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sabato 19 settembre 2026

VIDEORICORDO DEL PREMIO MARTOGLIO 2009. Con pubblicazione della silloge inedita "Venti di sicilinconia", edizioni Medinova

Diciassette anni fa



PREFAZIONE

La poesia di Piero Carbone tra “sicilinconie” e modernità

Di Salvatore Di Marco


Cominciamo proprio dal titolo di questa silloge poiché (mi pare) potrebbe serbare in sé il senso, la ragione lirica, l’istanza fondativa di tutta la raccolta. 
D’altronde è un titolo che impegna per questo suo curioso neologismo il quale tende a significarla tutta – sicilinconia appunto – e che l’autore, benché lo abbia già proposto nel 1996, affida per il suo significato alla intuizione dei lettori. 
Anche alla mia poiché m’è finora mancata l’occasione di vedere la citata pubblicazione del 1996. 
Sicché mi domando subito: c’è o no una relazione, magari implicita, con altro e più antico neologismo – divenuto famoso – come similitudine? No, lì siamo sul terreno sociologico e non letterario. 

Molti ne attribuivano erroneamente la paternità a Leonardo Sciascia, ma poi si disse (però Sciascia lo aveva scritto esplicitamente e purtroppo invano) che quel termine così amaro fosse stato inventato chissà quando dal poeta e pittore Crescenzio Cane, un ostinato cantore della rabbia sottoproletaria delle disperate periferie suburbane di Palermo fin dai tempi roventi della sua Radice del Sud apparso alla fine degli anni Cinquanta. 

Chi però meglio di me (l’autocitazione è necessaria) aveva conosciuto di prima mano il saggio Sicilitudine che Cane pubblicò per la prima volta nel 1974, per avere io stesso dettato l’introduzione al volume di poesie La bomba proletaria dove, appunto, era collocato quel testo all’appendice? 
Pareva che tutto fosse stato chiarito, ma lo fu fino ad un certo punto, poiché ricordai più volte che Crescenzio Cane, a sua volta, l’idea se l’era trovata già bell’e confezionata. Infatti la si trova trattata nella prefazione che Alfredo Giuliani scrisse per La scuola di Palermo (Feltrinelli, 1962) e risulta elaborata da uno dei tre (o collegialmente) giovani scrittori “neo-avanguardisti” palermitani Roberto Di Marco, Michele Perriera e Gaetano Testa.

È praticamente impossibile oggi scoprire chi di loro sarebbe stato il vero genitore, ma ciò che conta adesso poco poiché i connotati del concetto di sicilitudine  restarono, ab origine, di tipo sociologico e politico: con toni marxisti e rivoltosi in Cane, con preminenti venature socio-psicologiche in Sciascia. 

E, invece, la sicilinconìa di Piero Carbone (mi baso su questa silloge poetica che qui si presenta) non ha con tutto ciò alcuna parentela, e neppure con i tantissimi significati che chiunque abbia usato quel termine ignorandone le fonti, ha voluto successivamente darle. 

Più tardi negli anni circolò – in ambiti circoscritti – un’altra parola di nuovo conio, e il personaggio che la diffuse (ma senza fortuna) fu Gesualdo Bufalino il quale parlò di isolitudine. E qui forse ci avviciniamo a Piero Carbone. Il tema implicito in quella parola richiamava palesemente quello della solitudine dei siciliani e della loro condizione esistenziale di insularità. Il terreno non era più quello ideologico, ma si stava parlando di una condizione esistenziale con i conseguenti riverberi sulla tipologia psicologica dei siciliani. E si respirava, comunque, un’aria letteraria e non da éngagèment di borgata.

Rispetto alla idea di Bufalino lo scrittore Lucio Zinna (siamo negli anni Ottanta) con sufficiente documentazione letteraria alla mano, rivendicò la titolarità del conio, e accusò apertis verbis di plagio il noto scrittore comisano. Ma la controversia morì lì, insieme alla parolai isolitudine che non affascinò nessuno. 

Ora, al di là di queste cronache dell’epoca, anche in questo secondo caso la sicilinconia di Piero Carbone, così com’egli la intuisce e la propone poeticamente, è un’altra cosa, anzi, tutt’altra cosa. 
Nel nostro poeta racalmutese non ci troviamo davanti ad un “concetto” elaborato su istanze di razionalità speculativa, quanto invece invece davanti ad una “categoria” tutta poetica della sua liricità, capace di agire sulla creatività e sui suoi impianti di scrittura.  

