sabato 26 dicembre 2015

NOTA DI FRANCESCO LEONE SULLA RECENSIONE DEL SUO LIBRO "LA DIVINA UMANITÀ DI L'ARTI"

"LA DIVINA UMANITÀ" DI LEONE SECONDO SCALABRINO. Recensione augurale


Con piacere pubblico la nota di Francesco Leone, di Castellammare del Golfo, a proposito della recensione di Marco Scalabrino del libro La divina umanità di l'arti, pubblicata sul blog "archivio e pensamenti" il 20 dicembre 2015.
 Non si tratta soltanto di ringranziamenti, ma si ribadiscono le ragioni e motivazioni di un poeta dialettale che scrive in una lingua, la "propria", che non appartiene soltanto al passato.    P. C.

"Che luce" di Toto Cacciato


"Desidero ringraziare Marco Scalabrino per l’attenta e affettuosa nota redatta su questa mia seconda  silloge, nonché Piero Carbone per avere, generosamente, ospitato la stessa sul suo apprezzato blog letterario.

 Non è mio intendimento, in questa sede, aggiungere altro a quanto già detto; mi preme unicamente metterne in risalto, giacché da me condivisi, un paio di aspetti: la “concezione seria della poesia”, la consapevolezza che il nostro dialetto è “patrimonio linguistico dalle antiche e nobili radici” tuttora vivo e vegeto, e formulare un auspicio: quello che, sulla scia della nostra testimonianza, la mia e quella di quanti altri praticano toto corde il dialetto, si possa riuscire a trasferire alle nuove generazioni il testimone de La divina umanità di l’Arti." 
                                                                                                          Francesco Leone.



Castellammare del Golfo, 31 agosto 2015, 
Raduno di cortei storici

venerdì 25 dicembre 2015

COMU FU, FU. Poesia in siciliano; con una glossa di Smaragdos


Beati i pacifici...
La beatitudine potrebbe essere una certezza, è sull'essere pacifici che si incontra qualche difficoltà, ma proprio per questo bisogna coltivarne  indefessamente l'aspirazione.

Smaragdos, Lo scornabecco non è un animale. Parainedito



comu fu, fu

“Quisiera esta tarde no odiar,
no llevar en mi frente la nube sombría”.
José Hierro, Quisiera esta tarde nn odiar.

Questa sera non voglio odiare,
non portare sulla fronte la nube oscura.


Li gradi su di fierru e fannu cruci,
diavuli addiventanu l’amici,
ma iu ca sugnu veru omu di paci
fazzu na diedica a tutti li nnimici.
        
Siccomu vuogliu essiri filici,
sapiennu mprevedibili la rota
chi di la vita gira e sempri muta,
mi scuordu lu passatu e forti  dicu:

Abbrazzammuni e po’ cu fici fici.
Vasammuni, già!, cu nn’appi nn’appi.
Raggiuni? Quannu! Chi! Né iu né tu.
Gudiemmuni la vita. Comu fu,
 fu.

©piero carbone 
La poesia  "Comu fu, fu" farà parte della prossima raccolta Nenti ci fa




foto ©piero carbone scattate nei pressi di Barcellona (2010) e a Sciacca (2015)  

giovedì 24 dicembre 2015

QUANNU E' NATALI. Come una sorta di memorandum. Poesia di Piero Carbone.









Oj è Natali.
Almenu pi la fini di l’annu
chiujlu, ti dissi, ssu giornali.
Astutala, la televisioni.

Vidi chi fannu?! Cosi
veri ca parinu finti. Nni mpapocchianu
pi farini accattari.  Cosi finti
ca parinu veri, pi farini scantari. 
Un’opira di pupi! Chiacchiari.
parulazzi tinti.
Arribballanu tanti culi e minni.
Gliommari
 di cuttuni mpidugliatu.
Scrusciu!
E spati nni l’uocchi.
Sbrizzi
 d’acitu nni li naschi
chiusi.
Viju l’onesti jittati
di latu.
L’acitu sbuòmmica
e bbuonu ti mmriàca.
Lu cuttuni d’azzaru chi t’affuca.
L’uocchi sbarracati:
spati e sangu!
Cosi chi sientu!
Si vidinu sceni!
Muorti comu muschi ammunziddrati.
Matri mpazzuti
patri dispirati
calunnii jittati apposta
vilinusi
figli senza curpa
abbannunati.
  
Chiujlu, ti dissi, ssu giornali.
Astutala la televisioni.
Faciemmunillu n paci
stu Natali.

©piero carbone

Contrada Zaccanello, Natale 2015

Questa poesia farà parte della raccolta "Nenti ci fa"

mercoledì 23 dicembre 2015

LUOGHI VOCATI PER VOLARE ALTO CON LA FANTASIA. Caltabellotta


La riflessione in questi giorni viene spontanea: sull'altura di Caltabellotta è naturale ambientarvi il Presepe vivente per il Natale. E come non ricordare la famosa Pace di Caltabellotta?  Questo paese, anni fa, un moderno cavaliere errante, da puro idealista,  generoso editore,  sognatore in proprio, l'aveva eletto a dimora fantasticata delle sue utopie: poi è trasvolato altrove.  Chissà cosa avrà trovato?
E' interessante sapere anche altro. Ce lo suggerisce Enzo Mulè:

"Anticamente si chiamava Inykon, la città più importante dei Sicani, poi Kamikos, sede del re-pastore Kokalos, quindi Triokala, città della Seconda Rivolta degli Schiavi.
Gli Arabi la chiamarono Qal'at al-Ballūt (Fortezza delle Querce).
Oggi Caltabellotta, luogo di miti, leggende, storia unico in Sicilia, è stato definito uno dei 20 paesi più belli d'Italia!"

1.

2.


Caltabellotta suggestiona e ispira. 
Una delle forme in cui si esprimono l'una e l'altra è la poesia, questa l'ho pubblicata nel 1990. 
La forma risente degli acciacchi del tempo, 
ma le suggestioni e i sentimenti che vi sottostanno sono intatti.


screen capture:
Cataviddotta di Ezio Noto


2010, rievocazione della storica Pace del 1302


Carmelo Rappisi mi segnala il corto "La pace di Cartabellotta" girato con Massimo Puglisi, 
quando sarà possibile, avrò il piacere di inserire il link.

1. Foto di Eloisa Aquilina
2. Foto di Enzo Mulè

martedì 22 dicembre 2015

AUGURI DI BUON NATALE, CON SEMPLICI IMMAGINI E UN DESIDERIO




Voglio condividere le nespole augurali
 del mio albero di Natale
con tutti voi





Un semplice Presepe
per meditare sull'essenziale





Il Presepe della foto è scolpito nella canna di bambù da Damiano Sabatino
I frutti dell'albero, in contrada Zaccanello, sono le ultime nespole di Germania o d'inverno
©archivioepensamenti