PADRE CIPOLLA VOLEVA DIMETTERSI


Mi fa piacere del rinnovato interesse per Padre Cipolla anche grazie alla pubblicazione di alcuni documenti che lo riguardano, da me  salvati in extremis poco prima del 1980. In seguito racconterò come.
Le lettere ritrovate sono state in gran parte digitate.
 Del resto, a prescindere dalle carte,  egli è vivo in quanto molte attività sociali si svolgono nel caseggiato di via Cesare Cantù, secondo precisi orientamenti testamentari.  Anche se sarebbe stato opportuno conservare una stanza come una sorta di museo, con il mobilio e altri arredamenti vari tra cui la credenza dove i documenti sono stati in parte trovati.

Su padre Cipolla ho già scritto una tesi, ma riguardante la formazione e l'attività pastorale, e che doveva essere pubblicata da Mons. Cataldo Naro. L'avremmo presentata con un apposito convegno a Racalmuto secondo gli accordi presi con l'arciprete Alfonso Puma. Per vari motivi purtroppo non se n'è fatto nulla. Per fortuna ci sono segnali di interessamento anche da padre del nuovo arciprete Diego Martorana.

 Mi riprometto di integrare lo studio iniziale, prima, si spera, della pubblicazione che intendo un atto dovuto alla memoria di Padre Cipolla, alla sensibilità di mons. Cataldo Naro che ha apprezzato la figura di Padre Cipolla e il lavoro di recupero svolto. Dovuto soprattutto alla verità, nei modi e nella misura in cui sarà possibile accertarla e affermarla.                                                                                           Piero Carbone









Petizione al “Beatissimo Padre”
(Racalmuto, 24 gennaio 1912) ?  


        Beatissimo Padre,

        I sottoscritti componenti il Consiglio di Amministrazione della Cooperativa Agricola Maria Ssma Immacolata fondata in Racalmuto, umilmente prostrati ai piedi di Vostra Santità (1) espongono, che Cassiere di quest’Opera economico-sociale è il Sac. Giuseppe Cipolla fu Alfonso, nominato dall’Assemblea Generale dei Soci ad unanimità di voti.

        Ossequentissimo (sic) il Sac. Giuseppe Cipolla alla sovrana disposizione (2) della Santità Vostra del 18 Novembre u.s., vuole rassegnare le dimissioni di tale carica.

         Or gli esponenti, temendo che da queste dimissioni la cooperativa possa (3) correr pericolo della sua stessa esistenza, tanto necessaria al Comune di Racalmuto; si permettono implorare dalla Santità Vostra la grazia, che il Sac. Cipolla possa rimanere nella carica dall’Assemblea affidatagli.
          Tanto sperano.
           E implorando l’Apostolica Benedizione, si raffermano

           Racalmuto, ...

           N.N. Presidente
           N.N  Consigliere
                       

            1 spedita il giorno 20 Dicembre 1912 (4)
            2 spedita il 24 Gennaio 1912
            3 spedita Racalmuto 12 aprile 1917
            4 spedita in Girgenti il 1 Novembre 1916


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(1) Espressione cassata: “si permettono”.
(2) Espressione cassata: “ Pontificia del 18”.
(3) Espressione cassata: “soffrire”.
(4) Le quattro date sono indicate con diverso inchiostro o a matita in calce alla lettera.

(5) Sul retro del foglio vi sono le seguenti annotazioni con grafia di Padre Cipolla: “Suor Gesù (?) Lentini  Rimb: £ 235 – Lentini Marietta dep: £ 100 – Tirone Vincenzo dep: £ 25. Scriverò Carrubba Maria fu Calogero £ 100 – Salvo Paolo rimborsa £ 500 – Maria Rosina Dep: £ 500 Libro N. 151 – Carmela Marranca fu Raff: Dep £ 700 Libro N 150”




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venerdì 30 maggio 2014

I "TRASPORTI" NEL 1891




13. Atto di appalto pel servizio di carrozza dal centro abitato di questo Comune di Racalmuto alla Stazione Ferroviaria omonima e viceversa in capo a Di Marco Francesco fu Francesco Paolo per il prezzo di  £ 990.00 annue (22 ottobre 1891).

            Tulumello Salvatore Farmacista, assessore anziano “colle funzioni di Sindaco per la mancanza del Titolare. Liborio Rao, Segretario. Testimoni: Carmelo Amella e Alfonso Alfano.
            La durata dell’appalto era di tre anni: dal 1892 al 1894 incluso.

