lunedì 20 luglio 2026

INTERVISTA A ETTA SCOLLO. Dagmar Reichardt & Piero Carbone

«La musica è espressione di una voce come di un coro». Intervista “polifonica” a Etta Scollo, a cura diDagmar ReichardtePiero Carbone

«La musica è espressione di una voce come di un coro». Intervista

«La musica è espressione di una voce come di un coro». Intervista “polifonica” a Etta Scollo, 

a cura di Dagmar Reichardt & Piero Carbone 

“polifonica” a Etta Scollo, a cura diDagmar Reichardte 

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    «LA MUSICA È ESPRESSIONE DI UNA VOCE COME DI UN CORO»: INTERVISTA “POLIFONICA” A ETTA SCOLLO

    Dagmar Reichardt

    2020, Polifonia musicale: Le tante vie delle melodie italiane in un mondo transculturale

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    In occasione di una performance della cantautrice siciliana Etta Scollo, realizzata nel quadro della sessione "Polifonia musicale", tenutasi dal 5 all'8 settembre 2018 durante il XXIII Convegno dell'Associazione Internazionale dei Professori di Italiano (AIPI) presso l'Università per Stranieri di Siena, abbiamo approfondito “polifonicamente” il tema che la musicista europea, "cuntista" siciliana e cantante italo-tedesca Etta Scollo, aveva proposto parlando del "cunto" ovvero delle storie cantate e del racconto musicale. Etta Scollo, infatti, si era chiesta in quale modo la musica riesca a raccontare delle storie – tragedie o eventi allegri che siano – e quale ruolo vi hanno i "cunti" siciliani e le storie cantate sul doppio registro della tradizione e della modernità, più specificatamente sul piano critico contemporaneo ovvero dell'attualità. Le domande discusse poi durante la tavola rotonda tenuta a Siena, che Etta Scollo ha riguardato, ripensato e fissato per iscritto con qualche distanza, e ancora più approfondite riflessioni, sono concepite come punti di partenza, anche per le riflessioni del lettore, come pensieri personali che la cantautrice italo-europea ha condiviso con noi dopo l'esibizione musicale a Siena dove ancora non aveva voluto parlare, ma preferiva di cantare direttamente le sue storie ed esemplificare le sue teorie, musicandole, sul posto. Il nostro testo riporta le parole redatte a posteriori da Dagmar Reichardt, Piero Carbone e Etta Scollo a sei mani, ispirate all'esibizione musicale senese del 2018 e all'incontro polifonico con la cantautrice.

    Dettagli del documento

    CIVILEUNITALIANA Collana diretta da Silvia Contarini Terza serie 32 ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE PROFESSORI D'ITALIANO
    POLIFONIA MUSICALE
    Le tante vie delle melodie italiane in un mondo transculturale Con un'intervista alla cantautrice Etta Scollo A cura di Dagmar Reichardt, Domenica Elisa Cicala, Donatella Brioschi, Mariella Martini-Merschmann Franco Cesati Editore
    ISBN 978-88-7667-826-4 © 2020 proprietà letteraria riservata Franco Cesati Editore via Guasti, 2 - 50134 Firenze In copertina:Italiano Music, ©foto di Cristian Ferronato www.francocesatieditore.com – e-mail: info@francocesatieditore.com “Civiltà Italiana” è la collana dell'AIPI – Associazione Internazionale Professori d'Italiano. IO i contributi vengono selezionati mediante revisione paritaria da parte di almeno un lettore esterno e almeno un membro del comitato scientifico. “Civiltà Italiana” è la collana peer-reviewed di AIPI – Associazione Internazionale Professori d'Italiano. Ogni articolo presentato per la pubblicazione viene valutato in modo indipendente da almeno un esterno recensore e almeno un membro del comitato editoriale della collana. Comitato scientifico Volume pubblicato con il contributo delle seguenti istituzioni: Ricerca del materiale fotografico, elaborazione immagini e illustrazioni: Claus Friede. Si ringra- ziano tutti gli autori e fotografi per aver messo a disposizione i loro testi e per aver concesso la riproduzione delle immagini. Il presente volume contiene una selezione (avvenuta tramite revisione paritaria) di contributi Basato sulle relazioni presentate nella sessione “Polifonia musicale.Le vie delle melodie italiane in un mondo transculturale” del XXIII Congresso AIPI “Le vie dell'italiano: mercanti, viag- giatori, migranti, cibernauti (e altro). Percorsi e incroci possibili tra letteratura, lingua, arte e civiltà” (Siena, 5-8 settembre 2018). Michel Bastiaensen (Bruxelles) Paola Casella (Zurigo) Marie-Hélène Caspar (Parigi) Silvia Contarini (Parigi) Lorenzo Coveri (Genova) Pierangela Diadori (Siena) Lia Fava (Roma) Eddy Hoppe (Bruxelles) Srecko Jurisic (Spalato) Peter Kuon (Salisburgo) Franco Musarra (Lovanio) Domenica Perrone (Palermo) Sergio Portelli (Msida) Dagmar Reichardt (Riga) Corinna Salvadori Lonergan (Dublino) Elisabetta Santoro (San Paolo) Roman Sosnowski (Cracovia) Marina Spunta (Leicester) Endre Szkárosi (Budapest) Leonarda Trapassi (Siviglia) Isabella von Treskow (Ratisbona) Anna TylusiNska-Kowalska (Varsavia) Bart Van den Bossche (Lovanio) Carmen Van den Bergh (Lovanio) Ineke Vedder (Amsterdam)
