Testo di presentazione di Claudio Forti alla recente mostra di Giovanni Proietto
tenutasi nello Spazio Medinova della Farm Cultural Park diFavara
LA PERFEZIONE HA UN DIFETTO
di
Claudio Forti
“Non c’è bellezza perfetta
che non abbia qualcosa di sproporzionato”.
Sir Francis Bacon
La Donna non è un calcolo matematico, né un sogno fatto di perfezione. La Donna è carne, sangue, vita, creatività.
Le opere di Giovanni Proietto sembrano uno spot del possibile e del realistico, a scapito dell’ipocrita leggiadria dell’impossibile. Le meraviglie che l’arte classica ci ha donato, sono, in gran parte, il frutto di un freddo calcolo matematico, di quella “sezione aurea” considerata il lasciapassare. Il “ticket to ride” per la Bellezza.
L’equilibrio delle forme, le perfette dimensioni di un salone o di una cattedrale hanno permesso l’evolversi dell’architettura e dell’Arte in generale, fino alla moderna fotografia.
La Donna perfetta, piuttosto, rappresentata secondo i rigidi canoni delle proporzioni matematiche, ci appare oggi, pur ammirandone il perfetto equilibrio e l’angelica beltà, poco in linea con un mondo che ha scoperto, nell’analisi dei propri difetti, l’unico mezzo per progredire nella stagnazione di un presente tecnologizzato ed impersonale.
Le opere di Proietto, le sue donne, spesso in atteggiamenti chiaramente sessuali o sensuali, talvolta circondate da gatti, rappresentano la conciliazione finale tra il dis-equilibrio delle forme e la Bellezza.
Una Bellezza che, superata la sequenza di Fibonacci e quant’altro, ridona alla Donna libertà di espressione, sensualità verace, maternità prosperosa e felice, derivante da un sesso gioioso, rivalutando l’ovoidale idea della “dea madre”, inserita in un tripudio di tinte tipicamente mediterranee.
Enormi seni, corpi femminili che non devono rispondere ad alcun canone di bellezza prestabilito, che portano, senza giungere all’astrattismo, ad una parziale destrutturazione della materia, pulsante di vita propria ed esposta ai colori dell’arcobaleno. Figure che raggiungono il loro zenith, tendendo alla sfera, all’uovo perfetto.
Sembrano i ritratti di Donne pronte alla trasmutazione, alla trasformazione definitiva che porta la materia, dalla sua massima espressione alla rarefazione del “dopo”. Un nuovo ed originale percorso verso la Bellezza, quella vera, quella quotidiana, senza fredde ed agiografiche speculazioni matematiche, ma intrisa, di sesso, di liquido seminale, di sangue e placenta. E di gatti.
“La perfezione ha un grave difetto; ha la tendenza ad essere noiosa”.
" È sperabile, che qualcuno degli studiosi delle nostre tradizioni popolari, si prenda cura di Giuseppe Schiera, prima che il tempo lo cancelli dalla memoria di quelli che lo conobbero."
E' un messaggio di Salvo Licata o di Peppe Schiera mi chiedo, decido di provare e comincio la mia ricerca, raccogliere le sue poesie sparse qua e la non è semplicissimo, riesco a racimolarne un ottantina, ma durante la ricerca mi accorgo che la leggenda popolare ha distorto gran parte della storia della sua vita; devo cercare la verità, mi dico, vado nei vicoli dove ha vissuto, trovo alcuni parenti rimasti, consulto documenti negli archivi storici e mi rendo conto, man mano che vado avanti, di trovarmi di fronte un uomo molto diverso da quello descritto in alcuni opuscoletti in giro dagli anni scorsi a Palermo, mi trovo davanti dei falsi storici, trovo pure la storia di Margherita Vaccaro, la moglie che lui amò tantissimo, la donna che la leggenda popolare ha in qualche modo nascosto, oscurato, trascurato; donna che fu capace di sorreggerlo fieramente fino all'ultimo giorno, nella grande avventura della vita. Alla fine della mia ricerca, durata tre anni, mi trovo davanti, la storia di un grande poeta e del suo grande amore. Non potevo più limitarmi a scrivere una fredda biografia per raccontarne la vita. Allora scelgo di scrivere la storia romanzata di Peppe e Margherita, come fossero due diari incrociati cronologicamente e che raccontano nel modo più vicino possibile alla realtà, della "fuitina", del loro matrimonio, dei guai passati con la giustizia, dell'incontro e alla conseguente grande amicizia di Peppe con il poeta bagherese suo collega contemporaneo Ignazio Buttitta, del suo grande desiderio mai realizzato di essere padre, fino alla sfortunata morte! In tutto questo, non ho voluto rendere troppo triste la sua storia, l'ho raccontata con un po' di ironia, come credo, sarebbe piaciuto a lui, a Peppe Schiera!
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La ringrazio per la disponibilità
Francesco
La ringrazio in anticipo per la disponibilità
Francescp
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Volevo segnalarti che, a proposito di Beppe Schiera citato nel post, esiste un bellissimo saggio pubblicato da Flaccovio, dello scrittore Michele Perriera dal titolo: L'Avvenire della memoria". È stato pubblicato negli anni settanta. Del personaggio Schiera esiste una testimonianza ulteriore. il compianto Giorgio Li Bassi lo ha riportato in scena più volte. Ne ho memoria. Ho voluto segnalarlo.
Nicolò D'Alessandro.