Visualizzazione post con etichetta Don Chisciotte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Don Chisciotte. Mostra tutti i post

sabato 21 marzo 2026

DON CHISCIOTTE E LA POESIA. Giornata mondiale della poesia 2026

 

©ph archivioepensamenti 2024

Quattro giorni impiegò per dare il nome al suo cavallo e otto giorni  per dare un nuovo nome a se stesso e si chiamarono Ronzinante e Don Chisciotte della Mancia

"Non andava che un cavallo [nonostante malconcio e macilento] di tanto famoso cavaliere, avesse a mancare di un bel nome." 

E la bella contadina di un paese vicino, Aldonza Lorenzo, di cui Don Chisciotte fu innamorato senza che lei lo sapesse, venne promossa e rinominata Principessa e Gran Signora Dulcinea del Toboso.  
Ma non finisce qui, imbattutosi col suo scudiero Sancio Panza, nei pressi di un'Osteria,  Don Chisciotte la volle chiamare Fortezza e l'oste volle chiamare Capitano; pretese che le inservienti, la giovane Tolosa figlia di un calzolaio e la Molinara figlia di un mugnaio, ingentilissero i loro nomi fregiandosi di un titolo onorifico appellandosi Donna Tolosa e Donna Molinara
Solo allora Don Chisciotte, in presenza di cotanti nobili testimoni, rinominati, permise al Capitano della Fortezza, di dare inizio alla cerimonia per investirlo Cavaliere.

Anche il poeta fa lo stesso, dà un nuovo nome alle cose o addirittura ne cambia il significato e così facendo, finalmente, dà inizio al rito della poesia; attraverso i nomi, il poeta o la poeta o poetessa che dir si voglia mette un vestito nuovo alle cose di sempre, al mondo della quotidianità, alla realtà vissuta, e ce la fa rivivere in quella nuova dimensione immaginata trasportando nella poesia della realtà se stesso in qualità di poeta e il lettore o ascoltatore in qualità di fruitore.

Don Chisciotte animato da eroico sentire, insuppato di letture, si serve degli esempi antichi per trasfigurarli con la sua allegra pazzia; le nostre poetesse trasfigurano il loro vissuto, il loro sentire, con assennata leggerezza servendosi di metafore, metonimie, allusioni, echi di citazioni, sonore suggestioni e altri strumenti retorici. La poesia è nome, è metafora, è suono.

Della metafora in particolare, regina delle figure retoriche, preferita da poeti e scrittori, non disdegnata dai filosofi, si vuole qui accennare semplicemente alla sua genesi etimologica: proviene dal greco "meta forein", trasportare oltre, trasportare significati attraverso i nomi. 

Con/nelle poesie  si trasportano significati, si creano suggestioni,  si fanno trasvolare gli ascoltatori/lettori in un altro mondo, là dove il poeta ha ricreato un altro modo di sentire attraverso il suo sentire.
E così assistiamo in fantasia poetica alle avventure in prosa del Cavaliere della Triste Figura.

Così fa l'Ariosto in versi rendendoci, dopo secoli e secoli, spettatori delle gesta di "quel Ruggier":

L'alto valore e' chiari gesti suoi
vi farò udir, se voi mi date orecchio,
e vostri alti pensier cedino un poco,
sì che tra lor miei versi abbiano loco. 




mercoledì 27 maggio 2015

L'ABATE MELI PARLA "MIRICANU". Gaetano Cipolla da New York gli ha prestato la voce




Dopo avere tradotto  le Moral Fables, Gaetano Cipolla ridà voce in inglese all'abate Giovanni Meli, il maggior poeta siciliano in siciliano, traducendo e pubblicando una più corposa scelta delle poesie del poeta nato a Palermo nel 1740 che spaziano da  La Buccolica alle Favuli morali alla Lirica alla Miscellanea al capitolo V del Don Chisciotti e Sanciu Panza.

Le traduzioni col testo originale a fronte sono precedute da un'ampia Introduzione dello stesso Cipolla in cui viene tracciato un quadro storico-critico dell'autore delle Favuli morali nonché un breve profilo biografico e la poetica attraverso puntuali riferimenti alle opere scelte e tradotte.

Altrove sono state ribadite le ragioni che spingono un professore di italianistica dell'università americana a tradurre autori siciliani in americano e autori americani in siciliano.

Va soltanto precisato che è avvertita come una missione, quella di Gaetano Cipolla, una missione culturale se non di civiltà, promossa attraverso l'associazione "Arba Sicula" e le edizioni Legas: far conoscere la poesia in lingua siciliana ai non siciliani, agli americani in particolare e quindi al vasto mondo degli anglofoni riconoscendo al siciliano dignità di lingua per la sua versatilità a trasporre significati, ragionamenti e suggestioni da una lingua in un'altra.

La sua attenzione solerte e prensile non è rivolta soltanto ai poeti, acclarati, del passato, ma a anche a quelli in divenire, del presente, tra i quali è sicuramente un onore, con relativa responsabilità, essere inseriti.

Dell'ultimo libro tradotto e della sua attività culturale si avrà occasione di parlare nel prossimo tour in Sicilia il cui itinerario è stato annunciato sul bollettino "Sicilia parra" (bi-annual Newsletter of Arba Sicula).












Learn Sicilian. Mparamu lu sicilianu
http://archivioepensamenti.blogspot.it/2013/05/i-like-lu-sicilianu.html

A Maredolce
http://archivioepensamenti.blogspot.it/2013/06/maredolce-vestito-festa.html




martedì 28 ottobre 2014

LA VERSIONE DI DON CHISCIOTTE









Don Chisciotti, spiritusu,
dissi: "Gràpila, ssa caggia."

Lu guardianu scantulinu
grapi e scappa ddra a pinninu.

Stetti un’ura sbarracata,
lu liuni nun nisciva:

niscì la testa, stirà un pedi,
fici la finta, si curcà arrieri.

Don Chisciotti, tuttu offisu, 
paci un si putiva dari:

"Chi fa? Schifìa! Cuntu un mi duna!
E' di la razza di li liuna?"

A sti discursa, dintra ddra caggia,
chiddru si misi a sbadigliari.

Nun era sceccu, nun era mulu,
si girà tuttu e ci detti lu culu.

Don Chisciotti ammeci diciva
ca lu liuni curaggiu unn’aviva.





Mia libera traduzione

Don Chisciotte spiritoso
Disse: "Aprila, quella gabbia."

Il guardiano timoroso
apre e scappa giù nel piano.

Stette un’ora spalancata,
il leone non usciva:

sporse la testa, stiracchiò un piede,
fece la finta e di nuovo a dormire.

Don Chisciotte, molto offeso,
non si poteva dare pace:

"Che fa? Mi ignora! Manco mi calcola!
Ma è della razza dei leoni?"

A questi discorsi, dentro la gabbia,
quello pricipiò a sbadigliare.

Non era asino, non era mulo,
si girò tutto e gli mostrò il culo.

Don Chisciotte andava dicendo
che (il leone) di paura stava morendo.

Poesia inedita ©pierocarbone




"Su' arditi eroi, sunnu omini valenti,
ma nun si picanu tantu di argumenti".

Giovanni Meli, 
Don Chisciotti e Sanciu Panza, canto I, ottava 12.


Il Don Chisciotte di Francesco Guccini
(una canzone che fa meditare):

Quante opere d'arte ha ispirato!
Il balletto:




ph ©archivioepensamenti
Le immagini: bassorilievi di Casa Professa (Palermo)