domenica 21 gennaio 2018

archivio e pensamenti: L'ANTIQUARIUM S'HA DA FARE?

archivio e pensamenti: L'ANTIQUARIUM S'HA DA FARE?

dalla mia bacheca fb:

Al nuovo assessore alla cultura di Racalmuto, visto che chi l'ha preceduto era in tutt'altre faccende affaccendato
Blog su cultura, Racalmuto e Sicilia
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Giuseppe Bellavia Messana Si ! Io non dico solo s'ha da fare ! Io vi contribuisco col mio materiale e le mie non sono le solite chiacchiere.
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Giuseppe Bellavia Messana Piero, Nino, Angelo ben conoscete le mie intenzioni a riguardo. Ma sogno anche che gli immobili donati da Elettra Messana siano riaperti al pubblico e ospitino la o le collezioni di casa. Oppure che l'immobile torni a me quale erede.
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Giuseppe Bellavia Messana Il caro cugino Emilio dovrebbe più di tutti perorare questa causa
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Giuseppe Bellavia Messana Io sono disponibile fin da adesso con la donazione di libri e altro materiale cartaceo, con le maioliche e le porcellane. I pezzi più rappresentativi cmnq
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Piero Carbone da Racalmuto diventerebbe una rappresentativa casa museo della borghesia racalmutese come Palazzo Mirto della nobiltà palermitana
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Giuseppe Bellavia Messana Io sono pronto da anni... Ora è il Comune e Racalmuto a dare una risposta.
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Giuseppe Bellavia Messana Ma casa Messana deve essere riaperta al pubblico, restaurata per riportare alla luce gli affreschi delle volte, devono esservi riportati i libri donati da Elena Messana.
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Giuseppe Bellavia Messana E per l'antiquarium, io dono quei pochi reperti che ho ereditato, comprese le monete.
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Giuseppe Bellavia Messana Il castello è la sede perfetta!
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Giuseppe Bellavia Messana Casa Messana è la sede perfetta per una casa-museo.
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Giuseppe Bellavia Messana Biblioteca storica, insomma deve essere fruibile
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Piero Carbone da Racalmuto Nel periodo in cui sono stato assessore alla cultura mi sono prodigato con contatti procedure indagini sondaggi per "aprire" l'Antiquaium e trasferire al Castello l'archivio storico dalla casa in affitto in corso Garibaldi e quello della ex Pretura ospitato in un'abitazione privata dalle parti di San Giuliano dove forse si trova tutt'ora, ma ahimè, o ahinoi, quante incomprensioni, quanta diffidenza, quanta indifferenza. Quanti sgambetti! Dentro e fuori il Palazzo!
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Giuseppe Bellavia Messana Strano affittare un immobile quando il Comune ne possiede già uno che è ristrutturato, bello, storicamente intetessante...
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Piero Carbone da Racalmuto Avevo ottenuto l'autorizzazione per il trasferimento delle carte di corso Garibaldi al Castello ma il "mezzo" comunale per il trasporto era senza assicurazione, questione di giorni e si sarebbe attuato il trasferimento con una semplice comunicazione della data alla Sovrintendenza per i beni archivistici, ma io venni rimosso e rimpiazzato senza che venisse proseguito l'iter: ciò significò altri quattro anni di affitto pagati ad un privato. Eppure l'autorizzazione per il trasferimento era depositata in Comune e una copia si trovava all'Ufficio Cultura: anche questo è stato smantellato. E le carte in esso conservate?
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Carmelo Falco Piero ricordi chi c’era con te?
E l’incontro avuto da me con la soprintendente ecc ecc?
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Giuseppe Bellavia Messana Un archivio che nessuno utilizza... Solo gli studiosi o i ricercatori...
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Piero Carbone da Racalmuto ma quando mai? attualmente non è consultabile. Sacchi accatastati
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Giuseppe Bellavia Messana Come sempre... Permettendo così a squilibrati mentali di scrivere pagine false di menzogne, ingiurie, falsi storici...
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Giuseppe Bellavia Messana Sai a cosa e a chi mi riferisco!
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Giuseppe Bellavia Messana Io mi chiedo dove sono finiti i libri e i documenti della donazione di Elena Messana. Zina Messana si occupò del trasporto da Palermo a Racalmuto. I sacconi neri della spazzatura usati per il trasporto vennero accatastati nell'immobile di via Messana e lì dimenticati mentre alcuni facevano man bassa dei volumi più antichi e pregiati... Tutti sapevano e nessuno ha parlato! Caro Piero di scempi del genere a Racalmuto ne sono stati perpetrati tanti. La colpa sicuramente della Zina che non fece l'inventario prima della consegna. Ma alcuni dei politicanti o pseudo tali non sanno che è vivo uno che ha vissuto in casa di Donna Elena Messana e che un suo libro o una sua foto o un suo documento lo riconoscerebbe ovunque, anche sotto pile e cataste di libri e carte.
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Giuseppe Bellavia Messana Posso fare nomi e puntare il dito con precisione, ma ora non ha più senso... Salviamo il salvabile, azzeriamo il passato e costruiamo un nuovo giorno! Io come detto, sono disposto a fare la donazione della mia parte di libri e documenti, certo con inventario e documentazione, e gettare le basi per costruire una nuova attrattiva culturale per la mia Racalmuto, il Paese che amo, il Paese che bambino mi ha visto felice e spensierato e dove ho trascorso i momenti più belli, forse gli unici, della mia difficile vita.
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Oriana Penzillo Caro Piero, da parte mia metterò tutto il mio impegno
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Piero Carbone da Racalmuto Sarebbe una bella impresa. Incrociando le dita diciamo: sarà!
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Piero Carbone da Racalmuto Se si attiva la procedura giusta, convergeranno tante energie.
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LUIGI INFANTINO CANTA "A LA STRAFALARIA"

