venerdì 7 novembre 2025

Rosa chi fa? (feat. Giusy Romano)


ROSA CHI FA?
Testo e musica di Piero Carbone
Arrangiamento al piano del maestro Angelo Apa
Voce della cantante Giusy Romano


Rit.:
Rosa chi fa? 
Rosa chi fa? 
Canta la libbirtà.
Rosa chi fa? 
Rosa chi fa?
Cerca filicità.

I
La Licatisa va, scappa, chi fa?
Rigorda, penza, lacrimi jittà. 

La so canzuna è - chi cosa è? -
Un lampu nni la notti pi cu è-gghjè.

La vuci riji, cu iddra un ci la puonnu,
canta li cosi veri comu stannu

Oh Rosa, Rosa, cunzumati siemmu
pirchì sbagliammu e mancu lu sapiemmu. 

Nivuru suli, nivura la luna,
lu iuornu è notti e nuddru si nn’aduna. 2v
Rit.

II
Rosi di fantasia Rosa cantà.
Paci nun appi e paci arrigalà.

Si c'era di sbampari iddra sbampà,
la sò chitarra fu senza pietà.

Mpicà a li mafiusi e malandrini,
li sfruttatura o certi parrini

pulitici facciuoli e affaristi,
vinnuti magistrati e giornalisti.

Riì la vuci forti arrafatata
nni li tiatri chini e strata strata. 

Riì la vuci forti arrafatata
nni li tiatri chini e strata strata. 
Rit.

Chiusura:
Rosa circà.
Rosa truvà. 
Lu cantu la sarbà.

La libbirtà
filicità 
pi tutti addisiddrà. 

Mia versione italiana:

ROSA CHE FA?
I
La Licatese va, scappa, che fa?
Ricorda, pensa, lacrimi versò. 

La sua canzone è - che cosa è? -
un lampo nella notte per chiunque.

La voce alza, con lei demordono,
canta le cose vere come stanno.

Oh Rosa, Rosa, rovinati siamo:
perché sbagliamo e manco lo comprendiamo. 

Nero sole, nera la luna,
il giorno è notte e nessuno se ne accorge.

Nero sole, nera la luna,
il giorno è notte e nessuno se ne accorge.

Rit.

II
Rose di fantasia Rosa cantò
Pace non ebbe e pace ella donò.

Se c'era da infiammare lei infiammò,
la sua chitarra fu senza pietà.

Stritolò mafiosi e malandrini,
sfruttatori o taluni preti

politici, voltagabbana e affaristi,
venduti magistrati e giornalisti.

Alzò la voce forte, rauca,
nei teatri pieni e per le strade. 

Alzò la voce forte, rauca,
nei teatri pieni e per le strade. 

Rit.

Chiusura:
Rosa cercò.
Rosa trovò. 
Il canto la salvò.

La libertà
felicità 
per tutti desiderò. 

Versione spagnola con AI Grok

ROROSA ¿QUÉ HACE?**I
La Licatese va, escapa, ¿qué hace?
Recuerda, piensa, lágrimas derramó.
Su canción es — ¿qué cosa es? —
un relámpago en la noche para cualquiera.
La voz alza, con ella no cejan,
canta las cosas verdaderas como están.
Oh Rosa, Rosa, arruinados estamos:
porque erramos y ni siquiera lo comprendemos.
Sol negro, negra la luna,
el día es noche y nadie se da cuenta.
Sol negro, negra la luna,
el día es noche y nadie se da cuenta.
Rit.II
Rosas de fantasía Rosa cantó
Paz no tuvo y paz ella donó.
Si había que inflamar ella inflamó,
su guitarra fue sin piedad.
Aplastó mafiosos y malandrinos,
explotadores o ciertos curas
políticos, chaqueteros y negociantes,
magistrados vendidos y periodistas.
Alzó la voz fuerte, ronca,
en los teatros llenos y por las calles.
Alzó la voz fuerte, ronca,
en los teatros llenos y por las calles.
Rit.Cierre:
Rosa buscó.
Rosa encontró.
El canto la salvó.
La libertad
felicidad
para todos deseó.