            Dal Capitolato d’appalto:

            Art. 8. “Le carrozze dovranno essere mantenute sempre in buono stato e decenti ed una di esse avrà la forma di Omnibus e contare non meno di otto posti interni.”

            Art. 9. “L’aggiudicatario avrà il diritto di esigere da ogni passeggero Centesimi Trenta di giorno e centesimi Quaranta di notte. Ogni personale che viaggia ha il diritto portare seco una valigia o altro oggetto del peso non oltrepassanti i Chilogrammi trenta.”

            Art. 11. “L’aggiudicatario non potrà rifiutarsi con chicchessia a dargli il posto di passaggio finché vi saranno posti disponibili in concorrenza del numero stabilito.”

            Art. 12. “Il cocchiere dovrà vestire decentemente e portare il berretto coll’insegne e lo stemma Municipale.”


            Art. 14. “E’ obbligo dell’aggiudicatario di far tutte le pratiche allo scopo di ottenere dall’amministrazione delle Regie Poste il servizio del trasporto dei sacchi postali.”

Documento citato in:







Foto: Stazione ferroviaria di Racalmuto postata da "Racalmuto ieri oggi" sul gruppo fb "Sali d'argento. Raccolta fotografica digitale di Racalmuto". 

giovedì 29 maggio 2014

NEL NOME DEI QUARTIERI


Rimangano almeno le parole



Chi doveva dirlo che l'universalismo o globalizzazione, insomma il maggior nemico del localismo, sarebbe stato il suo maggiore alleato, come dire,  l'omologante Mc Donald che fa rivalutare l'unicità del panino cu a meusa, l'OGM che fa rinverdire la tumminìa o l'universale e gassosa cocacola che fa apprezzare  il passito di Pantelleria e la bontà delle cipolle rosse di Tropea! 
L'universale che omologa e appiattisce spinge a rivalutare il particolare che conferisce identità, sia pure la sagra del cappero!

Insomma, se trasferiamo queste dinamiche alla cultura, alle tradizioni e al linguaggio possiamo dire di essere nella fase del ritorno, della riappropriazione di un mondo, del nostro, ognuno del proprio, il mondo dei sapori antichi, delle tradizioni dismesse, dei dialetti perduti. Internet docet: virtualmente si cerca di riaffermare il molecolare mondo delle varietà, delle particolarità, dei microcosmi, in particolare, dei linguaggi, dei dialetti, delle parlate. 







Si vedano, a testimonianza abbondante di ciò, le endemiche iniziative dei gruppi fb: 
- Sei di Campobello se... - Sei di Racalmuto se...  - Sei di Carrapipi se...  - Portiamo avanti la lingua siciliana e la poesia nei dialetti d'Italia - Proverbi e modi di dire dei paesi della provincia agrigentina, Proverbi popolari: Prizzi, etc etc etc. 
O per non fare torto a nessuno, per omessa citazione, cercate su un motore di ricerca dove vi conducono le parole "siciliano" "poesie siciliane" "feste popolari siciliane" "sagre in Sicilia" "ricette siciliane". Vi troverete anche un Raduno di Cane da mannara noto come Mastino o Pastore siciliano.

La lingua siciliana e ciò che essa veicola non più pascolo per nostalgici o iniziati, poeti popolari o elitari accademici. 
Ora sta diventando terreno fertile anche per la canzone moderna, come ci informa Roberto Sottile in una sua recente indagine, sostenendo di fatto lo "sdoganamento" del dialetto che poteva ritenersi fino a poco tempo fa limitato e quindi penalizzante. 
Dal planetario inglese al dialetto locale, un bel salto. In avanti? All'indietro? 
A seconda dei punti di vista.



Comunque sia, in qualche paese, questa riappropriazione coincide anche con la celebrazione dei nomi dei quartieri. 

Forse, un messaggio: monumentiamo i nostri ricordi, il loro risveglio per un grande Palio della memoria ritrovata sarà possibile  se questi ricordi troveranno una "casa" da inabitare e non la troveranno cancellata o abrasa del tutto. 

Così è avvenuto a Sambuca di Sicilia (anche se il Palio nella realtà da qualche anno non si corre più), i nomi dei quartieri sembrano bandiere che attendono il vento della storia per sventolare.

Non a caso da qualche anno le scuole palermitane adottano anche i quartieri e non solo i monumenti: per non dimenticare, per riscoprire.





