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Blog di Piero Carbone (da Racalmuto, vive a Palermo). Parole e immagini in "fricassea". Con qualche link. Sicilincónie. Sicilinconìe. Passeggiate tra le stelle. Letture tematiche, tramite i tags. Materiali propri, ©piero carbone, o di amici ospiti indicati di volta in volta. Non è una testata giornalistica. Regola: se si riportano materiali del blog, citare sempre la fonte con relativo link. Contatti: a.pensamenti@virgilio.it Commenti (non anonimi). Grazie
domenica 21 gennaio 2018
LUIGI INFANTINO CANTA "A LA STRAFALARIA"
Luigi Infantino canta
A LA STRAFALARIA
Dopo la pubblicazione di alcuni Post sui social, diversi artisti manifestavano il desiderio di conoscere le canzoni siciliane del grande tenore racalmutese Luigi Infantino, definito per le caratteristiche della sua voce "tenore di grazia".
Chi vuole potrà procurarsi gli spartiti raccolti nella pubblicazione delle Edizioni Curci - Milano (Via Galleria del Corso, 4).
Ringrazio Raina Infantino per il prezioso dono fattomi in occasione della visita a Racalmuto lo scorso 9 dicembre.
Il disco 33 giri dove le 18 canzoni in siciliano sono incise con la voce di Luigi Infantino è ormai introvabile.
Si precisa che la trascrizione allegata al disco non riproduce esattamente il dialetto sostanzialmente racalmutese adottato nella interpretazione delle varie canzoni.
Scultura e ritratto di donna sono state realizzate da Ignazio Navarra, poeta, scultore, pittore, musicologo nonché grande estimatore dei tenori racalmutesi Luigi Infantino e Salvatore Puma.
venerdì 19 gennaio 2018
LO CHIAMAVAMO PREVESSÙ. Ricordo dell'insegnante Guglielmo Schillaci Ventura
Quando ogni mattina arrivava a scuola con la Seicento (color verde acqua?) gli sciamavamo intorno in festosa accoglienza: arrivava il nostro Maestro.
Non solo maestro di scuole elementari o, come si suol dire, "vasci" (basse) , ma in paese è stato un personaggio: ironico sempre col sorriso e instancabile moralista, curioso osservatore di ciò che avveniva intorno, miniera inesauribile di fatti aneddoti curiosità paesani.
giovedì 18 gennaio 2018
mercoledì 17 gennaio 2018
IL MARTELLO DEL DIALETTO. Detti e modi di dire superstiti nella Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali
Finu a quannu sì cùniu, statti,
ma quannu addivienti martieddu abbatti!
Finché sei incudine, subisci,
ma quando ti trasformi in martello, colpisci!
Questo modo di dire, bellissimo ed efficace, mi ha inviato oggi Giuseppe Bellavia Messana da "Acciaiolo" dove vive. Giuseppe insegna alle scuole elementari di Santa Luce dell'Istituto comprensivo "Mariti di Fauglia" sulle colline pisane tra Pisa e Livorno, "uno degli angoli più belli di Toscana", mi dice, ma mi dice soprattutto di essersi divertito a scuola parlando in dialetto racalmutese per tutto il giorno, infatti oggi è la giornata dedicata la dialetto.
E siccome la "Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali" cade il 17 gennaio, coincide, nel calendario cristiano, con il giorno dedicato a Sant'Antonio, ad esso è dedicato, unitamente alla patrona Santa Rosalia, un altro detto racalmutese:
Santa Rusaliedda e Sant'Antò
grazii ti nni dunanu quantu nni vuò.
Santa Rosaliella e Sant'Antò,
grazie te ne concedono quante ne vuoi.
Tradizione vuole, e ne ho sapido ricordo dall'infanzia, che si mangino fave secche bollite con verdure e, aggiunge Beppe, "s'addruma la cannila... Favi e carduna!" Si accende la candela... Fave e cardi!
La durata della candela faceva presagire la durata e l'intensità dell'inverno.
Ringrazio Beppe per i detti in dialetto siciliano che ho cercato di tradurre in italiano ad sensum
e per la foto che ha scattato nei pressi di Acciarolo
all'interno di una bottega di fabbro ricostruita a scopi espositivi a Santa Luce.
(L'incudine mi revoca tante cose e non solo ricordi degli ultimi fabbriferrai al mio paese; anni fa, ai tempi in cui ho insegnato alle scuole serali, sul valore simbolico dell'incudine, considerata in sé e in dialessi con il martello che batte e modella, ho forgiato l'endiadi sicilincònia-sicilinconìa)
(L'incudine mi revoca tante cose e non solo ricordi degli ultimi fabbriferrai al mio paese; anni fa, ai tempi in cui ho insegnato alle scuole serali, sul valore simbolico dell'incudine, considerata in sé e in dialessi con il martello che batte e modella, ho forgiato l'endiadi sicilincònia-sicilinconìa)
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