2020, Polifonia musicale: Le tante vie delle melodie italiane in un mondo transculturale
20Punti di vista
9Download
Astratto
In occasione di una performance della cantautrice siciliana Etta Scollo, realizzata nel quadro della sessione "Polifonia musicale", tenutasi dal 5 all'8 settembre 2018 durante il XXIII Convegno dell'Associazione Internazionale dei Professori di Italiano (AIPI) presso l'Università per Stranieri di Siena, abbiamo approfondito “polifonicamente” il tema che la musicista europea, "cuntista" siciliana e cantante italo-tedesca Etta Scollo, aveva proposto parlando del "cunto" ovvero delle storie cantate e del racconto musicale. Etta Scollo, infatti, si era chiesta in quale modo la musica riesca a raccontare delle storie – tragedie o eventi allegri che siano – e quale ruolo vi hanno i "cunti" siciliani e le storie cantate sul doppio registro della tradizione e della modernità, più specificatamente sul piano critico contemporaneo ovvero dell'attualità. Le domande discusse poi durante la tavola rotonda tenuta a Siena, che Etta Scollo ha riguardato, ripensato e fissato per iscritto con qualche distanza, e ancora più approfondite riflessioni, sono concepite come punti di partenza, anche per le riflessioni del lettore, come pensieri personali che la cantautrice italo-europea ha condiviso con noi dopo l'esibizione musicale a Siena dove ancora non aveva voluto parlare, ma preferiva di cantare direttamente le sue storie ed esemplificare le sue teorie, musicandole, sul posto. Il nostro testo riporta le parole redatte a posteriori da Dagmar Reichardt, Piero Carbone e Etta Scollo a sei mani, ispirate all'esibizione musicale senese del 2018 e all'incontro polifonico con la cantautrice.
CIVILEUNITALIANACollana diretta da Silvia ContariniTerza serie32ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE PROFESSORI D'ITALIANO
POLIFONIA MUSICALE
Le tante vie delle melodie italianein un mondo transculturaleCon un'intervista alla cantautrice Etta ScolloA cura diDagmar Reichardt, Domenica Elisa Cicala,Donatella Brioschi, Mariella Martini-MerschmannFranco Cesati Editore
INDICEIntroduzione. L'idea polifonica come linguaggio italofono universale,diDagmar ReichardteDomenica Elisa Cicalapag.13PARTEIO"TRA“GLIINIZIDIUNOMUSICATRANSCULTURALEITALOFONAEONUSETTE-EOTTOCENTOPOLIFONOLe vie deicunti. Un esempio di arte orale in Sicilia, diDario Tomasello»25Il diario viennese di Luca Sorgo, musicista e diplomatico della Repubblicadi Dubrovnik, diKatja Radoš-PerkoviC»35I Morlacchi. Polifonia musicale etrasferireculturale a partire da un romanzoveneziano del Settecento, diRotraud von Kulessa»45Partiture nel Paese dei balocchi: Pinocchio eroe lirico,diMaurizio Rebaudengo»55Contingenza polifonica eCommutazione transculturale. Il “duo” liricoCavalleriamandalana(1890) di Pietro Mascagni ePagliacci(1892) di RuggeroLeoncavallo nella sua ricezione musicale globale dall'Ottocento alTerzo Millennio, diDagmar Reichardt»65PARTEIIMODERNITÀIBRIDAEITALOFONIAMULTIETNICA:PARAMETRIDIPERFORMATIVITÀTEATRALE,INTERSEZIONALITÀMEDIATICAERAPPRESENTAZIONEDEIGENERALEArti sonanti: viaggio al cuore della rivoluzione concettuale e artistica diCarmelo Bene, diMaria Maderna»87
Il kobra (non) è un serpente: corpo e (de)sessualizzazione nella musicaitaliana al femminile ai tempi del Cavaliere, diGaspare Trapani»95Figli di Annibale: definizioni di identità nei testi delle canzoni degliAlmamegretta. Un riascolto transculturale, diIstván Puskás»105Poesia e musica negli spettacoli della Compagnia delle poete: armoniapolifonica tra generi, geografie, cultura, lingue e linguaggi dellacontemporaneità, diMia Lecomte,Maurizio StefaniaePape Kanouté»123PARTEIIIDISCORSIDIMUSICASUCELLULOIDEEPOLIFONIEMUSICALINELLACINEMARRAZIONENon più opera ma cinema: laCarmendi Francesco Rosi,diGaetana Marrone»133La musica da