Ma ognuno ricordi e risvegli i propri:

Carminu 
Guardia 
Parma 
Culleggiu 
San Pasquali 
Cuozzu di la Mannarocca
 San Giulianu
 San Franciscu
 Funtana
 Darriè li casi
 Spina
 Patreternu
 Bastiuni
 Sanghiriguoli
 Hiurera 
Matrici
Sant'Anna
Priatoriu
Acchianata di lu Signuri
Scinnuta di lu Signuri
Armi Santi
Stazzuni
...




Foto proprie, scattate a Sambuca di Sicilia, Maggio 2014


martedì 27 maggio 2014

UN CASTELLO IN MOSTRA

In realtà è  il Castello che ospita le mostre ma per noi il Castello, in ideale e visivo collegamento con il Castelluccio erto sull'omonimo monte, non è un neutro contenitore culturale, è principalmente se stesso: mentre ci offre sguardi di bellezza pittorica o fotografica rimanda compiaciuto alle proprie pietre, alla propria possanza, alla propria storia, alla propria "personalità". 

Una condizione di vitalità molto lontana da quando agli inizi del secolo scorso era abbandonato e, come scriveva padre Cipolla al Principe Naselli di Aragona, "rifugio ai gufi e alle colombe". 



INAUGURAZIONI DI MOSTRE IN ORDINE DI TEMPO


1 GIUGNO



5 GIUGNO



8 GIUGNO





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lunedì 26 maggio 2014

RITORNO A RACALMUTO SUL LUOGO DELLO... SCATTO

Più di cento anni fa Louise Hamilton Caico  fotografava il Castello e altri luoghi racalmutesi, quegli scatti appartengono ormai alla storia della fotografia:saranno in mostra dall'8 giugno.






sabato 24 maggio 2014

ANNUNCIO MISTERIOSO


Un po' di mistero non guasta





Su apposita indicazione sono venuti ad intervistarmi alcuni giovani universitari su un argomento di grande attualità: è stato un piacere conoscerli: bravi, preparati. 
Un segno di stima da parte di chi li ha a me indirizzati, che ricambio.
Argomento? Top secret. 

Ma appena il lavoro sarà pronto, avremo il piacere di condividerlo. Gli specializzandi infatti sono d'accordo. 
Se poi si potesse avere la presenza anche del Professore che li ha indirizzati sul detto argomento, sarebbe un'occasione di riflessione ancora più ricca!

giovedì 22 maggio 2014

AMARCORD CON GAETANO RESTIVO




Con Leonardo Sciascia. Racalmuto, Sede del consiglio comunale, 1980





La conversazione, in realtà più diffusa, con Gaetano ha avuto luogo qualche mese addietro su "Sali d'Argento", il gruppo Facebook che si ripropone di raccogliere le foto storiche di Racalmuto  e dei racalmutesi in vista di un Archivio fotografico digitale.





Gaetano Restivo

Intervengo su invito del caro amico Piero Carbone.

La prima ' recita ' fu nel Luglio del 1978, guidata da Eugenio Napoleone Messana - che ebbe poi, purtroppo, morte improvvisa appena due settimane dopo la prima...

Negli anni a seguire, grazie al prof. Nicolò Macaluso e a Piero Carbone, continuò a far parte della ' fiesta '; e continua tuttora. Il primo anno fu una sorta di evento. Eugenio Napoleone Messana era tornato da poco a Racalmuto ad insegnare alla scuola media. Ricordo che mise in piedi un gruppo teatrale scolastico. Era nata da poco la prima Pro Loco, c'era un certo fervore in paese, fervore che, all'inizio, prescindeva dalla presenza più costante di Leonardo Sciascia in paese.

Come fu e come non fu, la memoria mi tradisce, si pensò di ripristinare la recita per la festa, forse per iniziativa di qualcuno della Pro Loco e se ne parlò con 'Geniu, perché adattasse in siciliano la versione del Caruselli, mi pare. Ne fuentusiasta e in due tre settimane il testo era pronto. Ricordo una serata al Circolo di Cultura dove 'Geniu, per la prima volta, lesse quanto aveva magnificamente scritto. " Talia Firnandu quantu curtisii..."

