ci si toglie mai più di dosso.

E se un giorno divenuto uomo sentirà il bisogno di ripercorrere quei vicoli, allora sarà come se il suo Papà quel paese non lo avesse mai lasciato.

 
Eduardo con la famiglia e altri amici sotto il pino allo Zaccanello











ph ©pierocarbone
ph ©eduardochiarelli