film come modello italiano in un mondo transculturale:il premio Oscar Ennio Morricone, diLuigi Satta»143Canzoni e ballate di una polifonica cinenarrazione migratoria italiana,diStefania Carpiceci»149PARTEIVLITANIEDISPETTRI“TRA“LETTERATURA,MUSICAECINEMAOmbre del canone nazionale e infestazioni del fantastico estero:La manoOrribiledi Chamaeleon,diFabrizio Foni»161Gli spettri nell'epoca della loro riproducibilità digitale: fantasmi, simulacrierevenantInNirvanadi Gabriele Salvatores,diIrene In Cartello»177Far parlare i morti: la spettralità diAnime neredi Francesco Munzi,diGloria Lauri-Luente»187PARTEVIOLLINGUAGGIOTRANSCULTURALEULTIMOMUSICAEILSUOPOTENZIALEDIDATTICO-EDUCATIVOL'unità didattica quale mediatrice transculturale all'insegna della linguaitaliana e dell'opera lirica: l'universalità delle arie unisce le culture,diDonatella BrioschieMariella Martini-Merschmann»197
Mezzogiornosulla strada: le vie dell'integrazione italiana in musica,diSimona Bartoli-Kucher»207La canzone come ponte transculturale. Riflessioni sull'uso della musicanella didattica, diDomenica Elisa Cicala»217PARTEVISTORIECANTAREERACCONTOMUSICALETRANSCULTURALESECONDOLACANTAUTRICAETTASCOLLO«La musica è espressione di una voce come di un coro». Intervista“polifonica” a Etta Scollo, a cura diDagmar ReichardtePiero Carbone»227Indice dei nomi»237
22
«LA MUSICA È ESPRESSIONE DI UNA VOCE COME DI UN CORO».INTERVISTA “POLIFONICA”UNETTA SCOLLOa cura diDAGMARREICHARDTePIEROCARBONENel quadro della sessione sullaPolifonia musicale, tenutasi dal 5 all'8 settembre2018 durante il XXIII Convegno dell'Associazione Internazionale dei Professoridi Italiano (AIPI) presso l'Università per Stranieri di Siena, alcuni partecipanti egli autori del presente volume avevano preparato delle domande che sono state postea Etta Scollo in occasione dell'incontro con l'artista. Ad apertura di sessione, inseguito all'incantevole performance della cantautrice siciliana1, abbiamo raggiuntoapprofondire tutti assieme ovvero “polifonicamente” il tema che la grande musico-sta europea,cuntistasiciliana e cantante italo-tedesca, aveva proposto suIl cunto:storie cantate e racconto musicale. Etta Scollo, infatti, si era chiesta in quale modola musica riesca a raccontare delle storie – tragedie o eventi allegri che siano – equale ruolo vi hanno icuntisiciliani e le storie cantate sul doppio registro dellatradizione e della modernità, più specificatamente sul piano critico contempora-neo origine dell'attualità.Le questioni discusse durante la tavola rotonda, che qui riportiamo in con-conclusione del libro come un protocollo di memoria meditata – e che Etta Scollo hamolto gentilmente riguardato, ripensato e fissato per iscritto con qualche distanzae ancora più approfondite riflessioni – sono concepite come punti di partenza,anche per le riflessioni del lettore, come autoriflessioni personali di Etta e dei par-1Cfr. il videoclip su YouTube, redatto da Fred Kuwornu (Polifonia musicale / Musical Polypho-ny, 2020,online:www.youtube.com/watch?v=jFFNU1IrDio&feature=youtu.be[15/1/2020]), cheriporta alcune scene della performance musicale di Etta Scollo presentata dal vivo a Siena in quell'oc-casione in data 5 settembre 2018. Con questo video il produttore di film documentari e attivistaL'italo-newyorkese Kuwornu ha voluto rendere la polifonia musicale anche polifonia transmediale,trasportando nel suo clip non solo l'atmosfera delpannellotenutosi a Siena, ma anche l'idea polifonica,che Etta Scollo nella presente intervista sintetizzerà come musica che è «espressione di una vocecome di un coro», inserendo nel suo breve film varie voci di persone intervistate per le sue riprese,diversi punti di vista architettonici, estetici, intellettuali e personali sempre in movimento, ambienti emusiche alternative come pure svariate lingue ed etnie.