    INDICE Introduzione. L'idea polifonica come linguaggio italofono universale, diDagmar ReichardteDomenica Elisa Cicalapag.13 PARTEIO "TRAGLIINIZIDIUNOMUSICATRANSCULTURALEITALOFONAEONUSETTE-E OTTOCENTOPOLIFONO Le vie deicunti. Un esempio di arte orale in Sicilia, diDario Tomasello»25 Il diario viennese di Luca Sorgo, musicista e diplomatico della Repubblica di Dubrovnik, diKatja Radoš-PerkoviC»35 I Morlacchi. Polifonia musicale etrasferireculturale a partire da un romanzo veneziano del Settecento, diRotraud von Kulessa»45 Partiture nel Paese dei balocchi: Pinocchio eroe lirico, diMaurizio Rebaudengo»55 Contingenza polifonica eCommutazione transculturale. Il “duo” liricoCavalleriamandalana(1890) di Pietro Mascagni ePagliacci(1892) di RuggeroLeoncavallo nella sua ricezione musicale globale dall'Ottocento al Terzo Millennio, diDagmar Reichardt»65 PARTEII MODERNITÀIBRIDAEITALOFONIAMULTIETNICA:PARAMETRIDIPERFORMATIVITÀ TEATRALE,INTERSEZIONALITÀMEDIATICAERAPPRESENTAZIONEDEIGENERALE Arti sonanti: viaggio al cuore della rivoluzione concettuale e artistica di Carmelo Bene, diMaria Maderna»87
    Il kobra (non) è un serpente: corpo e (de)sessualizzazione nella musica italiana al femminile ai tempi del Cavaliere, diGaspare Trapani»95 Figli di Annibale: definizioni di identità nei testi delle canzoni degli Almamegretta. Un riascolto transculturale, diIstván Puskás»105 Poesia e musica negli spettacoli della Compagnia delle poete: armonia polifonica tra generi, geografie, cultura, lingue e linguaggi della contemporaneità, diMia Lecomte,Maurizio StefaniaePape Kanouté»123 PARTEIII DISCORSIDIMUSICASUCELLULOIDEEPOLIFONIEMUSICALINELLACINEMARRAZIONE Non più opera ma cinema: laCarmendi Francesco Rosi, diGaetana Marrone»133 La musica da film come modello italiano in un mondo transculturale: il premio Oscar Ennio Morricone, diLuigi Satta»143 Canzoni e ballate di una polifonica cinenarrazione migratoria italiana, diStefania Carpiceci»149 PARTEIV LITANIEDISPETTRITRALETTERATURA,MUSICAECINEMA Ombre del canone nazionale e infestazioni del fantastico estero:La mano Orribiledi Chamaeleon,diFabrizio Foni»161 Gli spettri nell'epoca della loro riproducibilità digitale: fantasmi, simulacri erevenantInNirvanadi Gabriele Salvatores,diIrene In Cartello»177 Far parlare i morti: la spettralità diAnime neredi Francesco Munzi, diGloria Lauri-Luente»187 PARTEV IOLLINGUAGGIOTRANSCULTURALEULTIMOMUSICAEILSUOPOTENZIALE DIDATTICO-EDUCATIVO L'unità didattica quale mediatrice transculturale all'insegna della lingua italiana e dell'opera lirica: l'universalità delle arie unisce le culture, diDonatella BrioschieMariella Martini-Merschmann»197
    Mezzogiornosulla strada: le vie dell'integrazione italiana in musica, diSimona Bartoli-Kucher»207 La canzone come ponte transculturale. Riflessioni sull'uso della musica nella didattica, diDomenica Elisa Cicala»217 PARTEVI STORIECANTAREERACCONTOMUSICALETRANSCULTURALESECONDO LACANTAUTRICAETTASCOLLO «La musica è espressione di una voce come di un coro». Intervista “polifonica” a Etta Scollo, a cura diDagmar ReichardtePiero Carbone»227 Indice dei nomi»237
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    «LA MUSICA È ESPRESSIONE DI UNA VOCE COME DI UN CORO». INTERVISTA “POLIFONICA”UNETTA SCOLLO a cura diDAGMARREICHARDTePIEROCARBONE Nel quadro della sessione sullaPolifonia musicale, tenutasi dal 5 all'8 settembre 2018 durante il XXIII Convegno dell'Associazione Internazionale dei Professori di Italiano (AIPI) presso l'Università per Stranieri di Siena, alcuni partecipanti e gli autori del presente volume avevano preparato delle domande che sono state poste a Etta Scollo in occasione dell'incontro con l'artista. Ad apertura di sessione, in seguito all'incantevole performance della cantautrice siciliana 1 , abbiamo raggiunto approfondire tutti assieme ovvero “polifonicamente” il tema