Aggiungo soltanto che se stiamo parlando di una sorta di “malinconia sicula”, ( quella che  - per intenderci – i messinesi nel loro dialetto chiamano lissa e luffa o siddrìu  i palermitani), allora forse attraverso la finestra aperta dalla solitudine di Lucio Zinna e dalle “manipolazioni” di Bufalino sull’anima siciliana contemporanea, con Carbone – e specificatamente con questa sua silloge Venti di sicilinconia  - entriamo in una dimensione più marcatamente soggettiva, insediata cioè nella interiorità della persona (del poeta), germinata sulla somma di ancestrali disagi dell’anima, e che assumono nei singoli testi poetici della sua raccolta i segni della malinconia. 

Infatti,   in quest’ultimo libro di Carbone, si colgono la confessione d’un profondo senso di disagio esistenziale (nascivu nni lu seculu sbagliatu) insieme al persistente senso della precarietà (e forse occasionalistà) del vivere. C’entra il sartriano “essere” e “nulla”?  
C’entra il sentirsi emarginato, assente, rifiutato da un progetto che dia significato al genere umano transeunte nel pianeta? 
C’entrano le quotidiane amarezze, le delusioni del mondo di oggi con tutti i suoi mali sociali? C’entra l’inesplosa rabbia che disarma e non edifica il bene comune? 
Può darsi, ma certo è che il poeta dice che tutti “siamo vento”:

Essiri. Unn’essiri. Duranu un mumentu.
C’era, un c’è cchiù. Cu l’arrigorda?

Vientu, siemmu vientu.

Ed è certo pure che, tra luce e buio, la realtà smarrisca il connotato della verità e sfumi tra le nebbie del sogno:

tuttu ascura e agghiorna,
si vidinu tutti cosi
e pari ca si sonna.


Poi giunge sempre, inappuntabilmente, il tempo in cui è necessario capire se tornano i conti o se il vivere ogni giorno ha toccato i fondali del fallimento:

Calu l’uocchi, talìu
si tornanu li cunti.
Nun  tornanu ppi mia,
forsi ppi tia. 
…
Forsi tu arriniscisti, iu  fallivu?
Tu cu l’arma sbinnuta a la stranìa,
iu m-briacatu di sicilincunia.



(Abbasso gli occhi, vedo / se tornano i conti. / Non tornano per me, / forse per te. […] Forse tu ce l’hai fatta e io ho fallito? / Tu con l’anima svenduta in terra straniera, / io imbriacato di sicilinconia).

 Ecco la chiave di lettura di tutta la raccolta: e Carbone, con i suoi venti di sicilinconia porta la “sicilitudine” sciasciana  (e non di Cane) dalle cifre antropologico-culturali, insieme alle incerte solitudini, sulla dimensione spirituale della soggettività umana proprio laddove ristagnano alienazioni, estraneità, patimenti, domande senza speranza. 
Ecco, dunque, nella vena poetica di Carbone, come scorrono le malinconie  dandole umori e dettati. 
Ecco, perciò, una nuova liricità del canto rabbiosamente dolente e parimenti misurato e sommesso, ecco il lungo trasferirsi della condizione siciliana dalle sicilitudini alle sicilinconie. 

E tutto con buona pace del compianto Santi Correnti il quale, in un suo corposo libro di tanti anni fa La Sicilia che ride (Ed. D’Anna, Messina 1991) prediligeva  la tesi che i siciliani godessero – smontando un luogo comune – di una naturale propensione all’umorismo. Ma se hanno ragione i “ragazzi” della  Scuola di Palermo, e poi Crescenzio Cane, e quindi Lucio Zinna, e poi Gesualdo Bufalino, e infine il poeta Piero Carbone, forse neanche Santi Correnti sbaglia: le facce sono due mentre la medaglia è una sola. Tutto può esser vero e nulla è, pirandellianamente, inconfutabile.