Eravamo un centinaio e tutti con la bocca aperta. In quei versi c'era il paese, le sue memorie, la sua storia, la sua gente, martoriata dal duro lavoro e dalla povertà. E dall'emigrazione...Era fine Maggio mi pare. Bisognava scegliere gli, parola grossa, attori.
Quelli di noi già vicini alla Pro Loco si fecero avanti. Era il momento in cui ci siamo sentiti veramente racalmutesi, parte di una cosa importante per il nostro paese. Che entusiasmo !

Le prove le facevamo ogni sera alle sette a casa di 'Geniu, in cucina. Mandarla a memoria fu una questione di ore - per anni, e tuttora, chi ha partecipato è ancora in grado di recitarla quasi per intero a memoria. Ogni sera dalle 7 alle 9 lì a recitare, con 'Genio che ci guidava. Faceva persino lo spadaccino...

La prima volta io ero Fernando, lo scudiero di Piero Carbone, che interpretava Eugenio, Principe di Castronovo. E con Piero, mi sento sempre ancora un pò, tuttora, Fernando... Ricordo una foto del palco della prima recita in cui si vede, dietro, la testa pelata di 'Geniu, con barba e baffi, lì a fare da suggeritore.
Dopo la recita si doveva fare, come è d'uso da noi, un incontro per festeggiare, che poi sarebbe stato uno schiticchiu. Non ce ne fu il tempo, per l'improvvisa scomparsa di 'Geniu, che velò di malinconia quell'estate.

Per chi ha passato gli ...anta, e comincia a pensare a quello che mio zio Nicolò La Rocca chiamava ' sunset ' - anche se, con figli piccoli, si è costretti a vivere per almeno altri vent'anni... - ripensare quell'estate, e le successive, dà molta malinconia...
Ma Racalmuto ha bisogno di guardare anche avanti. 

E "Sali d'argento" ha mostrato che in tanti, pur guardando al passato, vogliono un futuro migliore, ' più verdi pascoli ' insomma...





Piero Carbone

Tamì, mi fai ricordare che dopo la prima recita del 1978 messa su dal prof Messana, che subito dopo venne meno, assieme, tu ed io, proponemmo al prof Macaluso di assumere la regia, se ti ricordi lo fermammo e glielo chiedemmo davanti alla Matrice, egli accettò e per alcuni anni, finché ci fu padre Mattina curò la recita per conto della Pro Loco, poi lasciò quando ci fu il cambio di reggenza al Monte, nel frattempo io ero più disponibile perché da poco laureato e curai la regia fino al 1988. 
Dovresti conservare una copia in carta velina del testo battuto a macchina con inchiostro rosso della Recita da parte di Eugenio Messana. 

Piccole cose, lo so, ma affettivamente grandi.



***





La foto, se non ricordo male, è di Alfonso Chiazzese.

mercoledì 21 maggio 2014

TE LE CANTO IN DIALETTO



Ieri, in occasione della presentazione, nell'ex convento di Sant'Antonino di Palermo, del libro di Roberto Sottile, Il dialetto nella canzone italiana degli ultimi venti anni, Aracne editrice, Roma 2013, è stato un bel ritrovarsi. Tra amici del dialetto: studiosi, autori, ascoltatori, interessati uditori. 



Con la presenza di cantanti e gruppi musicali si è in parte materializzato quanto si legge nel libro (vuol dire che aggiorneremo il vecchio detto ovvero "tra il dire e il fare c'è di mezzo il cantare!): 




“Il variegato e ampio panorama della canzone neodialettale disegna un quadro dinamico e sfaccettato, all’interno del quale il codice locale – più o meno arcaicizzante, più o meno italianeggiante, più o meno mescidato all’italiano o ad altre lingue, più o meno “destrutturato” (cfr. Berruto 2006) – emerge nel riuso artistico quale straordinaria possibilità espressiva utile ad ampliare il “potenziale di variazione” (Moretti 2006) e a soddisfare l”attesa di poesia” alla quale sono chiamate a rispondere tutte le canzoni”. (Incipit dell'Introduzione)





























Cronaca dell'evento










Un grazie agli artefici di questo inedito avvenimento:


Roberto Sottile, Mari D'Agostino, Grazia La Paglia, Giuseppe Paternostro, Vincenzo Pinello, Angela Castiglione, Liborio Barbarino, Francesco Giunta, Ezio Noto, Peppe Qbeta, Biagio Di Gesaro, Alessandra Macellaro La Franca, Pietro Mendolia Malanova, Cannatella Giovanni, Moffo Schimmenti, Francesco Anselmo, Nicola Pollina, Nanni Cicatello