228Dagmar Reichardt e Piero Carbonetecipanti o, se si vuole, come semplice estratto momentaneo delle idee efficaci oprofonde, spontanee o condotte, che questa sensibile, affascinante e talentuosissi-ma cantautrice italo-europea ha condiviso con noi dopo l'esibizione musicale quasiprivatissima a Siena: voleva non parlare, ma direttamente cantare le sue storie edesemplificare le sue teorie, musicandole, sul posto.Quest'intervista riprende i fili di quell'incontro, riportando i pensieri dei par-tecnici, leggermente adattati alla versione che qui pubblichiamo, e le rispostepost festumrielaborate liberamente e scritte dalla stessa cantante-cuntista.Domanda di Rotraud von Kulessa:Ti consideri un'artista impegnata?R [R = risposta di Etta Scollo; NdR]: Mi considero una persona che vive immersa-sa nella realtà circostante. Sono mossa dalla curiosità e da un costante desideriodi conoscenza. Credo nella forza espressiva, nel modo in cui nella cultura e nellala musica si rispecchia storie individuali, processi socialiche scrive l'arte di unpopolo come di un singolo. Questo è probabilmente il motore da cui scaturisconoi risultati del mio lavoro, del mio vivere.Domande di Domenica Elisa Cicala:1. Sei stata definita«una cuntista transculturale del terzo millennio»2: che cosa nepensi di questa definizione? Tu come ti definisci?R: Ho davvero difficoltà a usare definizioni per ciò che mi riguarda. La mia passionel'essere partecipe a un progetto, come quello di mettere in musica testi poetici (siadella tradizione orale che trascritti). Testi intelligenti e toccanti di cui ho avuto lafortuna di fare esperienza. La musica, intesa come supporto comunicativo che unala struttura musicale può dare un testo letterario, può essere un veicolo stimolante,sia in input che in output, nella composizione come nell'ascolto: la musica ha que-sto di bello, che nel momento in cui viene recepita appartiene già all'ascoltatore.E ognuno ne fa tesoro, a modo suo “trama da” questa esperienza, da un tempoall'altro.2. Tra le metafore presenti nei tuoi brani musicali quella della 'casa'3Può essere con-siderata una delle più incinta: sei d'accordo? Ne indicheresti altre che si possonoritrovare nella tua produzione?2DAGMARREICHARDT,Le migrazioni musicali della cantastorie Etta Scollo: trenta anni di can-zoni nomadi tra i generi e le culture, in «ATeM Archiv für Textmusikforschung», III (2018), 1, pp.1-22, qui p. 12;online: atem-journal.com/ojs2/index.php/ATeM/article/view/2696 [16/10/2019].3Cfr.ETTASCOLLO,Casa, Mongebel (Pinpoint) MON 005, 2003 [CD con libretto].
«La musica è espressione di una voce come di un coro». Intervista “polifonica” a Etta Scollo229R: Più che la 'casa' è la 'non-casa' illeitmotivnella mia vita. È un tema del nostrotempo. Come scrisse il grande Vincenzo Consolo:«Credo che l'emigrazione siaveramente il cammino delle civiltà. Tutte le grandi civiltà si sono infatti formateattraverso le emigrazioni, a partire da quella greca»4. Credo che circondi a questogrande tema della vita, giri tutto: i linguaggi, i diversi modi di pensare, di cantare,di costruire 'case' altrove, contenitori di nuovi destini. E dunque sono affascinatatanto da Ibn Hamdis il più grande dei poeti arabi della Sicilia del IX e X secolo,quanto da Nick La Rocca, uno dei pionieri del jazz classico di fine Ottocento, figliodi siciliani emigrati a New Orleans.3. Oltre a essere aperto e solcato da contatti con culture altre, il tuo universo poeticoe musicale si fa depositario di messaggi universali, dando voce a sentimenti e dolori.Con quali aggettivi descriveresti il “pianeta Scollo”?R: Apprezzo la fantasia di quest'idea di un “pianeta Scollo”. Se esistesse sarebbeun grande bazar.Progetto di Piero Carbone:Premetto che ritengo l'incontro con te un'occasione unica, un'opportunità straordi-naria, un sogno realizzato grazie alla generosità e alla stima di Dagmar Reichardt.Approfittando nel contesto di questa pubblicazione, se permetti, vorrei rivolgertitre semplici domande: una ideologica, un'altra fonologica e una terza illogica.1. La domanda ideologica pertiene all'uso e alla scelta del dialetto e ipotizza ri-sposte che vorrebbero essere delle provocazioni: direi che ci stanno perché Ettanon è una cantante semplice o una cantante semplice, ma una pensatrice originaledalla ricca vita interiore. Chiedo: come mai e perché canti nel dialetto siciliano aun pubblico colto, musicalmente colto, non dialettofono per giunta, generalmenteitalofono, anglofono o nella fattispecie germanofono? Per ragioni etniche (quasia ribadire origini e appartenenza?), per ragioni etiche (il dialetto che si identificacon sentimenti e valori legati alla Sicilia da veicolare e trasmettere?) o puramen-te estetiche ovvero per le suggestioni sonore, musicali (quasi a prescindere dallasemantica, dai contenuti, dai significati) insomma perché contribuire a creareun'atmosfera esotica?R: Credo che le ragioni che mi hanno portata a cantare anche in siciliano, a risco-prire sonorità che fanno parte della mia infanzia, siano legati a un desiderio innan-zitutto intimo. Quasi a voler ritrovare dentro di me quelle tracce, quei tratti sonori.4Queste le parole diVINCENDIOCSOLOInVincenzo Consolo, le pagine lariane nel “Meridia-NO", InCorriere di Como, 20 dicembre 2016;online: www.corrieredicomo.it/vincenzo-consolo-le-pagine-lariane-nel-meridiano/ [16/10/2019].