In tempi in cui, come ho ricordato prima, si attribuiva a Leonardo Sciascia l’idea fondativa della nozione di “sicilitudine”, lo scrittore agrigentino Nuccio Mula scriveva che “la sicilitudine nasce come sorella della solitudine e della inquietudine” (in “L’Eco di Agrigento”, 30 marzo 1986), e guardando a Sciascia continuava in questi termini: 

“La similitudine è difficilmente vivibile e comprensibile da chi ne sperimenta la quotidianità solo di riflesso, o nelle sue apparenze immediate e fallaci […]; essa è anche longitudine e latitudine del cammino della ragione”. 

Tuttavia la solitudine è anche nella concezione della “isolitudine”: anzi vi dimora in eccellenza, ne è il Sein und Zeit  di Heidegger, l’essere e il tempo. Ho citato Nuccio Mula perché mi pare che il suo ragionamento rappresenti una svolta orientata a mediare gli antecedenti esotici Cane-Zinna e Sciascia-Bufalino, affinché si rintracci la finestra da dove prende il volo la “sicilinconia” di Piero Carbone. 
E così il cerchio si chiude perfettamente. “Sicilincunia veni di pena” dice il nostro poeta di Racalmuto, e così conclude:
Ma chi sunnu sti sicilincunii?
Pinzera.
Pampini
di vigna nvirdicata.
Pampini
d’un arbulu cadutu.

Abbiamo perciò, nella poesia di Carbone, la metafora rivelatrice: il vento della sicilinconia dirada sulle sue pagine e disegna a tinte tenere il profilo di una poetica sofferta di pensiero come foglia di vigna o d’albero caduto. "Dov’era l’ombra or sé la quercia spande" cantò il Carducci. 
È drammatica questa idea dell’uomo come “albero caduto”. 

Non a caso io, letta e riletta la nuova  silloge dialettale di Piero Carbone,  mi sono persuaso che egli adesso, per dirla con Ignazio Buttitta, si stia facendo la peddi nova, la sua nuova pelle. 

Palermo, 20 ottobre 2009

Salvatore Di Marco




Il sindaco Paolo Pilato consegna la pergamena con la motivazione
 e la scultura di Nino Martoglio realizzata dallo scultore Salvatore Cipolla



PREMIO MARTOGLIO 2009

Autori più o meno noti, nel corso degli anni, hanno affollato la Piazza Umberto I del Comune di
 Grotte, divenuta un vero punto di riferimento per i pocti dialettali della nostra regione. Con orgoglio, il
"cammino poetico" si è venuto compiendo attraverso la declamazione dei dialetti vivi, affidati al giudizio del tempo. Non muore la poesia, neppure quando il poeta depone per sempre la penna, ma vive, irradia, pervade la parola, innerva i concetti, alimenta la sicilianità.

Una priorità culturale si ripropone, un bisogno vero della bellezza del sentimento.
Il 27 settembre 2009, i tre finalisti Mario Bonanno Conti di Messina, Piero Carbone di Palermo e Giovanna Vindigni di Ragusa hanno ricevuto come trofeo una scultura di Salvatore Cipolla rispettivamente per le raccolte poetiche Siritina ri  stati, Venti di Sicilinconia, Staciuni. 
Il contratto editoriale invece è stato assegnato alla raccolta Venti di Sicilinconia di Piero Carbone.

Un evento realizzatosi grazie alla trasparenza della segreteria diretta da Carmelo Arnone. La giuria, composta da Salvatore Mugno, Domenico Galletto,
Nino Agnello, Tommaso Romano, Alfio Patti, Antonio Liotta e dal critico cinematografico, come membro speciale, Gregorio Napoli, era presieduta da Salvatore Di Marco.

Il premio speciale per i meriti artistico-cinematografici è stato assegnato al duo Ficarra e Picone; il
premio per i meriti imprenditoriali è stato assegnato all'azienda Mancuso.

Contemporaneamente, nell'atrio del Municipio la pittrice Margherita Biondo ha allestito una mostra personale di pittura.

Il dialetto, la sicilianità, sono stati felicemente rappresentati da eccellenti artisti ammirati con sguardi entusiasti nella piccola cittadina divenuta, in una sera mite di settembre, capitale della poesia. 
Una felice pausa, nell'abituale trascorrere della quotidianità; un momento significativo, si spera, per la storia della letteratura siciliana.

