domenica 19 gennaio 2014

PASSEGGIATE SICILIANE. A Palermo tra verde e pietre



Tante sono 
le Sicilie
scritte: tutte
vere tutte
false. 

Io
la penso come me. *
















 













 















 















"In my opinion" in Piero Carbone, Sicilia che brucia, Edizioni Grifo, Palermo 1990


Foto proprie

sabato 18 gennaio 2014

PARRU CU TIA

Link del Post riepilogativo sulla serata in cui è intervenuto Ignazio Buttitta
http://archivioepensamenti.blogspot.it/2014/01/eventi-virtuosi-che-generano-eventi.html




PARRU CU TIA... CU TIA... CU TIA...


Il poeta Ignazio Buttitta


Un attuale ricordo

Quando venne chiamato sul palco, il presentatore non fece in tempo a presentarlo perché ci fu un brusio di smarrimento proprio nell'istante in cui stava per partire l'applauso, che infatti non partì.

L'atteso Ignazio Buttitta si era messo a fare dei cenni a qualcuno dietro le quinte e visto che niente succedeva incominciò ad alzare la voce intimando "a luci, a luci". Niente! Di nuovo: "A luci! a luci! astutati ddra luci, mi viene davanti e non mi fa taliari li pirsuni nta l'occhi".

Finalmente il faretto venne smorzato, qualcuno dalla platea gridò "viva Buttitta" e nella sala gremita scrosciò l'applauso.

"Parru cu tia" incominciò a recitare Buttitta, guardando dritto negli occhi il pubblico e sembrava che non recitasse ma interloquisse con ognuno.

Una poesia che Ignazio aveva recitato nelle piazze, affollate di contadini e minatori, giornatari e lavoratori e sfruttati d'ogni genere. Ma quella sera, al Cine-Teatro "Vittoria" di Racalmuto, c'era un pubblico non di soli lavoratori ma di uomini, donne, giovani d'ogni età e condizione, con l'aria festosa delle grandi occasioni.

Eppure, il monito di Buttitta, come nelle piazze, sembrava diretto ad ognuno in sala per richiamarlo alle proprie responsabilità e al proprio impegno:


Parru cu tia, to è la curpa... cu tia, mmenzu sta fudda chi fai l'indifferenti... Parru cu tia. 

Guardatilu chi facci! Parru cu tia, to è la curpa... si porti lu sidduni e un ti lamenti... to è la curpa... Sfarda sta cammisazza arripizzata, tìncila e fanni un pezzu di bannera...


A tratti alzava lo sguardo, quando con i versi trasportava l'uditorio in una società diversa e fantasticava un'utopica Sicilia, ma non perdeva mai il contatto con la realtà, puntando il dito moralizzatore, incitatore come un rivoluzionario. Premonitore o timoroso del futuro?

***

Ho voluto iniziare con Buttitta il ricordo di una serata memorabile perché simbolicamente, quell'invettiva, pur nelle mutate condizioni storiche, a distanza di quarant'anni, continua a interpellare la nostra coscienza di uomini moderni, in una Sicilia non sappiamo quanto e in quali aspetti peggiore o migliore di allora.

Un monito attuale, comunque, se non ci vogliamo fermare a guardare il dito invece di ciò che esso voleva allora e può oggi indicare.





Il presentatore della serata Egidio Terrana, di Grotte, ammira compiaciu
to l'abbraccio delPresidente del Circolo di Cultura, Luigi Alaimo, con il Direttore
dell'Associazione culturale folcloristica "A Virrineddra" Domenico Mannella,
organizzatori dell'evento assieme all'Assessorato alla Cultura di Racalmuto.




Con questo episodio, su cui mi sono intrattenuto con Domenico Mannella per meglio definirlo, quasi interrogarlo per la sua simbolicità, si vuole introdurre la rievocazione di un evento culturale e artistico che assumerà un valore fondante per la storia culturale e artistica degli ultimi quarant'anni a Racalmuto, quasi un prius storico, molto fecondo, da cui discenderanno molti altri frutti.
Alla rievocazione verrà dedicato un apposito post.


Le foto pubblicate in questo post sono state messe a disposizione da Lina Alfano.



Ignazio Buttitta scrive a Giuseppe Pedalino Di Rosa
http://archivioepensamenti.blogspot.it/2013/02/cumpari-beddu-ignazio-buttitta-scrive.html






































mercoledì 15 gennaio 2014

C'È MAFFIA E MAFFIA






La Maffia è prepotenza di sopraffazione e di sfruttamento per profitto socio-economico personale e di parte, imbavagliamento e cancrena della società.

La maffia ha le sue radici vere nell'orgoglio e nell'egoismo umano. Essa, contrariamente a quanto si pensa, è universale, benché si storicizzi in forme particolari e più potenti in un luogo piuttosto che in un altro.

C'è una maffia a cultura intensiva, coltivata organizzativamente in ambienti particolari di luogo e di attività. 
E c'è una maffia a cultura estensiva, la maffietta, che opera dappertutto [...]

Calogero Salvo, Più Luce. Pensieri, Siculgrafica, Agrigento 1996.


martedì 14 gennaio 2014

L'AGO DELL'EGO. Per minimali di gennaio.


Beppe Vesco, Questio mihi factus sum (1991), olio su tela
Palazzo Comitini (Sala Gialla) Palermo
“Sono divenuto problema a me stesso” Sant'Agostino

*1
"Questo avviene alla pubblicazione delle prime poesie, quando scoccano i previsti allarmi, perché, e occorre dirlo ancora, la nascita di un poeta che dalla corda del cerchio della casta letteraria tenta di raggiungere il centro, è sempre un pericolo per il costituito ordine culturale". Salvatore Quasimodo.