230Dagmar Reichardt e Piero CarboneEd è soprattutto un confronto tra me e ciò che di Sicilia sento mi appartenga, ciòche anche attraverso l'immaginario ho costruito.La musica e il canto così come credo le altre forme d'arte esprimono in primaistanza l'urgenza di parlare a sé stessi, che solo successivamente e non sempre enecessariamente e di sicuro non per un deliberato atto della volontà si traduce inun parlare ad altri, parlare a “un pubblico”, il passaggio dal monologo al discorsonon è affatto scontato, seppure auspicabile.Così non mi sono mai posta la domanda del “dove ea chi” cantare in siciliano, cre-do semmai che abbiamo (ancora) la fortuna di vivere in un'Europa aperta alle etniemusicali, grazie soprattutto al fenomeno dellamusica del mondo, cantare in siciliano comecantare in lingua maninka o bokmål è diventato normale. Così come il migrantenigeriano Chris Obehi che oggi vive a Palermo e cantaCu ti lu dissi, una canzonein siciliano cara a Rosa Balistreri, e il mio figlioccio palermitano canta una canzonein norvegese che ha imparato dalla nonna a Oslo. La domanda va dunque ribaltata,non “perché canto in siciliano?” ma “per quale ragione non dovrei farlo?”.2. Ora la domanda fonologica: nella canzoneU cielu cianciinserito nell'ultimo CDIl passo decorativo5adotti parole pronunciate nelle varietà dialettali di tutta la Sicilia,orientale e occidentale e quasi inseguendo una fedeltà ad un'idea di dialetto arcai-co: 'cianci' di Ragusa, 'ciama' di Palma di Montechiaro, 'linzuolu' di Castelbuono,'cummigghiatu' di Sciacca, 'cari' di Palermo, 'hiatu' di Racalmuto… Altrove, in al-tre canzoni, eviti rigorosamente la dittongazione e ricorri ad altra pronuncia, senzaevitare italianismi e ipercorrettismi: «[…] lu me beddu [...]. Sutta li me finestri e libalcone»6. Su questi aspetti linguistici, i linguisti, gli studiosi del dialetto in partico-lare, inorridendo o apprezzando, a seconda delle scuole di pensiero, dicono e avreb-bero da dire la loro naturalmente, è il loro mestiere: sviscerare lingua e dialetti perrivelarcene la natura. Ma io all'artista Etta Scollo, da ascoltatore delle sue canzoni,Mi chiedo semplicemente: quali sono le ragioni che ti fanno attingere senza pregiudizi econ meravigliosa libertà a tanta ricchezza lessicale, sintattica, fonologica del dialettosiciliano in tutte le sue sfumature e peculiarità?R: I versi diU cielu ciancidel poeta Carmelo Assenza in dialetto modicano mi sonostati donati dalla figlia Elvira Assenza che ne cura tutta l'opera7La dottoressa5Cfr.ETTASCOLLO,Il passo decorativo, Jazzhouse Records Inakustik JHR 151, 2018 [CD conopuscolo].6EA.D.,A curuna[=Cantu d'a curuna, corsivo.Canto della corona], canzone n. 12 [il testo dellacanzone è riportata nel booklet in lingua siciliana, italiana e tedesca], inEA.D.,Canta Ro'. Omaggioa Rosa Balistreri, brani incisi insieme all'Orchestra Sinfonica Siciliana, Premium Records PRE 006,2005 [concerto dal vivo; CD con DVD e libretto].7Come riporta il booklet diIl passo decorativo, Scollo ha tratto i versi diU cielo ciancidel temposiciliano contemporaneo Carmelo Assenza dal volume diCARMELOUNSSENZA,Mura a-ssiccu, Ispica,La Tartaruga, 1983 (cfr.ETTASCOLLO,Il passo decorativo, cit.).