Il Presidente
Aristotele Cuffaro





Presentatore della serata il giornalista Carmelo Lazzaro





martedì 30 dicembre 2025

LA MIA PRIMA POESIA. Domande di Francesco Bellomo a me e a Salvo Carlucc...


In occasione di uno speciale riconoscimento per la carriera a Gianfranco Iannuzzo nel 2013, il Premio Martoglio, ideato e diretto da Aristotele Cuffaro, ha invitato come ospiti i premiati delle precedenti edizioni Piero Carbone e Salvo Carlucci rispettivamente nel 2009 e 2012, autori delle sillogi VENTI DI SICILINCONIA e 'NCIMATURI, pubblicate dalla casa editrice Medinova diretta da Antonio Liotta


Da sx: Salvo Carlucci, Alfio Patti, Gianfranco Iannuzzo, Piero Carbone







mercoledì 15 settembre 2021

RICORDARE IL POETA FRANCESCO SETTICASI RECITANDO LE SUE POESIE. In presenza e on line


Lunedì 13 settembre alle ore 19 al Terrazzo di bar Portapó di Agrigento è stata dedicata  una serata di poesia a Francesco Setticasi; ogni poeta intervenuto ha letto, in presenza o tramite collegamento telefonico, una propria poesia ed una di Francesco. 
Sollecitato dall'evento, ripubblico le foto di un incontro poetico musicale con Francesco Setticasi e Antonio Zarcone , organizzato nell'agosto del 2017 all'Arcosoli da Antonio Liotta in veste di editore e poeta egli stesso. 
Ringrazio per l'invito.
In omaggio al poeta Setticasi, da Palermo, telefonicamente, ho voluto leggere "Un amore", una delle poesie declamate da lui stesso il 20  d'agosto 2017 sotto il tempio di Giunone. 
A tal proposito ho pubblicato su fb il relativo filmato girato da mia figlia Laura. 
Un bel ricordo. 
Dopo il recital, amabile è stato il conversare a tavola; Francesco era con la sua adorata Rosellina, ispiratrice e destinataria di tante poesie d'amore.

Link:






Con Francesco Setticasi, Antonio Liotta e Antonio Zarcone
"Poeti nella Valle", 20 agosto 2017




sabato 21 marzo 2020

CARA PANDEMIA TI SCRIVO. Lettera senza ritorno di Antonio Liotta nella rubrica di Diego Romeo su Grandangolo




Ho invitato gli alunni a scrivere anche loro una lettera al "caro" Virus.
Chissà come lo elaboreranno questo momento "storico".

Grandangolo, anno XV, n. 12 - Sabato 21 marzo 2020, pag. 1


Grandangolo, anno XV, n. 12 - Sabato 21 marzo 2020, pag. 2





Link correlato:
FERMATI, VIRUS!
Recita Carmelo Rappisi



sabato 6 gennaio 2018

GIOVANNI PROIETTO NELLO SPAZIO MEDINOVA ALLA FARM CULTURAL PARK DI FAVARA FINO A DOMANI. Una pittura non "agra" anche se si dipingono limoni

Il testo  di Luca La Porta, riportato nel Post,  si riferisce ad una precedente mostra tenuta ad agosto ma nelle sue osservazioni critiche e nella sua analisi rientra anche la mostra in corso alla Farm Cultural Park  di Favara e comprende anche nuovi lavori, in particolare Tintinnabula, il quadro realizzato in estemporanea a Burgio in occasione dell'edizione di Dedalo 2017 e che è stata utilizzato come copertina dell'omonima pubblicazione di Ezio Noto ed edita da Medinova.







 

 

 











ph ©archivioepensamentiblog


Anteprima
di 
Luca La Porta
Anteprima è il titolo della personale di Giovanni Proietto che sunteggia gli ultimi 8 anni della sua attività pittorica, dal 2009 al 2017. Si tratta di una mostra che offre al pubblico una vasta selezione di opere – dipinti ad acrilico, tecniche miste, disegni a grafite, libri d'artista – che tematizzano prevalentemente l'eros, la donna, la natura, il mito, la Sicilia, contraddistinte dall' estrema luminosità del registro cromatico tutto risolto con colori puri, tra i quali il rosso, il celeste, il verde il giallo, l'arancio, e da una solidità plastica che deriva non soltanto dalla semplificazione elementare e geometrizzante delle forme, ma soprattutto dal dominio equilibrato delle relazioni del quadro. 