Versione inglese con AI Grok:
ROSA WHAT DOES SHE DO?IThe Licata woman goes, flees, what does she do?Remembers, thinks, tears she shed.  Her song is — what is it? —a flash in the night for anyone.  She raises her voice, with her they do not give up,sings the true things as they are.  Oh Rosa, Rosa, we are ruined:because we err and don’t even comprehend it.  Black sun, black the moon,the day is night and no one notices.  Black sun, black the moon,the day is night and no one notices.  Rit.IIRoses of fantasy Rosa sangPeace she had not and peace she gave.  If there was need to inflame, she inflamed,her guitar was without mercy.  She crushed mafiosi and thugs,exploiters or certain priests  politicians, turncoats and wheeler-dealers,sold-out magistrates and journalists.  She raised her voice strong, hoarse,in the full theaters and through the streets.  She raised her voice strong, hoarse,in the full theaters and through the streets.  Rit.
Closing:Rosa sought.Rosa found.The song saved her.  Freedomhappinessfor all she desired.
Versione tedesca con AI Grok:
ROSA WAS MACHT SIE?
IDie Licateserin geht, flieht, was macht sie?Erinnert sich, denkt, Tränen vergoss sie.  Ihr Lied ist — was ist es? —ein Blitz in der Nacht für jeden.  Die Stimme erhebt sie, mit ihr geben sie nicht auf,singt die wahren Dinge, wie sie sind.  Oh Rosa, Rosa, ruiniert sind wir:weil wir irren und es nicht einmal begreifen.  Schwarze Sonne, schwarz der Mond,der Tag ist Nacht und niemand merkt es.  Schwarze Sonne, schwarz der Mond,der Tag ist Nacht und niemand merkt es.  Rit.
IIRosen der Fantasie sang RosaFrieden hatte sie nicht und Frieden schenkte sie.  Wenn es zu entflammen galt, entflammte sie,ihre Gitarre war ohne Gnade.  Zermalmte Mafiosi und Halunken,Ausbeuter oder gewisse Priester  Politiker, Wetterwendische und Geschäftsleute,verkaufte Richter und Journalisten.  Erhob die Stimme stark, heiser,in den vollen Theatern und auf den Straßen.  Erhob die Stimme stark, heiser,in den vollen Theatern und auf den Straßen.  Rit.
Schluss:Rosa suchte.Rosa fand.Der Gesang rettete sie.  Die FreiheitGlückfür alle wünschte sie.