«La musica è espressione di una voce come di un coro». Intervista “polifonica” a Etta Scollo231Assenza è dialettologa e professore associato all'Università degli studi di Messina.Ho avuto il grande privilegio di apprendere direttamente da lei questa poesia cosìcome le informazioni e inflessioni del dialetto modicano che ho cercato di riportarein forma musicale nel modo più fedele possibile per rispetto nei confronti dell'o-pera e del suo autore, e per la bellezza che “musicalmente” queste versi esprimono,non contaminati da altre inflessioni.Non essendo etnomusicologa o linguista, percepisco ed elaboro i dialetti sicilianiattraverso il senso musicale, l'ascolto. Questo è ciò che mi spinge ad affrontare dia-letti probabilmente ostici o ingarbugliati, di cui io colgo proprio l'intreccio sonoro.Sicuramente amo molto i dialetti della Sicilia orientale, Avola, Noto, Modica. Mammad'altronde nella mia famiglia si mescolavano i dialetti di Giarre, Messina e LicodiaEubea, senza però tralasciare il nisseno, avendo vissuto l'infanzia a Caltanissetta.Prezioso e fondamentale per me è stato l'ascolto dei versi, recitati dai poeti stessi:Vincenzo Consolo, Jano Burgaretta e Ignazio Buttitta. Per me esiste nelle paroleuna tensione, un colore estremamente affascinante, che va al di là del loro stessosignificativo.3. Chiudo con la domanda illogica. Mi suggerisce questa domanda la vicenda di unpittore siciliano, di Catania, Jean Calogero (1922-2001), che da Parigi, dove nel se-condominio dopoguerra si era inserito splendidamente, è ritornato in Sicilia8. Tu, in un'in-tervista del 2009, dici:«Posso essere siciliana a Berlino molto più di come magarinon lo sarei se stessi a Canicattini Bagni oa Pietraperzia. […]. Mi sento proprio nelmio sono»9. So che ami la Sicilia almeno quanto e come Ibn Hamdis, da vicino e dalontano, desiderandola, evocandola e celebrandola, non ignorando le sue piaghe e lesofferenze di tanti siciliani di ieri e di oggi, ma se un giorno decidessi di trasferirtistabilmente nella Sicilia reale, pensi che si potenzierebbe la tua vena creativa o alcontrario temi che questa troppa vicinanza possa interferire negativamente sull'ispirazionezione delle tue musiche e sul tuo modo di essere quello che oggi sei? Paradossalmentepotrebbe compromettere quello che dici a Berlino:«Mi sento proprio nel mio essere»?È una domanda illogica, lo so, ma non tanto per uno che in Sicilia con amore e diffi-8Jean Calogero infatti nacque a Catania nel 1922 e vi morì nel 2001. Si impegnò nei momentipiù vivace del dibattito artistico parigino degli anni 1950, trovando nella Francia una secondapatria riscontrando – come Etta Scollo – molto successo all’estero (ricevette in Francia nel 1957 laGrande Medaglia d'Argento e nel 1959 fu inserita nel catalogo d'arte internazionale «Benezit»). IOi suoi dipinti figurano in importanti collezioni pubbliche e private in tutto il mondo (specie a NewYork, Hollywood e nelle Americhe, ma anche in Giappone, Europa e in tutta Italia). Dagli inizidegli anni Settanta in poi, si ristabilisce in Italia pur mantenendo il suo studio parigino, sviluppandon-fare un'identità fra Parigi e la Sicilia, dividendosi tra questi due luoghi fisicamente e spiritualmente.9Questa citazione è presa da un'intervista che Etta Scollo ha rilasciato all'«Espresso Ma-gazin» (il video clip su YouTube riporta l'indicazione «magazine Berlinespresso») in oc-Casione del suo concerto alTipidi Berlino in data 15 aprile 2009;online: www.youtube.com/guarda?v=mSppx0Leeew&t=57s [10/11/2019].