Chi si sente casta, in qualsiasi sfera dell'attività umana, si sente minacciato dalla semplice esistenza o attività degli altri nella stessa sfera, e perde la serenità. Se uno si rilassa invece...


*2

Pentirsi di non essere stati opportunisti col rammarico dei vantaggi perduti è il comportamento degli opportunisti di sempre i quali sperano nei pentimenti altrui per confondere le acque e mimetizzarsi...


*3

Nelle polemiche, Seneca suggeriva di essere magnanimi come i leoni con i topolini. Ma per generosità o perché un miserrimo topolino sarebbe soltanto un misero boccone?


*4

Certi personaggi, ritenuti forti, fortissimi,  sembrano come gli equilibristi sulla fune protesa su due grattacieli: dicono di tenere in dispregio il pericolo ma temono maledettamente il ronzio di una mosca sotto il naso: per scacciarla potrebbero perdere l'equilibrio.



*5

Alcuni ignorano quello che fanno/scrivono gli altri; se riaffiora, lo denigrano; se resiste e viene condiviso, cercano di prendere le redini in mano facendosene portabandiera, facendo discendere quello che viene prima da quello che viene dopo. Alla faccia del criterio logico e cronologico. 
Ma nella bussola della vanità l'ago dell'ego segna sempre il nos.




SMARAGDOS, Lo scornabecco non è un animale, Paraedizioni della Lava Lieve, Syowa 2014 - 2015 e forse 2016...

domenica 12 gennaio 2014

IL PRESIDENTE DI UNA FONDAZIONE CHE NON C'È

SI STA ABUSANDO DEL NOME DEL TEATRO DI RACALMUTO?

Esiste un profilo fb TEATRO DI RACALMUTO ma se chiedi, come ho chiesto io alcuni mesi fa, chi è l'amministratore del profilo non si ha risposta.


Suppergiù lo stesso dubbio esprimevo pubblicamente il 9 agosto 2013 su un social network:

"C'è un profilo fb intitolato TEATRO DI RACALMUTO. Ma questo profilo è gestito dal Comune, visto che il teatro è comunale? Se non è gestito dal comune ovvero dal teatro stesso a chi ho dato altrimenti l'amicizia? La risposta mi pare doverosa."
Ne è passato del tempo, ma la situazione è invariata.

Se uno chiede il telefono, in automatico è richiesto "Dì perché lo vuoi sapere?";
se chiedi il recapito, in automatico è richiesto "Dì perché lo vuoi sapere?".
Ma chi è che vuol sapere il nome di chi vuol sapere il numero di telefono?


Il Teatro attualmente è chiuso ma se facciamo una ricerca in rete il sito c'è, niente di male, anzi, meritorio, per mantenere in vita il nome del Teatro stesso, uno pensa, e richiamare il ricordo delle sue origini e della sua attività dalla fine dell'ottocento ad oggi, incluso il lungo periodo di chiusura perché abbandonato. Niente di tutto questo.

Sul sito www.teatroracalmuto.net" solamente si legge:


FONDAZIONE TEATRO REGINA MARGHERITA RACALMUTO
VIA VITTORIO EMANUELE N° 13
INFO 0922 949 579
DIRETTORE ARTISTICO: FABRIZIO CATALANO:   fabriziocatalano@email.it

IL SITO E'

IN LAVORAZIONE

[proprio così: Racaluto, mah]  e in calce la locandina della stagione teatrale 2009/2010 con tanto di loghi del Comune di Racalmuto,  della Fondazione Sciascia e della Regione Siciliana.




Ma il direttore è decaduto da anni ormai e poi come si può essere direttore di un teatro chiuso? Per dirigere cosa?  Non siamo certo a Palermo quando le attività del Teatro Massimo chiuso sono state trasferite al Politeama. Un Teatro per Racalmuto è già abbastanza, e ne avanza.

Ma in lavorazione chi? per chi? per che cosa? Il direttore è decaduto da anni ormai, eppure.... La cosa non convince. Il nostro bel Teatro merita tutt'altre attenzioni che non un sito in costruzione con indicazioni false.

Infatti si chiama Fondazione un ente che Fondazione non è. E' un falso.  Chi sta abusando del nome del Teatro di Racalmuto?

Leggere per credere:

Nulla trapela sul profilo fb e sul sito in costruzione delle vicissitudini che costringono alla chiusura il teatro ma in data 31 ottobre su fb Teatro di Racalmuto annuncia altre attività come la rappresentazione di A ciascuno  il suo con la regia di Fabrizio Catalano, ma al  Teatro Parioli Peppino De Filippo, Via Giosuè Borsi, 20 - 00197 Roma, dal 7 al 17 novembre.
Che c'azzecca col Teatro Regina Margherita di Racalmuto chiuso?


Ma come può essere che tanti che dicono di tenere al buon nome del teatro, che dal teatro sono bazzicati con incarichi di responsabilità, con facoltà e mezzi per far sentire la loro voce critica e il loro sprone, nulla vedano e non sentano la necessità di spendere una parola per far chiarezza in favore del nostro povero e glorioso teatro?

Un amore a tempo, legato al tempo degli incarichi? Ma il Teatro, al di là degli incarichi, per un racalmutese,  non cessa di essere un "frammento" di Racalmuto. E che frammento!
Un frammento che dialoga con il mondo, si capisce, come l'arte che da un teatro transita, anche se di provincia.