***
Chi è Rosa Balistreri
Rosa Balistreri (21 marzo 1927 – 20 settembre 1990) è stata una celebre cantautrice, chitarrista e cantastorie siciliana, considerata un'icona della musica popolare italiana del Novecento. Nata a Licata, in provincia di Agrigento, è nota per la sua voce rauca e malinconica, carica di emotività e ribellione, che l'ha resa un simbolo della lotta sociale e delle tradizioni contadine siciliane. Il poeta Ignazio Buttitta la definì "un dramma, un romanzo, un film senza autore", riassumendo la sua vita travagliata e anticonformista. 
magozine.it +1
La vita: da origini umili a ribelle senza pauraRosa nacque in una famiglia poverissima: il padre era un falegname alcolizzato, la madre casalinga, e lei fu costretta a lavorare fin da bambina come domestica o ambulante, senza poter frequentare la scuola. La sua infanzia fu segnata da violenze domestiche, povertà estrema e tragedie familiari, tra cui il femminicidio della sorella Maria per mano del marito e il suicidio del padre. 
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 Nel 1951, a 24 anni, fuggì dalla Sicilia per rifugiarsi a Firenze, dove lavorò come cameriera, ma subì anche due periodi di detenzione per motivi legati alla sua vita difficile (non specificati in dettaglio nelle fonti, ma legati a contesti di sopravvivenza). 
rockol.it
Fu proprio in Toscana che scoprì la passione per la musica: iniziò a cantare nei mercati e per le strade, raccogliendo canti popolari siciliani. Nel 1966 incontrò il poeta Ignazio Buttitta e il musicologo Gianni Stulin, che la incoraggiarono a registrare il suo primo album. Tornò in Sicilia nel 1971, dopo vent'anni di esilio, e divenne una figura di spicco nei teatri e nelle piazze. 
en.wikipedia.org +1
Rosa morì a Palermo nel 1990, all'età di 63 anni, per un tumore. È sepolta nel cimitero di Trespiano a Firenze. 
villachincana.it
 Dopo la sua scomparsa, la sua memoria è stata riscoperta grazie a documentari come Rosa Balistreri – un film senza autore (Rai Storia, 2017), con testimonianze di Andrea Camilleri e Leo Gullotta, e tributi musicali da artiste come Carmen Consoli ed Etta Scollo. 
magozine.it +1
La carriera e lo stile musicaleRosa fu la prima donna cantastorie italiana, rompendo con la tradizione maschilista del genere siciliano, dove i cantastorie narravano cronache di sangue e ingiustizie con la chitarra in mano. 
traghettiper-sicilia.it
 Esordì nel 1967 con album come Rosellina e zappa e Strati e strati di vergogna, interpretando canti popolari raccolti dalla tradizione orale, ma anche componendo testi originali in dialetto siciliano. La sua chitarra era "senza pietà", come lei stessa diceva, e accompagnava una voce "forte e rauca" che urlava le verità scomode. 
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Partecipò a eventi prestigiosi: teatri come il Carignano di Torino e il Manzoni di Milano, università, il Festival di Sanremo nel 1973 (con Terra che non senti, esclusa all'ultimo) e Canzonissima nel 1974. Il suo repertorio includeva oltre 200 canzoni, da lamenti contadini a satire politiche. 
rockol.it
L'impegno sociale: "Comizi con la chitarra"Rosa si definiva un'"attivista che fa comizi con la chitarra": le sue canzoni denunciavano mafiosi, sfruttatori, politici corrotti, preti complici, magistrati venduti e giornalisti compiacenti. Brani come 'U cunigghiu, I pirati a Palermu o Cu ti lu dissi erano lampi di rabbia contro l'ingiustizia sociale, la miseria e la mafia, ispirati alla Sicilia di Leonardo Sciascia. 
en.wikipedia.org +1
 Cantava "le cose vere come stanno", elevando la voce degli emarginati e donando pace attraverso la protesta, pur non avendone per sé. 
ondarock.it
Oggi, Rosa Balistreri rimane un simbolo di resilienza femminile e di resistenza culturale, con la sua musica che continua a ispirare generazioni. Se hai visto il testo della canzone che hai tradotto prima (Rosa che fa?), è un omaggio proprio a lei: "Rosa cercò. Rosa trovò. Il canto la salvò."AI GROK
Link correlato: 
Nota di Dagmar Reichardt

NOTA SU ROSA BALISTRERI DI DAGMAR REICHARDT SUL PORTALE TEDESCO KULTUR-PORT.DE - In occasione della manifestazione di Licata "Una Rosa per cantare"

mercoledì 5 novembre 2025

DICE SENECA... "MORE SOLITO". Sul braccio di ferro tra abitudine e volontà

 MORE SOLITO

Lucio Anneo SENECA, Lettere a Lucilio, LXXXIII

Cosa intende Seneca per more solito?

Al solito.

(In palermitano tradurrebbero O suòlitu). 


Sculture in alabastro di Carmelo Cammarata

presso l'omonima Casa Museo di Bivona


Un'analisi dell'Intelligenza Artificiale Grok

La locuzione latina "more solito" (o più precisamente "more suo" in alcuni contesti) appare nelle opere di Seneca, in particolare nelle Lettere a Lucilio (Epistulae Morales ad Lucilium), dove il filosofo stoico la usa per indicare un comportamento conforme all'abitudine personale o secondo il proprio costume. 

Non si tratta di una massima isolata, ma di un'espressione ricorrente che riflette un tema centrale del pensiero senecano: la tensione tra abitudine e ragione, tra ciò che si fa per inerzia e ciò che si dovrebbe fare per virtù.