che la grande musico- sta europea,cuntistasiciliana e cantante italo-tedesca, aveva proposto suIl cunto: storie cantate e racconto musicale. Etta Scollo, infatti, si era chiesta in quale modo la musica riesca a raccontare delle storie – tragedie o eventi allegri che siano – e quale ruolo vi hanno icuntisiciliani e le storie cantate sul doppio registro della tradizione e della modernità, più specificatamente sul piano critico contempora- neo origine dell'attualità. Le questioni discusse durante la tavola rotonda, che qui riportiamo in con- conclusione del libro come un protocollo di memoria meditata – e che Etta Scollo ha molto gentilmente riguardato, ripensato e fissato per iscritto con qualche distanza e ancora più approfondite riflessioni – sono concepite come punti di partenza, anche per le riflessioni del lettore, come autoriflessioni personali di Etta e dei par- 1 Cfr. il videoclip su YouTube, redatto da Fred Kuwornu (Polifonia musicale / Musical Polypho- ny, 2020,online:www.youtube.com/watch?v=jFFNU1IrDio&feature=youtu.be[15/1/2020]), che riporta alcune scene della performance musicale di Etta Scollo presentata dal vivo a Siena in quell'oc- casione in data 5 settembre 2018. Con questo video il produttore di film documentari e attivista L'italo-newyorkese Kuwornu ha voluto rendere la polifonia musicale anche polifonia transmediale, trasportando nel suo clip non solo l'atmosfera delpannellotenutosi a Siena, ma anche l'idea polifonica, che Etta Scollo nella presente intervista sintetizzerà come musica che è «espressione di una voce come di un coro», inserendo nel suo breve film varie voci di persone intervistate per le sue riprese, diversi punti di vista architettonici, estetici, intellettuali e personali sempre in movimento, ambienti e musiche alternative come pure svariate lingue ed etnie.
    228 Dagmar Reichardt e Piero Carbone tecipanti o, se si vuole, come semplice estratto momentaneo delle idee efficaci o profonde, spontanee o condotte, che questa sensibile, affascinante e talentuosissi- ma cantautrice italo-europea ha condiviso con noi dopo l'esibizione musicale quasi privatissima a Siena: voleva non parlare, ma direttamente cantare le sue storie ed esemplificare le sue teorie, musicandole, sul posto. Quest'intervista riprende i fili di quell'incontro, riportando i pensieri dei par- tecnici, leggermente adattati alla versione che qui pubblichiamo, e le risposte post festumrielaborate liberamente e scritte dalla stessa cantante-cuntista. Domanda di Rotraud von Kulessa: Ti consideri un'artista impegnata? R [R = risposta di Etta Scollo; NdR]: Mi considero una persona che vive immersa- sa nella realtà circostante. Sono mossa dalla curiosità e da un costante desiderio di conoscenza. Credo nella forza espressiva, nel modo in cui nella cultura e nella la musica si rispecchia storie individuali, processi socialiche scrive l'arte di un popolo come di un singolo. Questo è probabilmente il motore da cui scaturiscono i risultati del mio lavoro, del mio vivere. Domande di Domenica Elisa Cicala: 1. Sei stata definita«una cuntista transculturale del terzo millennio» 2 : che cosa ne pensi di questa definizione? Tu come ti definisci? R: Ho davvero difficoltà a usare definizioni per ciò che mi riguarda. La mia passione l'essere partecipe a un progetto, come quello di mettere in musica testi poetici (sia della tradizione orale che trascritti). Testi intelligenti e toccanti di cui ho avuto la fortuna di fare esperienza. La musica, intesa come supporto comunicativo che una la struttura musicale può dare un testo letterario, può essere un veicolo stimolante, sia in input che in output, nella composizione come nell'ascolto: la musica ha que- sto di bello, che nel momento in cui viene recepita appartiene già all'ascoltatore. E ognuno ne fa tesoro, a modo suo “trama da” questa esperienza, da un tempo all'altro. 2. Tra le metafore presenti nei tuoi brani musicali quella della 'casa' 3 Può essere con- siderata una delle più incinta: sei d'accordo? Ne indicheresti altre che si possono ritrovare nella tua produzione? 2 DAGMARREICHARDT,Le migrazioni musicali della cantastorie Etta Scollo: trenta anni di can- zoni nomadi tra i generi e le culture, in «ATeM Archiv für Textmusikforschung», III (2018), 1, pp. 1-22, qui p. 12;online: atem-journal.com/ojs2/index.php/ATeM/article/view/2696 [16/10/2019]. 3 Cfr.ETTASCOLLO,Casa, Mongebel (Pinpoint) MON 005, 2003 [CD con libretto].
