martedì 12 dicembre 2017

LUIGI INFANTINO TRA I TEMPLI DI AGRIGENTO, IL TEATRO MASSIMO DI PALERMO E I CORTILI DI RACALMUTO

Grazie ad Anna Giulia Enrile ho conosciuto il nipote del tenore Luigi Infantino,  chiamato anche lui Luigi per un suggerimento, quasi un'imposizione, del famoso zio, nonostante l'opposizione del fratello e del padre stesso, addivenendo alla fine al compromesso di chiamarlo Carmelo  come il nonno e Luigi come lo zio. Questa insistenza nel voler perpetuare il suo nome forse gli derivava dalla mancanza di un figlio maschio. In fondo, dietro i grandi uomini ci stanno i comuni e ancestrali sentimenti. 
Ringrazio Luigi per le foto risalenti ai primi Anni Ottanta.



Il tenore Luigi Infantino con la sorella Lina e il nipote Carmelo Luigi

Luigi Infantino nel cortile dell'abitazione paterna dove è nato 

Foto di scena di un'opera rappresentata al Teatro Massimo di Palermo


lunedì 11 dicembre 2017

VIA LUIGI INFANTINO. Una strada, virtuosa, ancora tutta da ripercorrere lungo la via dei tenori



...e Raina Nicolova moglie del racalmutese Luigi Infantino, cittadina onoraria di Racalmuto?




ECCO, RAINA di Santo Lo Curzio




Zaccanello, 10 dicembre 2017
Felice domenica sotto il pino allo Zaccanello con il soprano Raina Nicolova Infantino, il maestro compositore Domenico Mannella, il basso Salvatore Salvaggio,
 il poeta Santo Lo Curzio nipote dello scrittore Guglielmo Lo Curzio. Grazie

Ecco, Raina

Stupita, emozionata, nel dire grazie
così l’ultima frase quasi non usciva
restava sospesa nell’aria, nel tempo
accompagnata dal gesto delle mani
dall’espressione del viso luminoso
dallo stringersi soave delle labbra
dagli occhi di mare cangianti, svelti
dolce, esile, gioia vestita d’azzurro
dall’alma guizzante lingua di fuoco
donna, passione d’attrice, istriona,
incanto di tutti i teatri del mondo
cantante potente, tenera, sublime.
Lei già bimba era amante dell’arte
fedele ad essa tutta la vita, devota,
ricca d’estro, traboccante di lava,
brava, bella, mai stanca, amabile,
dalle estensioni vocali da brivido
imprevedibili ma esatte, limpide.
Ella adorava i creatori dell’Opera,
le musiche di quei profeti e poeti
e nel canto, nella scena, nel palco
era come se le trame del dramma
ed il phatos si compisse di nuovo!
Ah ecco quasi mi scordavo di dire
alcune significanti banalità infatti
le piacevano le castagne dell’Etna
le noci, il pane di casa, le arancine
il miele di carrubo, di nipita, timo
i fichi d’india quelli rossiamaranto,
le buganvillee viola vicino alle rose
tuttosommato lei adorava la Sicilia.
Che altro dire d’oltre se non il nome
breve ricamo, segno, cesello: Raina!








DECI, CIENTU CITALENI. La canzone dedicata al duro mondo delle miniere. Anteprima per Raina Nicolova Infantino