Luigi Infantino canta

A LA STRAFALARIA





Dopo la pubblicazione di alcuni Post sui social, diversi artisti manifestavano il desiderio di conoscere   le canzoni siciliane del grande tenore racalmutese Luigi Infantino, definito per le caratteristiche della sua voce "tenore di grazia".

Chi vuole potrà procurarsi gli spartiti raccolti nella pubblicazione delle Edizioni Curci - Milano (Via Galleria del Corso, 4). 

Ringrazio Raina Infantino per il prezioso dono fattomi in occasione della visita a Racalmuto lo scorso 9 dicembre. 

Il disco 33 giri dove le  18 canzoni in siciliano sono incise con la voce di Luigi Infantino è ormai introvabile.

Si precisa che la trascrizione allegata al disco non riproduce esattamente il dialetto sostanzialmente racalmutese  adottato  nella interpretazione delle varie canzoni. 








Scultura e ritratto di donna sono  state realizzate da Ignazio Navarra, poeta, scultore, pittore, musicologo nonché grande estimatore dei tenori racalmutesi Luigi Infantino e Salvatore Puma.


venerdì 19 gennaio 2018

LO CHIAMAVAMO PREVESSÙ. Ricordo dell'insegnante Guglielmo Schillaci Ventura

Quando ogni mattina arrivava a scuola con la Seicento (color verde acqua?) gli sciamavamo intorno in festosa accoglienza: arrivava il nostro Maestro.

Non solo maestro di scuole elementari o, come si suol dire, "vasci" (basse) , ma in paese è stato un personaggio: ironico sempre col sorriso e instancabile moralista, curioso osservatore di ciò che avveniva intorno,  miniera inesauribile di fatti aneddoti curiosità paesani. 





mercoledì 17 gennaio 2018

IL MARTELLO DEL DIALETTO. Detti e modi di dire superstiti nella Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali




Finu a quannu sì cùniu, statti, 
ma quannu addivienti martieddu abbatti!

Finché sei incudine, subisci,
ma quando ti trasformi in martello, colpisci!



Questo modo di dire, bellissimo ed efficace, mi ha inviato oggi Giuseppe Bellavia Messana da "Acciaiolo" dove vive. Giuseppe insegna alle scuole elementari di Santa Luce dell'Istituto comprensivo "Mariti di Fauglia" sulle colline pisane tra Pisa e Livorno, "uno degli angoli più belli di Toscana", mi dice, ma mi dice soprattutto di essersi divertito a scuola parlando in dialetto racalmutese per tutto il giorno, infatti oggi è la giornata dedicata la dialetto. 

E siccome la "Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali" cade il 17 gennaio, coincide, nel calendario cristiano, con il giorno dedicato a Sant'Antonio, ad esso è dedicato, unitamente alla patrona Santa Rosalia, un altro detto racalmutese:

Santa Rusaliedda e Sant'Antò 
grazii ti nni dunanu quantu nni vuò.

Santa Rosaliella e Sant'Antò,
grazie te ne concedono quante ne vuoi.


Tradizione vuole, e ne ho sapido ricordo dall'infanzia, che si mangino fave secche bollite con verdure e, aggiunge Beppe, "s'addruma la cannila... Favi e carduna!" Si accende la candela... Fave e cardi!
La durata della candela faceva presagire la durata e l'intensità dell'inverno.



Ringrazio Beppe per i detti  in dialetto siciliano che ho cercato di tradurre  in italiano ad sensum
e per la foto che ha scattato nei pressi di Acciarolo
 all'interno di una bottega di fabbro ricostruita a scopi espositivi a Santa Luce.
 (L'incudine mi revoca tante cose e non solo ricordi degli ultimi fabbriferrai al mio paese; anni fa, ai tempi in cui ho insegnato alle scuole serali, sul valore simbolico dell'incudine,  considerata in sé e in dialessi con il martello che batte e modella, ho forgiato l'endiadi sicilincònia-sicilinconìa)

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