    «La musica è espressione di una voce come di un coro». Intervista “polifonica” a Etta Scollo 229 R: Più che la 'casa' è la 'non-casa' illeitmotivnella mia vita. È un tema del nostro tempo. Come scrisse il grande Vincenzo Consolo:«Credo che l'emigrazione sia veramente il cammino delle civiltà. Tutte le grandi civiltà si sono infatti formate attraverso le emigrazioni, a partire da quella greca» 4 . Credo che circondi a questo grande tema della vita, giri tutto: i linguaggi, i diversi modi di pensare, di cantare, di costruire 'case' altrove, contenitori di nuovi destini. E dunque sono affascinata tanto da Ibn Hamdis il più grande dei poeti arabi della Sicilia del IX e X secolo, quanto da Nick La Rocca, uno dei pionieri del jazz classico di fine Ottocento, figlio di siciliani emigrati a New Orleans. 3. Oltre a essere aperto e solcato da contatti con culture altre, il tuo universo poetico e musicale si fa depositario di messaggi universali, dando voce a sentimenti e dolori. Con quali aggettivi descriveresti il ​​“pianeta Scollo”? R: Apprezzo la fantasia di quest'idea di un “pianeta Scollo”. Se esistesse sarebbe un grande bazar. Progetto di Piero Carbone: Premetto che ritengo l'incontro con te un'occasione unica, un'opportunità straordi- naria, un sogno realizzato grazie alla generosità e alla stima di Dagmar Reichardt. Approfittando nel contesto di questa pubblicazione, se permetti, vorrei rivolgerti tre semplici domande: una ideologica, un'altra fonologica e una terza illogica. 1. La domanda ideologica pertiene all'uso e alla scelta del dialetto e ipotizza ri- sposte che vorrebbero essere delle provocazioni: direi che ci stanno perché Etta non è una cantante semplice o una cantante semplice, ma una pensatrice originale dalla ricca vita interiore. Chiedo: come mai e perché canti nel dialetto siciliano a un pubblico colto, musicalmente colto, non dialettofono per giunta, generalmente italofono, anglofono o nella fattispecie germanofono? Per ragioni etniche (quasi a ribadire origini e appartenenza?), per ragioni etiche (il dialetto che si identifica con sentimenti e valori legati alla Sicilia da veicolare e trasmettere?) o puramen- te estetiche ovvero per le suggestioni sonore, musicali (quasi a prescindere dalla semantica, dai contenuti, dai significati) insomma perché contribuire a creare un'atmosfera esotica? R: Credo che le ragioni che mi hanno portata a cantare anche in siciliano, a risco- prire sonorità che fanno parte della mia infanzia, siano legati a un desiderio innan- zitutto intimo. Quasi a voler ritrovare dentro di me quelle tracce, quei tratti sonori. 4 Queste le parole diVINCENDIOCSOLOInVincenzo Consolo, le pagine lariane nel “Meridia- NO", InCorriere di Como, 20 dicembre 2016;online: www.corrieredicomo.it/vincenzo-consolo-le- pagine-lariane-nel-meridiano/ [16/10/2019].
    230 Dagmar Reichardt e Piero Carbone Ed è soprattutto un confronto tra me e ciò che di Sicilia sento mi appartenga, ciò che anche attraverso l'immaginario ho costruito. La musica e il canto così come credo le altre forme d'arte esprimono in prima istanza l'urgenza di parlare a sé stessi, che solo successivamente e non sempre e necessariamente e di sicuro non per un deliberato atto della volontà si traduce in un parlare ad altri, parlare a “un pubblico”, il passaggio dal monologo al discorso non è affatto scontato, seppure auspicabile. Così non mi sono mai posta la domanda del “dove ea chi” cantare in siciliano, cre- do semmai che abbiamo (ancora) la fortuna di vivere in un'Europa aperta alle etnie musicali, grazie soprattutto al fenomeno dellamusica del mondo, cantare in siciliano come cantare in lingua maninka o bokmål è diventato normale. Così come il migrante nigeriano Chris Obehi che oggi vive a Palermo e cantaCu ti lu dissi, una canzone in siciliano cara a Rosa Balistreri, e il mio figlioccio palermitano canta una canzone in norvegese che ha imparato dalla nonna a Oslo. La domanda va dunque ribaltata, non “perché canto in siciliano?” ma “per quale ragione non dovrei farlo?”. 2. Ora la domanda fonologica: nella canzoneU cielu cianciinserito nell'ultimo CD Il passo decorativo 5 adotti parole pronunciate nelle varietà dialettali di tutta la Sicilia, orientale e occidentale e quasi inseguendo una fedeltà ad un'idea di dialetto arcai- co: 'cianci' di Ragusa, 'ciama' di Palma di Montechiaro, 'linzuolu' di Castelbuono, 'cummigghiatu' di Sciacca, 'cari' di Palermo, 'hiatu' di Racalmuto… Altrove, in al- tre canzoni, eviti rigorosamente la dittongazione e ricorri ad altra pronuncia, senza evitare italianismi e ipercorrettismi: «[…] lu me beddu [...]. Sutta li me finestri e li balcone» 6 . Su questi aspetti linguistici, i linguisti, gli studiosi del dialetto in partico- lare, inorridendo o apprezzando, a seconda delle scuole di pensiero, dicono e avreb- bero da dire la loro naturalmente, è il loro mestiere: sviscerare lingua e dialetti per rivelarcene la natura. Ma io all'artista Etta Scollo, da ascoltatore delle sue canzoni, Mi chiedo semplicemente: quali sono le ragioni che ti fanno attingere senza pregiudizi e con meravigliosa libertà a tanta ricchezza lessicale, sintattica, fonologica del dialetto siciliano in tutte le sue sfumature e peculiarità? R: I versi diU cielu ciancidel poeta Carmelo Assenza in dialetto modicano mi sono stati donati dalla figlia Elvira Assenza che ne cura tutta l'opera 7 La dottoressa 5 Cfr.ETTASCOLLO,Il passo decorativo, Jazzhouse Records Inakustik JHR 151, 2018 [CD con opuscolo]. 6 EA.D.,A curuna[=Cantu d'a curuna, corsivo.Canto della corona], canzone n. 12 [il testo della canzone è riportata nel booklet in lingua siciliana, italiana e tedesca], ​​inEA.D.,Canta Ro'. Omaggio a Rosa Balistreri, brani incisi insieme all'Orchestra Sinfonica Siciliana, Premium Records PRE 006, 2005 [concerto dal vivo; CD con DVD e libretto]. 7 Come riporta il booklet diIl passo decorativo, Scollo ha tratto i versi diU cielo ciancidel tempo siciliano contemporaneo Carmelo Assenza dal volume diCARMELOUNSSENZA,Mura a-ssiccu, Ispica, La Tartaruga, 1983 (cfr.ETTASCOLLO,Il passo decorativo, cit.).