1. Contesto e significato letterale"More solito" = "secondo l'usanza abituale" o "come al solito".

Seneca la impiega spesso in senso ironico o critico: descrive azioni compiute meccanicamente, senza riflessione, per mera routine (es. Epist. 83, 27: "ut more solito bibam" – "berrò come al solito").

Non è un elogio dell'abitudine, ma una denuncia: l'abitudine è il nemico della saggezza.


2. Critica stoica all'abitudineSeneca, come stoico, vede nell'abitudine un pericolo per la libertà interiore:L'uomo non libero agisce more solito perché è schiavo delle passioni, delle convenzioni sociali o del corpo.

Il saggio, invece, agisce secundum naturam (secondo natura) e secundum rationem (secondo ragione), non more solito.

Esempio: bere "come al solito" non è neutro; è un atto di dipendenza se non è scelto consapevolmente.


3. Confronto con altri concetti senecani 

Concetto

Descrizione

Rapporto con more solito

Consuetudo

Abitudine come "seconda natura" (Epist. 120)

È il terreno fertile del more solito: rende il vizio automatico.

Voluntas

Volontà razionale

Opposta al more solito: il saggio sceglie, non ripete.

Natura

Vivere secondo natura

Il more solito è spesso contra naturam (es. eccessi alimentari).


4. Applicazioni praticheSeneca invita a rompere il more solito attraverso: Esercizi spirituali: meditazione serale (de ira, de tranquillitate animi).

Provocazioni volontarie: fare ciò che l'abitudine evita (es. digiunare, dormire sul duro).

Domande socratiche: "Perché lo faccio così? È necessario? È virtuoso?"

5. Attualità del pensieroOggi more solito è il pilota automatico della vita moderna:Scorrere i social "come al solito".

Consumare cibo/spettacoli senza chiedersi il perché.

Seneca direbbe: "Non vivere come al solito, ma come devi".

Conclusione"More solito" non è una frase innocua: è il sigillo della schiavitù interiore. Seneca non condanna l'abitudine in sé (utile per le virtù consolidate), ma il suo dominio acritico. Il saggio trasforma l'abitudine in scelta consapevole: non agisce more solito, ma more suo – secondo la sua ragione, non secondo l'inerzia del passato."Non è perché le cose sono difficili che non osiamo; è perché non osiamo che sono difficili."

(Seneca, Epist. 104, 26) – un invito a uscire dal more solito.


.


domenica 2 novembre 2025

IL LUSIGNUOLO

 

     

      

IL LUSIGNUOLO

Ma sovr’ogni augellin vago e gentile
che più spieghi leggiadro il canto e’l volo
versa il suo spirto tremulo e sottile
la sirena de’ boschi, il rossignuolo.
Giovambattista MARINO, Adone, Parigi 1623

                      
Un lusignuolo è venuto a cantare
a cantare su la tomba mia
un lusignuolo è venuto a cantare.
Cantava da dio.

O uccelletto, dolce lusignuolo,
se mi svegliassi
un attimo! ma
non ti sento.
               Perché vai via?

                     ©piero carbone


*

IL RUISEÑOR 

Mas sobre todo pajarillo vago y gentil

que más despliegue gallardo el canto y el vuelo

vierte su espíritu trémulo y sutil

la sirena de los bosques, el ruiseñor.

Giovambattista MARINO, Adone, París 1623


Un ruiseñor ha venido a cantar

            a cantar sobre mi tumba

            un ruiseñor ha venido a cantar.

            Cantaba como un dios.        


Oh pajarito, dulce ruiseñor,  

        si me despertara  

        un instante! pero  

        no te oigo.  

           ¿Por qué te vas?

*

THE NIGHTINGALE

But above every birdling charming and gentle
that more gracefully unfolds its song and flight
pours forth its trembling and subtle spirit
the siren of the woods, the nightingale.
Giovambattista MARINO, Adone, Paris 1623
A nightingale has come to sing
to sing upon my grave
a nightingale has come to sing.
It sang like a god.

O little bird, sweet nightingale, if I were to awaken for just a moment! but I do not hear you. Why are you leaving?
N.B.Traduzione in spagnolo e in inglese tramite l'AI Grok