In linea con il principio cézanniano dell'arte come armonia parallela alla natura, Proietto ignora qualsiasi espediente prospettico e illusionistico e risolve la composizione del quadro in una rigorosa sintesi costruttiva che presenta analogie con la composizione musicale. 

Alla musica rimandano, oltre che l'armonia delle tinte perfettamente bilanciate, anche il ritmo cadenzato delle linee sinuose dei contorni delle figure.

In Bestemmia del 2009 il rosso intenso di un tramonto riecheggia nei riflessi di fuoco della figura defilata a sinistra. Il colore, acceso e antinaturalistico, si identifica nella luce e nello stesso tempo sembra suggerire stati d'animo, mentre la pennellata vorticosa assume già uno spessore materico.


Risale al 2013 una serie di dipinti sull'eros in cui l'architettura compositiva e, in particolore, la sottolineatura più rigorosamente ritmica dei geometrismi evocati dalle forme del corpo femminile riesce a sostenere un cromatismo violento.


A partire dal 2016 Proietto comincia a dipingere un ciclo di opere in cui donne nude colte in pose esageratamente sensuali appaiono tra gli alberi di un giardino di limoni. 

Qui la linea, incisa con un particolare bulino o con una matita, tende all'arabesco rapportando le figure al piano e accentuando il suo valore musicale; i rami degli alberi e i frutti di limone hanno un valore decorativo; il tocco della spatola lascia sulla tela macchie di colore che si dilatano in una stesura piatta dando vita a piani che si intersecano in vivacissime tarsie cromatiche.

L'accento posto sull'armonia interna alla plastica dell'immagine implica la volontà di ribadire un rapporto con la tradizione classica: l'arte che sogna Proietto è venata da una nostalgia classica anche se rinuncia al naturalismo e all'ordine, e dunque all'apollineo della forma, poichè è pur sempre un'arte di equilibrio, di purezza e di tranquillità.

venerdì 5 gennaio 2018

A CHI FA PAURA LA POESIA? Incontro alla Farm Cultural Park dell'editore Antonio Liotta con Beniamino Biondi per "I colori della poesia"

L'interrogativo che titola il Post è scaturito dal partecipato dibattito 

NOTA REDAZIONALE MEDINOVA


Medinova
19 h
Medinova CON BENIAMINO BIONDI
E I "COLORI DELLA POESIA"
Alla FARM CULTURAL PARK, a Favara, ha avuto pieno successo il primo evento MEDINOVA "COLORI DELLA POESIA" organizzato in collaborazione con Palazzo Cafisi.
Antonio Liotta ha conversato con Beniamino Biondi sul tema della POESIA sotto molteplici aspetti, sul suo valore, sul senso di questa forma creativa. 
È seguito un qualificato dibattito a cui hanno partecipato Giovanna Plicato, Piero Carbone da Racalmuto, Salvatore Nocera Bracco, Salvatore Indelicato, Liliana Arrigo, Vincenzo Patti, Giovanni Proietto  ed altri intellettuali presenti.
















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domenica 24 dicembre 2017

IL RITORNO DI TIN... TINTINNABULA. Ieri a Burgio, presentazione del cd e del libro


Registrato dal vivo la sera del 6 agosto 2017, il concerto sui generis per campane etc etc. di Ezio Noto, diventa libro e cd grazie al sostegno di un sindaco apertissimo, Vito Ferrantelli di Burgio,  e di un dinamicissimo e lungimirante  editore, Antonio Liotta con le edizioni Medinova di Favara.

 Diventa ricordo da rivivere, ascoltando, leggendo, la splendida avventura che si è potuta realizzare con il contributo di tanti artisti che hanno spaziato originalmente, sperimentalmente, nei diversi ambiti, dalla musica al canto alla pittura alla recitazione alla danza alla fotografia sullo sfondo mitologico dell'onniavvolgente Dedalo e quello storico e accogliente di un paese detto per antonomasia "il paese delle campane" ovvero Burgio, ma ora da associare al nome di questa inedita esperienza denominata Tin...  "Tintinnabula".

























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