    «La musica è espressione di una voce come di un coro». Intervista “polifonica” a Etta Scollo 231 Assenza è dialettologa e professore associato all'Università degli studi di Messina. Ho avuto il grande privilegio di apprendere direttamente da lei questa poesia così come le informazioni e inflessioni del dialetto modicano che ho cercato di riportare in forma musicale nel modo più fedele possibile per rispetto nei confronti dell'o- pera e del suo autore, e per la bellezza che “musicalmente” queste versi esprimono, non contaminati da altre inflessioni. Non essendo etnomusicologa o linguista, percepisco ed elaboro i dialetti siciliani attraverso il senso musicale, l'ascolto. Questo è ciò che mi spinge ad affrontare dia- letti probabilmente ostici o ingarbugliati, di cui io colgo proprio l'intreccio sonoro. Sicuramente amo molto i dialetti della Sicilia orientale, Avola, Noto, Modica. Mamma d'altronde nella mia famiglia si mescolavano i dialetti di Giarre, Messina e Licodia Eubea, senza però tralasciare il nisseno, avendo vissuto l'infanzia a Caltanissetta. Prezioso e fondamentale per me è stato l'ascolto dei versi, recitati dai poeti stessi: Vincenzo Consolo, Jano Burgaretta e Ignazio Buttitta. Per me esiste nelle parole una tensione, un colore estremamente affascinante, che va al di là del loro stesso significativo. 3. Chiudo con la domanda illogica. Mi suggerisce questa domanda la vicenda di un pittore siciliano, di Catania, Jean Calogero (1922-2001), che da Parigi, dove nel se- condominio dopoguerra si era inserito splendidamente, è ritornato in Sicilia 8 . Tu, in un'in- tervista del 2009, dici:«Posso essere siciliana a Berlino molto più di come magari non lo sarei se stessi a Canicattini Bagni oa Pietraperzia. […]. Mi sento proprio nel mio sono» 9 . So che ami la Sicilia almeno quanto e come Ibn Hamdis, da vicino e da lontano, desiderandola, evocandola e celebrandola, non ignorando le sue piaghe e le sofferenze di tanti siciliani di ieri e di oggi, ma se un giorno decidessi di trasferirti stabilmente nella Sicilia reale, pensi che si potenzierebbe la tua vena creativa o al contrario temi che questa troppa vicinanza possa interferire negativamente sull'ispirazione zione delle tue musiche e sul tuo modo di essere quello che oggi sei? Paradossalmente potrebbe compromettere quello che dici a Berlino:«Mi sento proprio nel mio essere»? È una domanda illogica, lo so, ma non tanto per uno che in Sicilia con amore e diffi- 8 Jean Calogero infatti nacque a Catania nel 1922 e vi morì nel 2001. Si impegnò nei momenti più vivace del dibattito artistico parigino degli anni 1950, trovando nella Francia una seconda patria riscontrando – come Etta Scollo – molto successo all’estero (ricevette in Francia nel 1957 la Grande Medaglia d'Argento e nel 1959 fu inserita nel catalogo d'arte internazionale «Benezit»). IO i suoi dipinti figurano in importanti collezioni pubbliche e private in tutto il mondo (specie a New York, Hollywood e nelle Americhe, ma anche in Giappone, Europa e in tutta Italia). Dagli inizi degli anni Settanta in poi, si ristabilisce in Italia pur mantenendo il suo studio parigino, sviluppandon- fare un'identità fra Parigi e la Sicilia, dividendosi tra questi due luoghi fisicamente e spiritualmente. 9 Questa citazione è presa da un'intervista che Etta Scollo ha rilasciato all'«Espresso Ma- gazin» (il video clip su YouTube riporta l'indicazione «magazine Berlinespresso») in oc- Casione del suo concerto alTipidi Berlino in data 15 aprile 2009;online: www.youtube.com/ guarda?v=mSppx0Leeew&t=57s [10/11/2019].