232Dagmar Reichardt e Piero Carbonecoltà ci vive. Non lo sarà certamente la risposta, quale che sia, perché ci rimanderà auna tua idea e al tuo sentimento della Sicilia. Implicitamente tramite le tue musicheli vedo già.R: Sembra che questa domanda voglia fare riferimento alla linea di confine tra laterra della memoria, mitologizzata dal potere della fantasia germinata dal ricordo,e la terra reale, presente, in tutta la sua durezza e difficoltà che il vivere quotidia-no rende oltremodo prosaica. Se questo è vero, vero è anche il contrario: il mioessere siciliana a Berlino si nutre della possibilità di ritornare spesso in Sicilia ad“aggiornare il mio stato” e il mio essere siciliana in Sicilia necessita di periodiciallontanamenti che mi consentono di riacquistare prospettiva, e di elaborare tuttele informazioni e gli stimoli determinati dal bagno di realtà. Senza questo continuomoto direi “vibratorio” qualsiasi esperienza tende a cristallizzarsi, divenendo falsae stereotipa.Domanda di Maurizio Rebaudengo:Nella tua performance si è istituito un nesso tra il lamento della vedova di Marcinellee Monteverdi, creatore di quel tema che è ilLamento della donna abbandonata10eche così tanto rilievo narratologico ha avuto nella musica lirica. Quanto è importanteper te risalire alle radici liriche della musica italiana e, più in generale, quanto è im-portante l'ascolto e la riflessione sulla musica lirica in generale?R: Sappiamo che il lamento è un genere particolare di composizione che ebbegrande fortuna nella musica secentesca, agli albori dell'Opera, non solo con Mon-teverdi. Ad esempio con il palermitano Sigismondo D'India e il suoQuinto libro dimusiche da cantar solo11, per citare un siciliano, si diffuse la monodia su basso con-10Il tema della 'donna abbandonata' deriva fondamentalmente dalleeroine(25-16 aC) diOvidio, soprattutto nelle tre figure di Didone, Medea e Arianna, e fu poi ripreso dal compositorecremonese Claudio Monteverdi (1567-1643), vero iniziatore dell'opera lirica. Il cosiddettodoloredelle donneebbe grande fortuna nella storia dell'opera diventando dopo Monteverdi untoposreperibile anche in personaggi femminili – non necessariamente mitologici – in molte altre arie eopere, si pensi per esempio a Henry Purcell (Didone ed Enea, 1689), Pietro Metastasio (Didonespiaggiata, 1724) o allo struggenteDove sono i bei momentinell'opera buffa di Wolfgang Ama-deus MozartLe nozze di Figaro(1786) – grande Maestro austriaco quest'ultimo, come sappiamo,che anche Scollo cita in questo contesto nella sua risposta, avendo vissuto lei stessa, del resto,all'inizio della sua carriera nella capitale austriaca, a Vienna, per diversi anni. Per ulteriori dettagli-tagli sultoposdella 'donna abbandonata' si veda fra l'altro,online: www.inftub.com/letteratura/letteratura-latina/Il-tema-della-donna-abbandonat73564.php [16/10/19].11Del compositore siciliano Sigismondo D'India seicentesco (ca. 1582-1629) sono tramandatipochi scritti originali ma diverse trascrizioni. Il musicista, contemporaneo di Claudio Monteverdi(1567-1643) con cui ebbe contatto a Napoli, è autore, tra l'altro, del qui citato quinto libro – diotto – dedica alleMusiche da cantar solo, ovvero alla musica vocale a cappella polifonica. Lemusiche composte da D'India cercano radicalmente di rinnovare l'armonia e la melodia in relazione
«La musica è espressione di una voce come di un coro». Intervista “polifonica” a Etta Scollo233tinuo in cui la voce solista del cantore esegue con fare quasi attoriale (letteralmenteil “recitar cantando”) e con sempre più alto virtuosismo interpretativo il tema delbrano. Ciò mi fa pensare ai lamenti funebri, airipeteresiciliani in cui la voce solistacanta la storia di un marito morto, elogia i pregi di un padre, ecc.Mi sembra di cogliere un elemento che accoglie queste due tipologie di lamento:“libertà solistica” dell'esecuzione, duttilità interpretativa. Questo elemento lo tro-siamo anche nel canto popolare, nel blues, nella musica cantautoriale.Questo, a mio avviso, cambia con la produzione operistica più matura. A partire daMozart si sviluppa per tutti i due secoli successivi quel processo di potenziamentodelle orchestre sinfoniche che mirano all'intrattenimento di masse di spettatori sem-pre più consistenti, in teatri sempre più grandi, e si introduce la tecnica del vibratonella voce per accrescerne il volume in maniera esponenziale, tutto ciò si allontanairrimediabilmente il mondo estetico della lirica dalla purezza e linearità del cantomonteverdiano.Personalmente trovo interessante la produzione di alcune opere liriche, che rap-presentano il vero romanzo popolare dell'epoca (si pensi alRigolettodi Verdi), maè proprio l'uso della voce costruita ed esercitata su un modello di “potenza” chenon sento nelle mie corde.Domanda di Dagmar Reichardt:1. Tu che vivi tra l'Italia e la Germania, ovvero tra la Sicilia e Berlino, canti dellaSicilia e racconti delle bellezze e ingiustizie universali. Com'è fatta la “tua” Germa-nia – in contrasto alla Sicilia o anche ad altri Paesi, posti, sfere culturali? L'Italia e laLa Germania sono in un qualche modo “polifoniche”? In quale senso?R: Se, da dizionario, intendiamo per polifonia in musica «uno stile compositivo checombina due o più voci […] indipendenti […]. Esse si evolvono simultaneamentenel corso della composizione, mantenendosi differenti l'una dall'altra sia dal puntodi vista melodico che ritmico, pur essendo regolate da principi armonici»12, direiche in questo “senso” la parola polifonia si addice alla mia esperienza di vita siain Germania che in Sicilia. Con tutti i contrasti e le “armonie”, le consonanze edissonanze delle diverse situazioni.Più in generale, e più nello specifico: c'è quel rapporto che al suo livello più bassosi esprime nei luoghi comuni “universali” che ben conosciamo, la Germania vistazione ai contrappunti e alle dissonanze, preparando il terreno per il passaggio dall'epoca musicalerinascimentale a quella barocca.12Si tratta non di una citazione alla lettera, ma bensì di una parafrasi da parte di Etta Scolloche si orienta alla definizione musicologica che la Wikipedia italiana offre del termine 'polifonia'(cfr. Wikipedia,sub voce«Polifonia»,online: it.wikipedia.org/wiki/Polifonia [13/11/2019]). Scol-lo qui la usa e “traduce” in chiave biografica, applicandola alla sua situazione quotidiana 'tra' lecultura (Italia-Germania) e alle condizioni generali della vita.
