Insegnare l'italiano con i sapori siciliani
di
Eduardo Chiarelli
Ma chi me lo ha fatto fare! pensavo, mentre trenta persone
mi fissavano, aspettando che cominciassi a parlare.
Ma perché avevo detto di
sì, al mio amico Rettore, che un paio di settimane prima mi aveva chiesto se
ero disposto a insegnare lingua Italiana all´ UNISETI, Università Senior di
Setubal?
Forse perché erano solo un paio d’ore la settimana, o forse
perché pensavo si trattasse di persone che volessero imparare l´Italiano appena
per occupare il tempo, per cui non avevano bisogno di un vero professore di
lingue? Errore madornale, il mio, visto che la maggior parte dei miei alunni
sono ex insegnanti, alcuni addirittura con quarant´anni di carriera alle
spalle, mi rendo conto che non basta essere Italiani per insegnare l´Italiano,
questi conoscono, Moravia, Pavese, Eco ed altri ancora.
Così in preda al panico e incapace di proferir parola per
guadagnare tempo, continuo a sfogliare e a mettere in “disordine” i miei
appunti. Finché facendomi coraggio e domandando il perché vogliano imparare
l´Italiano, scopro che per loro il nostro è ancora “ Il bel paese” , “La dolce
vita” di Fellini, Mario Lanza che canta “Arrivederci Roma” davanti alla fontana
di Trevi, mentre Gregory Peck con Audrey Hepburn continuano a gironzolare per
le vie di Roma in Vespa.
Prendo la palla al balzo dunque e avvalendomi del fatto di
sapere ciò che agli stranieri piace dell´Italia (ho venticinque anni
d´esperienza in questo ambito) comincio a parlare, il ghiaccio ormai è rotto e
non mi fermo più.
Suona la campanella ma nessuno si muove, così continuo a
parlare per un altra mezz´ora, sono stanco ed eccitato allo stesso tempo, mi
ronzano le orecchie e non riesco a capire neppure se è andata bene, dubbio che
però poco dopo scompare, perché prima d´andar via vengono tutti a salutarmi con
una calorosa stretta di mano.
Sono passati quattro mesi d'allora, abbiamo studiato la
fonetica, e la grammatica, (che sono stato obbligato a rivedere), ma soprattutto
ho tentato trasmettere loro, condendola con un po’ di “Saudade”, la bellezza
dell'Italianità, quella a cui purtroppo molti Italiani non credono più.
Abbiamo letto e
commentato letture e poesie di autori Italiani, studiato Storia e Geografia e
cantato “Tu scendi dalle stelle”, quando con tristezza sentivo dire che in
Italia in alcune scuole per “rispetto per chi rispetto no ha”, non lo avrebbero
cantato.
Venerdí scorso ho portato loro un vassoio di “Cuddrureddri”
che il giorno prima insieme a mia moglie e ai miei figli avevamo confezionato e
che hanno gradito moltissimo.
Hanno detto che d'ora in poi, ogni qualvolta
sentiranno parlare della Sicilia, la prima cosa che verrà loro alla mente sarà
il profumo delle spezie e della scorza d´arancia, di certi deliziosi dolci
natalizi (dal nome per loro impronunciabile) ripieni di fichi e mandorle.
Gli allievi traducono la poesia originariamente in siciliano Matri
Diverse traduzioni della poesia recitata
Le immagini sono ferma immagine del video postato su you tube