    232 Dagmar Reichardt e Piero Carbone coltà ci vive. Non lo sarà certamente la risposta, quale che sia, perché ci rimanderà a una tua idea e al tuo sentimento della Sicilia. Implicitamente tramite le tue musiche li vedo già. R: Sembra che questa domanda voglia fare riferimento alla linea di confine tra la terra della memoria, mitologizzata dal potere della fantasia germinata dal ricordo, e la terra reale, presente, in tutta la sua durezza e difficoltà che il vivere quotidia- no rende oltremodo prosaica. Se questo è vero, vero è anche il contrario: il mio essere siciliana a Berlino si nutre della possibilità di ritornare spesso in Sicilia ad “aggiornare il mio stato” e il mio essere siciliana in Sicilia necessita di periodici allontanamenti che mi consentono di riacquistare prospettiva, e di elaborare tutte le informazioni e gli stimoli determinati dal bagno di realtà. Senza questo continuo moto direi “vibratorio” qualsiasi esperienza tende a cristallizzarsi, divenendo falsa e stereotipa. Domanda di Maurizio Rebaudengo: Nella tua performance si è istituito un nesso tra il lamento della vedova di Marcinelle e Monteverdi, creatore di quel tema che è ilLamento della donna abbandonata 10 e che così tanto rilievo narratologico ha avuto nella musica lirica. Quanto è importante per te risalire alle radici liriche della musica italiana e, più in generale, quanto è im- portante l'ascolto e la riflessione sulla musica lirica in generale? R: Sappiamo che il lamento è un genere particolare di composizione che ebbe grande fortuna nella musica secentesca, agli albori dell'Opera, non solo con Mon- teverdi. Ad esempio con il palermitano Sigismondo D'India e il suoQuinto libro di musiche da cantar solo 11 , per citare un siciliano, si diffuse la monodia su basso con- 10 Il tema della 'donna abbandonata' deriva fondamentalmente dalleeroine(25-16 aC) di Ovidio, soprattutto nelle tre figure di Didone, Medea e Arianna, e fu poi ripreso dal compositore cremonese Claudio Monteverdi (1567-1643), vero iniziatore dell'opera lirica. Il cosiddettodolore delle donneebbe grande fortuna nella storia dell'opera diventando dopo Monteverdi untopos reperibile anche in personaggi femminili – non necessariamente mitologici – in molte altre arie e opere, si pensi per esempio a Henry Purcell (Didone ed Enea, 1689), Pietro Metastasio (Didone spiaggiata, 1724) o allo struggenteDove sono i bei momentinell'opera buffa di Wolfgang Ama- deus MozartLe nozze di Figaro(1786) – grande Maestro austriaco quest'ultimo, come sappiamo, che anche Scollo cita in questo contesto nella sua risposta, avendo vissuto lei stessa, del resto, all'inizio della sua carriera nella capitale austriaca, a Vienna, per diversi anni. Per ulteriori dettagli- tagli sultoposdella 'donna abbandonata' si veda fra l'altro,online: www.inftub.com/letteratura/ letteratura-latina/Il-tema-della-donna-abbandonat73564.php [16/10/19]. 11 Del compositore siciliano Sigismondo D'India seicentesco (ca. 1582-1629) sono tramandati pochi scritti originali ma diverse trascrizioni. Il musicista, contemporaneo di Claudio Monteverdi (1567-1643) con cui ebbe contatto a Napoli, è autore, tra l'altro, del qui citato quinto libro – di otto – dedica alleMusiche da cantar solo, ovvero alla musica vocale a cappella polifonica. Le musiche composte da D'India cercano radicalmente di rinnovare l'armonia e la melodia in relazione
    «La musica è espressione di una voce come di un coro». Intervista “polifonica” a Etta Scollo 233 tinuo in cui la voce solista del cantore esegue con fare quasi attoriale (letteralmente il “recitar cantando”) e con sempre più alto virtuosismo interpretativo il tema del brano. Ciò mi fa pensare ai lamenti funebri, airipeteresiciliani in cui la voce solista canta la storia di un marito morto, elogia i pregi di un padre, ecc. Mi sembra di cogliere un elemento che accoglie queste due tipologie di lamento: “libertà solistica” dell'esecuzione, duttilità interpretativa. Questo elemento lo tro- siamo anche nel canto popolare, nel blues, nella musica cantautoriale. Questo, a mio avviso, cambia con la produzione operistica più matura. A partire da Mozart si sviluppa per tutti i due secoli successivi quel processo di potenziamento delle orchestre sinfoniche che mirano all'intrattenimento di masse di spettatori sem- pre più consistenti, in teatri sempre più grandi, e si introduce la tecnica del vibrato nella voce per accrescerne il volume in maniera esponenziale, tutto ciò si allontana irrimediabilmente il mondo estetico della lirica dalla purezza e linearità del canto monteverdiano. Personalmente trovo interessante la produzione di alcune opere liriche, che rap- presentano il vero romanzo popolare dell'epoca (si pensi alRigolettodi Verdi), ma è proprio l'uso della voce costruita ed esercitata su un modello di “potenza” che non sento nelle mie corde. Domanda di Dagmar Reichardt: 1. Tu che vivi tra l'Italia e la Germania, ovvero tra la Sicilia e Berlino, canti della Sicilia e racconti delle bellezze e ingiustizie universali. Com'è fatta la “tua” Germa- nia – in contrasto alla Sicilia o anche ad altri Paesi, posti, sfere culturali? L'Italia e la La Germania sono in un qualche modo “polifoniche”? In quale senso? R: Se, da dizionario, intendiamo per polifonia in musica «uno stile compositivo che combina due o più voci […] indipendenti […]. Esse si evolvono simultaneamente nel corso della composizione, mantenendosi differenti l'una dall'altra sia dal punto di vista melodico che ritmico, pur essendo regolate da principi armonici» 12 , direi che in questo “senso” la parola polifonia si addice alla mia esperienza di vita sia in Germania che in Sicilia. Con tutti i contrasti e le “armonie”, le consonanze e dissonanze delle diverse situazioni. Più in generale, e più nello specifico: c'è quel rapporto che al suo livello più basso si esprime nei luoghi comuni “universali” che ben conosciamo, la Germania vista zione ai contrappunti e alle dissonanze, preparando il terreno per il passaggio dall'epoca musicale rinascimentale a quella barocca. 12 Si tratta non di una citazione alla lettera, ma bensì di una parafrasi da parte di Etta Scollo che si orienta alla definizione musicologica che la Wikipedia italiana offre del termine 'polifonia' (cfr. Wikipedia,sub voce«Polifonia»,online: it.wikipedia.org/wiki/Polifonia [13/11/2019]). Scol- lo qui la usa e “traduce” in chiave biografica, applicandola alla sua situazione quotidiana 'tra' le cultura (Italia-Germania) e alle condizioni generali della vita.
