martedì 1 settembre 2015

CHE CORTEO! Secondo Raduno Nazionale dei Cortei Storici a Castellammare del Golfo

TANTA STORIA SOTTO GLI OCCHI!








IL PROGRAMMA



LA SFILATA








































IL CORTEO SI SNODA PER LE VIE DI CASTELLAMMARE










AL VILLAGGIO MEDIEVALE 

la gogna per i colpevoli di furto

modellini di mulini a vento

ricami

ricami

pietre decorate

ricami

ricami

confetture e marzapane

ceci abbrustoliti in padella

vino aromatizzato con chiodi di garofano e cannella



la pasta: i busiati

il dolce
barbecue a carbonella



RADIO CORTEO E PROMOTORI

Durante il corteo, il giornalista Riccardo Galatioto intervista rappresentanti istituzionali, promotori e sostenitori del Raduno tra cui i Padri Rettori dei Santuari di "Santa Rita" a Cascia e a Castellammare del Golfo
rispettivamente Padre Mario De Santis e Padre Franco Giuffrè.
Gradita la citazione delle sortite del Corteo storico "Santa Rita"
alla Festa del Monte a Racalmuto e al Castello Maredolce di Palermo,
realizzate grazie alla conoscenza di Vita Asaro.

https://www.facebook.com/mimma.asaro1/videos/vb.1119318175/10205334197090630/?type=2&theater


 

Riccardo Galatioto con l'animatrice  nonché regista del Corteo storico
"Santa Rita" di Castellammare del Golfo Mimma Asaro (coadiuvata da Anna Longo). 

Emittente che segue con i suoi servizi l'attività
 del Corteo storico "Santa Rita" di Castellammare del Golfo 

lunedì 31 agosto 2015

I POST DEL MESE. Agosto 2015

    2/2 - QUANDO LA SPAZZATURA ERA UNA RISORSA E NON UN PROBLEMA. Anche a Racalmuto



    Disegno dei primi del Novecento. Non firmato.

    I cànteri siciliani di cui parla Bonaviri ne L’incominciamento non hanno nulla a che fare, oltre l’assonanza, con i medievali “cantàri di gesta” spagnuoli o franzesi: nessun Cid o forsennato Orlando.

    “I cànteri, usati per i bisogni corporali, per lo più venivano da Caltagirone, dove esiste una fiorente industria di ceramica. Infatti, per i più poveri si facevano cànteri d’argilla granellata d’una grigia terra detta dei monaci; per i ricchi, erano smaltati, con, a volte, pitture esterne, lineari, o in rilievo, in simil-oro, frequentissimamente dipinte di cavalieri e gran dame, o di onde spinte dal vento nel mare dove si sommergeva la luna.


    “Lo smaltimento delle materie fecali era uguale per tutti: o si buttavano fuori paese lungo declivi in cui in aprile crescevano ortiche, o piccoli meli selvatici in bianca fioritura; oppure, quando passava col carretto sopra una enorme botte, il canteràro (mia madre ricorda massaro Paolo, sempre intabarrato in un fazzoletto color ciliegia: ‘O donne, gridava, passa il canteràro!’), le femmine si premuravano a fargli svuotare quei recipienti. 
    Massaro Paolo ne faceva commercio con paesi vicini, o lontani, come Vittoria, dove si concimavano gli orti”.


    Raccolta in diverse parti e in diversi modi, la mondizia, anche a Racalmuto, andava a finire nelle campagne, per ritornare in paese riciclata sotto forma di frutti della terra. Nelle campagne nei giardini negli orti, tutta lì andava a finire. 

    L’ultimo raccoglitore di cui resta vago ricordo, fumiraro o canteràro che fosse, è mastru Graziu col suo sgangherato carretto e uno spelacchiato mulo che pareva un asino. 

    Storicamente, una parte cospicua della munnìzza era destinata a concimare gli orti i cui ortaggi venivano venduti per pagare la gabella ai Withaker.

    Da Il giardino della discordia. Racalmuto nella Sicilia dei Withaker, Coppola Editore, Trapani 2006. Presentazione di Rosario Lentini. Copertina di Nicolò D'Alessandro.