venerdì 29 marzo 2013

LA BELLA VIA CRUCIS 1.






In questi giorni pasquali mi piace rievocare un singolare evento, che a 
suo tempo mi colpì molto, realizzato nel 1995 a Palermo in occasione 
della venuta del Papa in Sicilia.
Quindici pittori per illustrare-interpretare le quattordici stazioni della 
Via Crucis, più la quindicesima della Resurrezione, anzi, del sepolcro vuoto.
A realizzarlo è stato Luigi Badagliacco con la generosa complicità di 
Don Cosimo Scordato, rettore della Chiesa San Francesco Saverio: 
“Prima un po’ incredulo per la difficoltà della mia ‘impresa’, poi 
soddisfatto per la riuscita dell’ardua iniziativa”. 
Un’idea da riprendere e realizzare anche altrove, la terra agrigentina 
ne sarebbe vocata: sperando utopisticamente che in una prossima 
venuta papale non ci sia più bisogno di reiterare antichi moniti come quelli
gridati nella gremita Valle dei Templi.

Prima Stazione - Luca Alinari

La Via dell'Arte

Chi si trova a percorrere la strada a scorrimento veloce che lambisce la Valle 
dei Templi, subito dopo la brulicante rotonda, poco prima di imprimere alla 
propria automobile una velocità più sostenuta e scomparire nel rettilineo verso 
Porto Empedocle, se sbircia fugacemente a destra noterà su una collina 1'integro 
Tempio della Concordia e ai suoi piedi, su uno spiazzo brullo, una brutta croce 
nera.
Quello è il segno che il Papa qualche anno prima e passato di lì. Eppure, proprio
da lì, in uno scenario indimenticabile, il Pontefice ha fatto risuonare un monito 
che ha avuto eco in tutto il mondo, soprattutto in Italia e in Sicilia; e ancora ne ha. 
Visivamente, però - questo e il punto - di tanta eco rimane ben poco. Solo la croce 
nera.
Altrove avviene qualcos'altro. E’ cosi che in coincidenza del quinto viaggio del 
Papa ha avuto luogo, in qualche parte della Sicilia, un evento artistico che scandirà
 nel tempo il valore di quella venuta e legato a essa ne serberà memoria.


Seconda Stazione - Mario Bardi


Il 25 novembre 1995, infatti, è stata inaugurata a Palermo una singolare 
Via gloriae crucis presso la secentesca chiesa di San Francesco Saverio. 
Una scritta lapidaria vorrebbe consegnare alla storia il gesto sotteso 
all'avvenimento: "Anno MCMXCV / Essendo Papa Sua Santità Giovanni 
Paolo II / Karol Wojtyla / E Arcivescovo della Diocesi di Palermo / il 
Cardinale Salvatore Pappalardo / gli Artisti / Luca Alinari, Mario Bardi, 
Hsiao Chin, Domenico Spinosa, Ibrahim Kodra, Salvatore Fiume, Antonio 
Possenti, Mimmo Paladino, Lia Pasqualino Noto, Armando De Stefano, 
Trento Longaretti, Ennio Calabria, Remo Brindisi, Leonardo Cremonini, 
Ernesto Treccani, Le Quindici Stazioni della Via Gloriae Crucis / Alla 
Chiesa S. Francesco Saverio di Palermo / Donarono”.

Terza Stazione - Hsiao Chin

In calce al catalogo, riproducente le varie opere, è precisato in una nota 
che con "la diversità di artisti e di stili, oltre che di linguaggio (figurativo,
 simbolico, astratto), si è inteso fare appello alla poliprospetticità del 
mistero, tanto più evocabile e salvaguardabile quanto più vanno assunti 
potenzialità e limiti di ogni espressione umana”.
Le opere, in dotazione permanente alla suddetta chiesa, ubicata nello 
storico quartiere dell’Albergheria, potranno essere trasferite temporaneamente 
in altri spazi espositivi per consentire mostre itineranti.

L'iniziativa riveste molteplici significati, in sé, per il territorio in cui la 
chiesa è ubicata, per la qualità degli artisti che da Firenze e da Milano, 
da Bergamo e da Parigi, da Napoli e da Lucca, da Canzo e dalla stessa 
Palermo, hanno contribuito a rendere visibile un'idea, un progetto.
Un'operazione simile, ma con ben altri mezzi e per altre destinazioni 
liturgiche, era stata concepita qualche anno fa dalla chiesa ufficiale palermitana 
quando con il concorso dei più prestigiosi artisti italiani è stato realizzato 
l’Evangeliario.

Quarta Stazione - Domenico Spinosa


Questo ricorso all'arte, in ogni caso, per il teologo don Cosimo Scordato, 
rettore della chiesa S. Francesco Saverio nonché incisivo operatore sociale 
nell'omonimo problematico quartiere, scaturisce dal bisogno e dalla 
possibilità di interpretare il "disagio immane che accompagna la riflessione
sbigottita della contemporaneità. [...] Gli artisti sono unici in quel magistero 
che parla attraverso il silenzio della loro opera, mentre invitano a tacere 
(mysterion da muein, far tacere!) dinanzi a quella passione dell'umanità che 
tocca le profondità stesse di Dio”.

E’ un segno dei tempi, probabilmente, per noi moderni. Dopo secoli in cui 
1'arte si è innalzata alla visione e alla contemplazione del sacro, sicura con
i propri mezzi di elevarsi e proiettarsi, e proiettare, oltre il visibile, verso il
trascendente, oggi avviene il contrario: 1'assoluto sembra abbia bisogno di
calarsi nei linguaggi cangianti (figurativi o non figurativi non importa),
irrequieti, a volte scabrosi e dissacratori degli artisti, per farsi accettare come
possibilità. Un procedere, questo, effetto di un sentire più laico, tutto sommato
più umano, dopo le atrocità, le illusioni e i disincanti del secolo nostro che
chiude un millennio e si accinge a schiuderne un altro fra le speranze disattese
di sempre.
    Palermo, 1995


Quinta Stazione - Ibrahim Kodra




-        La Via dell’Arte, in “Nuove Effemeridi”, a. VIII, n.32, 1995/IV, pag. 132-133;
-        La Via dell’arte, in “L’Amico del Popolo”, a. 41, n. 6, 18 febbraio 1996;

Le immagini scannerizzate sono ricavate dal catalogo Via Glorie Crucis. Gloria dell'arte, arte della gloria, Palermo 1995


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