giovedì 11 giugno 2020

...E DIVENNE CANZONE. Joe Baiardo, ad Hamilton, ha musicato il testo "Fannu ancora maraviglia" dedicato ai carrettieri siciliani


Link per ascoltare la canzone di Joe, immediata, sgorgata dal cuore:





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Visualizzazioni e commenti su fb degli amici
Commenti
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  • Mary Riccobene Fantastico Joe. Sono così felice che tu stia incoraggiando la nostra cultura siciliana. Buongiorno a tutti
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  • Sam Cino L ' ho giocato per mamma stasera Joe. Ha canticchiato e ha detto: ′′ sarbatilla e nun lu fari spardirri "..... ha anche detto: ′′ bella faci, e bella vuči "...... 👏🎶 Le è piaciuto Joe. Grazie....
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  • Joe Baiardo Sam Cino grazie. Non avevo previsto questo oggi, ma questi regali continuano ad apparire. ❤️ la tua mamma!
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  • Anthony Macaluso Grandi parole e fantastica interpretazione!
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  • Antonio Zarcone Prosita
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  • Pat Pasquale Ottolino Ehi amico, per favore, aggiungimi, non so come sei stato cancellato sulla mia lista.
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  • Joe Curto Bellissimo Joe! ❤️
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  • Rosetta Scozzari Battaglia Ai fattu una buona giobba cumpari joe!👏🎶🎤
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    mercoledì 10 giugno 2020

    GRAZIE, JOE. L'amicizia che procede è una bella poesia


    Grazie a Joe Baiardo,  per aver condiviso su fb la copertina del mio libro con un lusinghiero commento: un gesto di grande stima che mi onora grandemente (e mi carica di responsabilità).




    Anticipo,
     in suo onore e dei tanti canadesi che hanno a cuore la Sicilia
     e il suo cuore che è il dialetto,
     una poesia della prossima raccolta, 
    pensando al carretto artistico che hanno voluto esporre ad Hamilton
     in un luogo prestigioso, presso LIUNA Station.

    Il carretto e il carrettiere, 
    una figura simbolica che prefigura la vita in cammino, 
    nella placida notte come nel chiaro giorno,
    un cammino che ci si augura sempre gradevole e proficuo. 


    fannu ancora maraviglia


    Lustru di luna, va lu carrittieri
    Lustru di luna c’è e va cantannu
    Lustru di luna, va pi li trazzeri
    Comu la vita, un torna mai darrieri.

    Scrusciu di rota e scrusciu di catina
    Scrusciu di notti e scrusciu d’ammatina
    Scrusciu ch’è mutu,  scrusciu nun ci nn’era
    Si c’era azziddru di cori e di pinzera.

    Lu cavaddru ccu la zzotta
    Si durmiva s’addriviglia
    Un carrettu e un carrittieri
    Fannu ancora maraviglia

    Realizzato con il contributo artistico di Dino Agrò


    Chiaro di luna, va il carrettiere
    Chiaro di luna c’è, e va cantando
    Chiaro di  luna, va per le trazzere
    Come la vita, non torna mai indietro

    Fragore di ruote, fragore di catena
    Fragore di notte, fragore di mattina
    Fragore ch’è muto, fragore non c’era
    Se c’era cruccio di cuore o di pensieri.

    Il cavallo con la frusta
    Se dormiva, poi era sveglio
    Un carretto e un carrettiere
    Fanno ancora meraviglia.

    Piero Carbone



    lunedì 8 giugno 2020

    PER AVER LIBERATO IL POPOLO DAL COLERA. Inno di Giuseppe Messana (1816-1843)

    Inno a Maria Santissima del Monte

    Per aver liberato il Popolo di Racalmuto dal Flagello del Cholera 

    Produzione di Giuseppe Messana (1837)




    1.



    Anima nostra sicut passer erepta est de laqueo venantium
    Laqueus contritus est, et nos liberati sumus. Psal, 123. V.6.

    Quale uccello la nostra vita sfuggì
    al laccio dei cacciatori.
    Il laccio s'infranse e noi fummo salvi.