234Dagmar Reichardt e Piero Carbonedall'Italia come luogo dell'ossessione per le regole, e l'Italia (e il suo sud o la Si-cilia come metafora dell'Italia intera) vista dalla Germania come il Belpaese tuttopizza e mandolini in cui nessuno lavora. Riportati sul piano culturale e sui tempilunghi della storia, questi luoghi si traducono in relazioni di complementarità, e inquell'irresistibile attrazione che ogni cultura ha per ciò che crede di essere assente nelproprioProvincia.2. Come sai, per me sei la cantante «nomade»13per eccellenza. Se partiamo dal pre-supposto che il nomadismo sia una caratteristica transculturale, che tipo di transcul-turalità (o quali aspetti transculturali) diresti che racconti nelle tue canzoni e vivinella quotidianità reale: nel mondo della musica o anche nelle piccole città e grandimetropoli europea che vai visitando, ecc.? Quali riscontri transculturali invece av-verti nel tuo pubblico ovvero fra le comunità diverse, le culture differenti di chi tiascolta dal vivo? L'elemento arabo nella tua musica piace sempre (o forse piace più dacerte parti e meno da altre)? Il siciliano lo amano tutti, oppure percepisci anche delleesclusi (e quali)?R: Come ho accennato nelle precedenti risposte, io non mi riconosco nelle definizio-no. Il nomadismo per quanto affascinante non mi appartiene, ed è piuttosto la mul-ticulturalità che sento consona al mio pensiero, intesa come istanza anti-identitaria.Credo di essere semplicemente una siciliana-europea curiosa della vita e delle culture,che ha avuto la fortuna di nascere e crescere in un clima di discreta tolleranza e benes-sereno. Non mi interessa portare in giro per il mondo la mia cultura, magari contaminando-dola con altre di passaggio alla ricerca di un pubblico colto che sappia apprezzarnel'alchimia. Cercopiuttosto di farmi attraversare da ciò che incontro, in senso non soloetnico-geografico ma anche storico-diacronico e propriamente formale.L'elemento arabo nella mia musica è il risultato di un lavoro di ricerca storica-letterario-musicale.Il gradimento è poi tutt'altra storia, è fuori dalla mia volontà, ma non percepiscoriserve nei confronti del siciliano. Credo che le riserve provengano da un'idea di climache. Nel momento in cui ci si esprime senza l'uso di cliché ma sinceramente, leriserve, nei confronti di qualsiasi dialetto o lingua, non hanno ragione di esistere.3. Quale progetto polifonico manca al mondo di oggi? O quale vorresti forse narrareattraverso la musica e realizzare ancora tu stessa, dopo tanti grandi progetti culturaliche hai già creato, pensando soltanto aLes Sicilians14o alle tue molteplici interpretazionizioni di Rosa Balistreri? Diresti che la musica è sempre democratica, o quando (ovverocolomba) invece non lo è? Infine mi interesserebbe sapere quanta psicologia ci sia, secondo13DAGMARREICHARDT,Le migrazioni musicali della cantastorie Etta Scollo‚cit.14ETTASCOLLO,Les Sicilians, Premium Records PRE 019, 2007 [concerto dal vivo; CD].
