martedì 16 febbraio 2016

GLI AMMINISTRATORI DI RACALMUTO? IN ESILIO LI VOGLIONO MANDARE! Per Carnevale



Scherzo?  Non lo sappiamo.
Sappiamo che a Racalmuto chiedono con tanto di manifesto che sindaco, assessori e maggioranza vadano a casa.

Scherzo? Non lo sappiamo, ma avere apposto, durante i bagordi carnascialeschi, il manifesto con la richiesta delle dimissioni  a caratteri cubitali su una saracinesca privata del Vicolo Caprera, toglierebbe ogni dubbio: all'isola di Caprera, infatti, in una sorta di esilio, Giuseppe Garibaldi trascorse gli ultimi decenni della sua vita.
Anche gli amministratori di Racalmuto in esilio come Garibaldi a Caprera?

E' vero che a Caprera Garibaldi si vendicò allevando asini ai quali diede il nome dei suoi acerrimi nemici, ma sempre in esilio era. E in esilio morì. E se di esilio vero e proprio non si vuol parlare,  sempre lontano dalle capitali di turno del nuovo Regno.


Per ritornare ai nostri eroi, le ragioni del manifesto sono astringenti, ma il dubbio che sia uno scherzo gloglotta come l'acqua agitata in una stiva semiallagata di una nave in tempesta. Quel numero civico posto in alto a destra ammicca a superstiziose credenze infauste legate agli anni bisestili?
E' così? Non è così? Boh!
Fatto sta che il manifesto fa esclamare  "chi di Carnevale ferisce di Carnevale perisce!"

Un giornale, infatti, dal quale alla fine della giostra sarebbe uscito il nome di un assessore, qualche anno prima aveva annunciato con toni trionfalistici che il nome del futuro candidato a sindaco era venuto fuori mentre si ballava con pazza gioia una sera di Carnevale.

Annuncio sensazionalistico che troncò per ventiquattro ore il vorticoso valzer del totosindaco facendo traballare i nomi degli altri aspiranti. Ma l'annuncio era finto, forse astutamente finto, insomma il nome semplicemente non venne fuori, venne fuori, forse per scherzo, il primo di aprile. Nomi civetta. Non se ne fece nulla. Un pesce d'aprile?

Aprile è lontano, e non sappiamo se l'anniversario del farlocco annuncio verrà celebrato con un nuovo pesce d'aprile, ma intanto constatiamo che in questa plaga dell'agrigentino, a una cinquantina di chilometri dalla patria di Peppe Nappa, si vogliono far morire le amministrazioni per Carnevale, anche se a Carnevale non hanno la ventura di nascere!

Tra balli in maschera, coriandoli e manifesti studiatissimi!




domenica 14 febbraio 2016

I GESSAI DI VILLAFRATI MI RISULTANO FAMILIARI. Anche a Racalmuto ce n'erano

Mio nonno era gessaio; condivido sul blog la foto e la nota di Pippo Oddo perché interessantissime in sé ma anche in omaggio al mio nonno paterno.
 La casetta in contrada "Buovu" l'ha tirata su con il gesso cotto nella locale "carcara". (P. C.)





Gessai di Villafrati
di 
Pippo Oddo

Della serie l'identità perduta.

La prima foto immortala tre gessai in una fiera del bestiame; la seconda uno degli ultimi gessai villafratesi al bivio di Bolognetta sulla strada per Marineo.
Mestiere complesso, quello del gessaio meglio noto come "issaloru!".

 Chi lo esercitava era formalmente un lavoratore autonomo. 

In realtà era schiavo del proprio lavoro, che consisteva nell'estrazione del materiale gessoso nella "pirrera" (cava), nel trasporto della stesso con branchi di sette-otto asini alla "carcara" (fornace), dove veniva arso per una notte intera, polverizzato a colpi di mazza, vagliato, insaccato e trasportato con gli asini dallo stesso issaloru in diversi paesi e, fino all'epoca del fascismo, anche a Palermo. 

Ogni gessaio possedeva da cinque a dieci bestie. Per tale ragione i issalora di Villafrati giravano le fiere del bestiame di mezza Sicilia e ovunque andassero erano riconosciuti immediatamente come villafratesi. Anche se la categoria non superò mai i 30 addetti, i "issalora" villafratesi rappresentarono dalla seconda metà del Settecento a tutti gli anni sessanta del secolo scorso gli ambasciatori della comunità nativa. 
Per questi esotratti a tutti i villafratesi è stato appioppato il blasone popolare di issalora, a Villafrati quello di "paisi di li scecchi", paese degli asini.




Testo e foto di Pippo Oddo

2 - LINEAR ART / NOT LINEAR ART IN SICILY. Il Genio e la Piazza







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