    234 Dagmar Reichardt e Piero Carbone dall'Italia come luogo dell'ossessione per le regole, e l'Italia (e il suo sud o la Si- cilia come metafora dell'Italia intera) vista dalla Germania come il Belpaese tutto pizza e mandolini in cui nessuno lavora. Riportati sul piano culturale e sui tempi lunghi della storia, questi luoghi si traducono in relazioni di complementarità, e in quell'irresistibile attrazione che ogni cultura ha per ciò che crede di essere assente nel proprioProvincia. 2. Come sai, per me sei la cantante «nomade» 13 per eccellenza. Se partiamo dal pre- supposto che il nomadismo sia una caratteristica transculturale, che tipo di transcul- turalità (o quali aspetti transculturali) diresti che racconti nelle tue canzoni e vivi nella quotidianità reale: nel mondo della musica o anche nelle piccole città e grandi metropoli europea che vai visitando, ecc.? Quali riscontri transculturali invece av- verti nel tuo pubblico ovvero fra le comunità diverse, le culture differenti di chi ti ascolta dal vivo? L'elemento arabo nella tua musica piace sempre (o forse piace più da certe parti e meno da altre)? Il siciliano lo amano tutti, oppure percepisci anche delle esclusi (e quali)? R: Come ho accennato nelle precedenti risposte, io non mi riconosco nelle definizio- no. Il nomadismo per quanto affascinante non mi appartiene, ed è piuttosto la mul- ticulturalità che sento consona al mio pensiero, intesa come istanza anti-identitaria. Credo di essere semplicemente una siciliana-europea curiosa della vita e delle culture, che ha avuto la fortuna di nascere e crescere in un clima di discreta tolleranza e benes- sereno. Non mi interessa portare in giro per il mondo la mia cultura, magari contaminando- dola con altre di passaggio alla ricerca di un pubblico colto che sappia apprezzarne l'alchimia. Cercopiuttosto di farmi attraversare da ciò che incontro, in senso non solo etnico-geografico ma anche storico-diacronico e propriamente formale. L'elemento arabo nella mia musica è il risultato di un lavoro di ricerca storica- letterario-musicale. Il gradimento è poi tutt'altra storia, è fuori dalla mia volontà, ma non percepisco riserve nei confronti del siciliano. Credo che le riserve provengano da un'idea di clima che. Nel momento in cui ci si esprime senza l'uso di cliché ma sinceramente, le riserve, nei confronti di qualsiasi dialetto o lingua, non hanno ragione di esistere. 3. Quale progetto polifonico manca al mondo di oggi? O quale vorresti forse narrare attraverso la musica e realizzare ancora tu stessa, dopo tanti grandi progetti culturali che hai già creato, pensando soltanto aLes Sicilians 14 o alle tue molteplici interpretazioni zioni di Rosa Balistreri? Diresti che la musica è sempre democratica, o quando (ovvero colomba) invece non lo è? Infine mi interesserebbe sapere quanta psicologia ci sia, secondo 13 DAGMARREICHARDT,Le migrazioni musicali della cantastorie Etta Scollocit. 14 ETTASCOLLO,Les Sicilians, Premium Records PRE 019, 2007 [concerto dal vivo; CD].