«La musica è espressione di una voce come di un coro». Intervista “polifonica” a Etta Scollo235te, nella musica? Quale ruolo assume questo parametro: è solo un fatto umano qualsia-si oppure la musica è in grado di costruire il nostro avvenire (e in quale modo)?R:«Il progetto polifonico che manca al mondo di oggi»è un'indicazione che vaben oltre le deboli risorse della musica, e che suona tristemente ironico al giornod'oggi. Il progetto polifonico manca tragicamente e sarebbe tremendamente ur-gente recuperarlo al più presto, detto ciò non sono tra coloro che credevano nellapotenza salvifica della musica “linguaggio universale”. La musica può fare benpoco se non è preceduta dalle idee, che oggi mancano, e in questo panorama de-primente essa assume il triste connotato di arte consolatoria e quasi distraente. Inquesto senso la musica non è democratica, ma nemmeno autoritaria, la musica«Èsoffiando nel vento»15, e come il vento può annunciare la rivoluzione ma anche di-spedersi alle prime piogge, la musica trasporta le idee, non le contiene né precede.Mi rendo conto di non aver risposto esaurientemente all'ultima domanda, ea tuttele domande subordinate che essa contiene, ma a queste domande si dovrebbe ri-rispondere con un libro intero. Più che ricercare criteri di valutazione sulla musicacerco di esprimerla pragmaticamente, in quanto racconto. Perché in fondo la musicaè espressione di una voce come di un coro. Forse la voce ancora debole e spessomancante alla polifonia del mondo è la voce della tolleranza reciproca.Ringraziamo Etta Scollo per la sua instancabile pazienza, la sua immensa passione.sione, la sua dedizione, riguardo alle domande che ci siamo poste e che abbia-ho potuto rivolgerle personalmente e discutere insieme dal vivo a Siena. È statodavvero un momento unico sentirla cantare nell'aula universitaria, raccontare emusicare con i pochissimi mezzi a disposizione sul posto, davanti agli uditori, in-tellettuali e partecipanti a diverso titolo al convegno, con quella sua voce singolare:forte, ferma, tenera e modulata allo stesso tempo.Benché si stesse esibendo in un ambiente insolito e abbastanza sterile comepossono essere le aule delle scuole o degli istituti universitari, Etta ha saputo tra-sformarlo, con la sua performance, in una sfera magica, raccontandoci di un'“altra”università, di un'“altro” modo di evocare le storie nostrane, aprendoci un orizzon-te creativo quasi al di là del tempo e dello spazio, dovunque noi ci trovassimo;esperienza davvero rara, avventurosa, atemporale, anzi, quasi “eterna”.15Etta Scollo cita dal ritornello del noto titoloSoffiando nel vento(1963), canzone scritta,composta e interpretata nel 1962, sulla melodia della canzone gospelNiente più blocco d'astaancheschiavi afroamericani, dal cantastorie contemporaneo Bob Dylan, insignito del premio Nobel perla letteratura nel 2016, da giovane. Ancora oggi questa canzone viene spesso considerata un innodel movimento folk-rock statunitense negli anni Sessanta che contiene un misto di protesta cultu-rale, rassegnazione politica e messaggio pacifico.
236Dagmar Reichardt e Piero CarboneCosì, a Siena ci siamo ritrovati in una situazione paragonabile a quella che visseRosa Balistreri (1927-1990) nel lontano 1963: durante la Settimana internazionaledi nuova musica, proprio nell'anno in cui si formò il famoso Gruppo 63, in un sa-lotto palermitano il poeta siciliano Ignazio Buttitta (1899-1997), con l'imperativoritmico«Canta Ro'!»("Canta, Rosa!"), implorò la allora sconosciuta cantante folkdi cantare in dialetto siciliano, non sapendo che con queste sue parole stesse dandol'avvio non solo alla clamorosa carriera di Rosa Balistreri, ma anche al revival chene avrebbe fatto Etta Scollo incidendo un CD omonimo nel 200516– parte primadel suo progetto culturaleCanta Ro'– seguito da un secondo nel 200617, per ren-dere omaggio, appunto, a questa donna siciliana tanto coraggiosa e ribelle quantotravolgente, potente e culturalmente davvero “straordinaria” nel senso originaledella terra.Non ci resta che augurarci un continuo crescendo dell'attenzione, della fama edel successo dei quali gode Etta Scollo non solo in Italia ma anche all'estero, speciein Germania, diventando una vera “ambasciatrice” della cultura italiana nel mondoe propagando polifonicamente valori che nella cultura italiana hanno avuto da sem-pre un significato centrale: l'autenticità dalla quale emerge una forte attrattività edeloquenza, un'enorme capacità professionale proprio sul campo della musica, gra-zie alla sua voce tanto limpida quanto caratteristica, e, infine, uno spirito retto, com-movente e sempre profondamente, umanamente solido. Questi pregi spalancano leporte a un'eccezionale transculturalità polifonica che Etta Scollo sa “raccontare” etrasmette nei luoghi che la circonda e che lei riempie con il suo grande, delicatoe timbro affascinante; una transculturalità polifonica testimoniata e donata al suopubblico che, senza tregua, la segue, l'applaude e l'ascolta con affetto, devozione efervore incessante. Grazie infinito, Etta!16ETTASCOLLO,Canta Ro'. Omaggio a Rosa Balistreri‚ cit.17EA.D.,Canta Ro' in Trio, insieme aFRANGOWULFF, HINRICHDAGEFÖR‚SEBASTIANOSCOLLO,Premium Records PRE 007, 2006 [concerti dal vivo; CD con libretto