       Piombò dall’alto, gravido,
    Il più crudel de’ mali,
    E ripiegando l’ali
    Sovra la terra;

       Di Racalmuto il popolo
    Assal tormendo; e forte
    Apportator di morte
    Più, che la guerra.

       Chi mai ridir le querule 
    Voci di pianto, e lutto?
    Ove tu guardi, tutto,
    Tutto è dolore.

       Ovunque senti i gemiti
    Delle famiglie offese
    E ingombrano il paese
    Tema, ed orrore.

       Già del fratel la perdita
    Quegli piangeva, e questi
    In modi crudi, e mesti
    Il padre estinto.

       Ah! di pupilli, ed orfani
    Di dolorose madri
    D’inconfortati padri
    Il suolo è cinto.

       Le tombe, che dormivano
    Mute, serrate, e chiuse
    Ad ingojar dischiuse,
    Aperte stanno

       Tombe!... oh di quanti gemiti
    Sarete causa e siete!
    Quanti tornar vedrete
    Pieni d’affanno!

       Qui la sorella misera,
    In questo crudo avello
    A piangere il fratello
    Verrà pietosa.

       Qui verserà sue lagrime
    Il padre intenerito,
    Il tenero marito
    L’onesta Sposa.

       Tutto era pianto! L’aere
    Parea mostrarsi oscura
    Sembrava la natura
    Su nero velo.

       Lo stesso sol, cui destansi
    Anche le selve, e i boschi
    A passi lenti, e foschi
    Solcava il cielo.

       Sacra del Monte Imagine
    Unica nostra speme
    a che su queste arene
    Restar volesti?

       Non fosti tu, che i rigidi
    Tori rendendo inerti
    Questa, con modi aperti
    Terra scegliesti?

       Se ci abbandoni... oh miseri!
    Che mai sarà di noi?
    Se tu ajutar non vuoi
    Chi darci ajuto?

       Chi raffrena l’orribile
    Morbo, che tutto inchina?
    Senza di te, Regina
    Tutto è perduto.

       Così l’oppresso popolo
    Mesto dicea pregando,
    Quando Maria chiamando
    Il morbo rio;

       Co’ sacri piè premendolo
    In lui le luci affisse,
    E disprezzandol disse
    < Fuggi, e fuggio.

       Come sovente all’Africo
    Loa procella che mugge
    In un momento fugge
    Ad altro Polo;

       In cotal modo, rapida
    Con ali ratte e preste
    Se ne fuggio la peste
    Da questo suolo.

       De! come darti laudi
    Alma Maria del Monte
    Viva di grazie Fonte
    Nostra Regina?

       Deh! come grazie rendere
    Or data c’hai la calma
    Al Trono tuo quell’Alma
    Che a te s’inchina?

       L’umana lingua è debole
    Ad esaltarti, o bella
    Del Monte Madre, o Stella
    Di grazie piena!

       Delle tue grazie il numero
    Degli astri è assai maggiore,
    Vince del Mar l’umore,
    La stessa arena.

       Qual mente audace esprimere
    Stolta! verrà non vinta
    Di quante grazie cinta
    Vivi nel Cielo?

       Chi gli occhi puote immergere
    Negli alti raggi tuoi
    Senza offuscarlo poi
    Arcano velo?

       Tu sei la Stella fulgida,
    Che squarcia il nembo oscuro
    Il farmaco sicuro
    Delle ferite.

       Tu il porto sei de’ Naufraghi,
    Il fine de’ lamenti,
    Scorta delle gementi
    Alme smarrite.

       Io veggo Te nel fulgido
    Astro del Ciel maggiore
    Senza del cui splendore
    Il suolo è muto.

       Tu la Colomba candida,
    Che la salvezza apporta,
    L’Arca del Ciel la Porta
    Il nostro ajuto.

       O voi, cui morbi pallidi
    Noja fatal, dolore
    Oppimon l’alma, il cuore
    Con voci alterne;

       Con pura fè, con fervido
    Cuore correte al Monte
    Inesauribil fonte
    Immagini
    1. ph ©piero carbone
    2. ph ©Giuseppe Bellavia Messana