LA CANZONE SU YOU TUBE







DECI, CIENTU CITALENI. Pinsannu surfarara e salinara. Testo di Piero Carbone - Musica di Domenico Mannella * Il soprano Raina Infantino, moglie del grande tenore racalmutese Luigi Infantino, giunta appositamente da Roma, è stata madrina d'eccezione all'esecuzione del canto "DECI, CIENTU CITALENI" dedicato al duro mondo del lavoro nelle miniere di una volta, eseguito in anteprima dal Coro Polifonico "Terzo Millennio" il 9 dicembre 2017 a Racalmuto. * Coristi impegnati nell'anteprima, Soprani: Enza Giangreco, Tiziana Messina, Silvana Leone; Contralti: Linda Graci, Adele Troisi, Antonella Mattina; Bassi: Peppino Agro', Salvatore Alaimo; Tenori: Luigi Milisenda, Alfonso Collura, Calogero Catanese, Gaetano Giudice;
Lillo Bellomo solista,
Giacomo Orlando voce recitante * Testo DECI, CIENTU CITALENI Pinsannu surfarara e salinara I Deci, cientu citaleni Vannu muti in prucissioni. Nun c’è santu di prigari Vannu tutti a travagliari.
Nun su stiddri scuru scuru, Chi s’annacanu mbriachi Salinara surfarara Vannu tutti a la carnàla. II Li lassaru nni lu liettu: Matri, figli e la muglieri. Vannu lienti a la pirrera: annu nivuri pinsera.
A lu mpiernu si nni vannu Si nni vannu a sipultura Granni nichi nudi scanzi Assuppati di sudura. III Lustru c’è di citalena Senza vientu s’arrimina Li lumeri nni l’abissi Si s’astutanu su piersi.
Lu carusu sputa sangu Lu patruni spatrunìa Fumu c’è ma nun è nciensu Cu nun prega bastimìa. IV Pi campari la famiglia Quattru sordi maliditti Si la morti traditura Nun li scaccia e si l’agliutti.
L’acchianaru comu cristi. Lu parrinu avi la stola. Li muglieri a li tabbùta Ci li scippanu li chiova. * versi recitati: SURFARU SURFARU I Surfaru surfaru, lacrimi di sali Agghiorna, scura, sempri a travagliari. II Surfaru, surfaru, sangu di cristiani, cuniglia ncunigliati nni li tani. III Si senti un cantu, spunna, sutta terra, cuvìa surfaru, fuocu addrumatu. IV Uomini fuoru, fu suonnu, fu ecu, Di seculi e lamenti ncupunatu. V Piersi nni li vudeddra di la terra Assaccavanu lastimi e lamenti VI Cantavanu a cuorpi di picuna, Na vota, ora nuddru cchiù li senti. SIAE ©Carbone Pietro ©Mannella Domenico video amatoriale di Piero Carbone

Lo spartito su











Momenti dell'incontro con Raina Nicolova Infantino






























giovedì 7 dicembre 2017

È CADUTA UNA COLONNA A RACALMUTO. METAFORA? Sparita la pescheria, che fine farà l'area della ex pescheria?




Intanto, una proposta per non dimenticare ciò che è stato: 
si conservi la colonna caduta;
si salvaguardi la pavimentazione;
si facciano all'aperto presentazioni di libri, concerti, saggi di danza, mostre di pittura, conferenze, dissertazioni di filosofia, foto ricordo... nell'area della ex pescheria.



17 maggio 2012






27 luglio 2017










7 dicembre 2017






























Post correlati in cui si parlava della pescheria cancellata
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 Il 30 settembre 1891, centoventisei anni fa, il comune di Racalmuto aggiudicava a licitazione privata la locazione della Pescheria “in Via Fontana” al signor Taverna Carmelo “pel prezzo di lire 615.00 annuali”. 
,Accostando al sacro il profano, la Pescheria era addossata al muro della chiesa del Collegio di Maria prospiciente la strada che declina e conduce alla Fontana.  Un po’ più a monte, il mercato di frutta e verdura.
            Non tutti i comuni avevano un tale servizio a quei tempi. 
     Il 17 marzo 2005, forse per facilitare la sistemazione dell’impalcatura, la “storica”  struttura della Pescheria, fatta salva la colonna in ghisa sagomata, rimasta miracolosamente al suo posto, è stata “scancellata”,  smantellata pezzo per pezzo (muretto, mensole in marmo, cancellatina in ferro battuto), con l’acquiescenza dell’amministrazione comunale e, a quanto pare, con l'avallo della Sovrintendenza di Agrigento che di fatto l’avrebbe ritenuta "corpo estraneo" alla chiesa del Collegio di Maria a cui era addossata. 
Ma dopo oltre un secolo, come dimostra il Verbale di aggiudicazione della locazione del 1891, con tanto di sindaco e di segretario comunale ad avallarlo e a sottoscriverlo, non si può dire estranea alla memoria storica di una comunità, di un angolo della Sicilia, di un paese che è anche il paese di Sciascia, di Pietro D'Asaro, di Marc'Antonio Alaimo, dei tenori Salvatore Puma e Luigi Infantino, del poeta Giuseppe Pedalino Di Rosa, del prof. Giovanni Liotta, del miracoloso Padre Elia Lauricella,  del rinomato predicatore Calogero Parisi, di Santa Rosalia, della Madonna del Monte, etc. etc etc., e indicava una tradizione, un costume, un tenore di vita. Via!



ph ©piero carbone