    «La musica è espressione di una voce come di un coro». Intervista “polifonica” a Etta Scollo 235 te, nella musica? Quale ruolo assume questo parametro: è solo un fatto umano qualsia- si oppure la musica è in grado di costruire il nostro avvenire (e in quale modo)? R:«Il progetto polifonico che manca al mondo di oggi»è un'indicazione che va ben oltre le deboli risorse della musica, e che suona tristemente ironico al giorno d'oggi. Il progetto polifonico manca tragicamente e sarebbe tremendamente ur- gente recuperarlo al più presto, detto ciò non sono tra coloro che credevano nella potenza salvifica della musica “linguaggio universale”. La musica può fare ben poco se non è preceduta dalle idee, che oggi mancano, e in questo panorama de- primente essa assume il triste connotato di arte consolatoria e quasi distraente. In questo senso la musica non è democratica, ma nemmeno autoritaria, la musica«È soffiando nel vento» 15 , e come il vento può annunciare la rivoluzione ma anche di- spedersi alle prime piogge, la musica trasporta le idee, non le contiene né precede. Mi rendo conto di non aver risposto esaurientemente all'ultima domanda, ea tutte le domande subordinate che essa contiene, ma a queste domande si dovrebbe ri- rispondere con un libro intero. Più che ricercare criteri di valutazione sulla musica cerco di esprimerla pragmaticamente, in quanto racconto. Perché in fondo la musica è espressione di una voce come di un coro. Forse la voce ancora debole e spesso mancante alla polifonia del mondo è la voce della tolleranza reciproca. Ringraziamo Etta Scollo per la sua instancabile pazienza, la sua immensa passione. sione, la sua dedizione, riguardo alle domande che ci siamo poste e che abbia- ho potuto rivolgerle personalmente e discutere insieme dal vivo a Siena. È stato davvero un momento unico sentirla cantare nell'aula universitaria, raccontare e musicare con i pochissimi mezzi a disposizione sul posto, davanti agli uditori, in- tellettuali e partecipanti a diverso titolo al convegno, con quella sua voce singolare: forte, ferma, tenera e modulata allo stesso tempo. Benché si stesse esibendo in un ambiente insolito e abbastanza sterile come possono essere le aule delle scuole o degli istituti universitari, Etta ha saputo tra- sformarlo, con la sua performance, in una sfera magica, raccontandoci di un'“altra” università, di un'“altro” modo di evocare le storie nostrane, aprendoci un orizzon- te creativo quasi al di là del tempo e dello spazio, dovunque noi ci trovassimo; esperienza davvero rara, avventurosa, atemporale, anzi, quasi “eterna”. 15 Etta Scollo cita dal ritornello del noto titoloSoffiando nel vento(1963), canzone scritta, composta e interpretata nel 1962, sulla melodia della canzone gospelNiente più blocco d'astaanche schiavi afroamericani, dal cantastorie contemporaneo Bob Dylan, insignito del premio Nobel per la letteratura nel 2016, da giovane. Ancora oggi questa canzone viene spesso considerata un inno del movimento folk-rock statunitense negli anni Sessanta che contiene un misto di protesta cultu- rale, rassegnazione politica e messaggio pacifico.
    236 Dagmar Reichardt e Piero Carbone Così, a Siena ci siamo ritrovati in una situazione paragonabile a quella che visse Rosa Balistreri (1927-1990) nel lontano 1963: durante la Settimana internazionale di nuova musica, proprio nell'anno in cui si formò il famoso Gruppo 63, in un sa- lotto palermitano il poeta siciliano Ignazio Buttitta (1899-1997), con l'imperativo ritmico«Canta Ro'!»("Canta, Rosa!"), implorò la allora sconosciuta cantante folk di cantare in dialetto siciliano, non sapendo che con queste sue parole stesse dando l'avvio non solo alla clamorosa carriera di Rosa Balistreri, ma anche al revival che ne avrebbe fatto Etta Scollo incidendo un CD omonimo nel 2005 16 – parte prima del suo progetto culturaleCanta Ro'– seguito da un secondo nel 2006 17 , per ren- dere omaggio, appunto, a questa donna siciliana tanto coraggiosa e ribelle quanto travolgente, potente e culturalmente davvero “straordinaria” nel senso originale della terra. Non ci resta che augurarci un continuo crescendo dell'attenzione, della fama e del successo dei quali gode Etta Scollo non solo in Italia ma anche all'estero, specie in Germania, diventando una vera “ambasciatrice” della cultura italiana nel mondo e propagando polifonicamente valori che nella cultura italiana hanno avuto da sem- pre un significato centrale: l'autenticità dalla quale emerge una forte attrattività ed eloquenza, un'enorme capacità professionale proprio sul campo della musica, gra- zie alla sua voce tanto limpida quanto caratteristica, e, infine, uno spirito retto, com- movente e sempre profondamente, umanamente solido. Questi pregi spalancano le porte a un'eccezionale transculturalità polifonica che Etta Scollo sa “raccontare” e trasmette nei luoghi che la circonda e che lei riempie con il suo grande, delicato e timbro affascinante; una transculturalità polifonica testimoniata e donata al suo pubblico che, senza tregua, la segue, l'applaude e l'ascolta con affetto, devozione e fervore incessante. Grazie infinito, Etta! 16 ETTASCOLLO,Canta Ro'. Omaggio a Rosa Balistreri‚ cit. 17 EA.D.,Canta Ro' in Trio, insieme aFRANGOWULFF, HINRICHDAGEFÖRSEBASTIANOSCOLLO, Premium Records PRE 007, 2006 [concerti dal vivo; CD con libretto


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