sabato 17 ottobre 2015

DOVE PORTANO LE STRADE ANCHE SE CAMBIANO NOME. SS 640? Strada degli Scrittori? Strada dei Giornalisti? Intanto la Fondazione Sciascia...



Le strade in Sicilia sono di attualità, anche quelle della cultura



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http://www.lagazzettagrigentina.it/firetto-denominare-strada-degli-scrittori-la-nuova-s-s-640/


L'attuale Sindaco di Agrigento propone di intitolare ufficialmente "La Strada degli Scrittori" quella che finora è stata chiamata 640 o "Seicentoquaranta" come il vino che in omaggio alla 640 è stato appositamente prodotto e ufficialmente presentato al Vinitaly di Verona, il vino "Seicentoquaranta".

L'associazione, in verità, in vino veritas, l'associazione del vino ad una veloce strada a doppia corsia stride un po', se si vuole, con l'invito a non bere prima di mettersi alla guida così come, per dissuadere, viene pubblicizzato con tanto di cartelloni lungo le strade d'Italia, ma l'intenzione si vuol credere sia stata quella di valorizzare la vite che viene coltivata in tanti territori solcati dalla 640.

"Strada del vino Seicentoquaranta",  dunque, per promuovere e incentivare un prodotto e un'economia. Ottimi vigneti, ottimo vino, ma non da bere quando ci si mette alla guida né sulla 640 né su altre strade. E' proibito dal codice della strada, è sconsigliato sotto il profilo della sicurezza.
In ogni caso, questo vino e la sua sponsorizzazione e le sue presentazioni avranno avuto un costo, ma per una causa giusta è giusto l'investimento.

Parimenti, un giusto investimento si è e sarà ritenuta la denominazione di "Strada degli Scrittori", investimento sì, perché il progetto della "Strada degli Scrittori" è punteggiata da tante presentazioni ufficiali con tanto di palchi luci ospiti presentatori artisti e registi, un costo pur l'avrà, e ammesso che non siano previste strutture ed incarichi ad hoc.
Ma chi sponsorizza, Expo a parte dove oggi viene offerto lo "spazio" dal "Corriere della Sera"?


Chiunque sponsorizzi, da vicino o da lontano, dall'Italia o dall'Europa, dalla politica o dal mondo produttivo o da imprese varie, non si può fare a meno di pensare che di primaria importanza sarebbe impiegare le risorse economiche per  costruire le strade perbene senza ponti che crollino o carreggiate che si allaghino.
Un nome o un altro in fondo è sempre fatto di parole, le strade, invece, su cui scorrono macchine e camion, di costosi progetti, ferro e cemento: non sono freghi nel cielo della semantica.

Non che si voglia cercare il pelo nell'uovo, ma la Strada degli Scrittori non era già degli Scrittori? La strada c'era: non era sufficiente per raggiungere la Porto Empedocle di Camilleri, il Caos di Pirandello, la Favara di Russello, la Caltanissetta di Rosso di San Secondo, la Racalmuto di Sciascia? In queste o altre tappe collaterali Brancati, anche se originario di Pachino, non c'entra, visto che nessuno lo cita?
Lasciamo stare Brancati.

Sergio Mangiavillano,
ne La singolare avventura di Leonardo e Vitaliano nella città di pietra gialla (Edizioni Lussografica, CL, 2014),
ci racconta il periodo degli anni ’30 nel quale
Brancati e Sciascia abitavano a Caltanissetta.

Cosa ha impedito finora ai turisti di visitare a frotte i luoghi degli scrittori citati? Forse la mancanza di denominazione di una strada che già c'era? E' vero, i nomi aiutano, una bevanda che non si chiamasse Coca Cola sarebbe un'anonima bevanda, ma, anche se importanti,  non solo i nomi contano, anche la sostanza, le strutture.

E il Parco Letterario Regalpetra che si doveva svolgere tra Racalmuto e Caltanissetta  non era una struttura? non aveva lo scopo di attirare i turisti lungo itinerari appositamente predisposti?
Quanto è costato il Parco Regalpetra?  Ma chi l'ha visto?
Cosa rimane di quel sogno e di quell'investimento?
Insomma, che fine ha fatto il Parco Regalpetra?

I bei e tanti nomi del potere, della cultura, dell'accademia, del giornalismo, coinvolti nel sostenerlo e pubblicizzarlo, cosa saprebbero dirci? Cosa dovrebbero dirci?
Ma, siamo prodighi, lasciamo stare il Parco Regalpetra.


Ci voleva una Strada degli Scrittori per far deviare gli automobilisti verso la Noce, verso Racalmuto, verso la Fondazione Sciascia? Se la Fondazione non è servita ad incrementare questa deviazione, anzi ad attrarre appositamente i visitatori,  che scopo aveva metterla costosamente su? Mausoleo di se stessa? Sciascia, che a tanti ha fatto ballare con le sue polemiche il ballo si San Vito, avrebbe voluto un mummificante mausoleo?

Il paradosso, sciascianopirandellianocamillerianoempedocleokafkiano, è che la vecchia scorrimento veloce 640, divenuta nel frattempo come un'autostrada a doppia corsia, si chiami Strada degli Scrittori ma la casa di Sciascia alla Noce non è visitabile perché di uso privato; Racalmuto visitabile a malapena, stando a recenti notizie pubblicate dai giornali secondo i quali il paese si starebbe sgretolando; non visitabile la casa natale dello Scrittore perché mai valorizzata come tale; né visitabile potrebbe essere la Fondazione  Sciascia dal momento che rischia di far trovare i portoni chiusi anzi di non esserci più perché rischia la chiusura per mancanza di fondi.

E allora, prima di ogni altra denominazione della stessa strada non era il caso di sostenere e potenziare le mete verso cui la strada avrebbe potuto e dovuto condurre?


La Fondazione, in verità, dopo un periodo di vacche grasse, sta attraversando un periodo di magra, come del resto la cultura in generale e le tante istituzioni culturali siciliane in questa congiuntura storica, ma con l'elezione nel febbraio scorso di Felice Cavallaro nel consiglio di amministrazione in qualità di consigliere-tesoriere, voluta fortissimamente dal consiglio comunale, su proposta, secondo lo Statuto, del consiglio di amministrazione della Fondazione  stessa, se ne sperava  il risollevamento e il rilancio.
Lo stesso Cavallaro ne era convinto.
La convinzione lo  portava a potenziare il progetto da lui ideato della Strada degli Scrittori per incanalare flussi di turisti e risorse verso la Fondazione. E la Fondazione?

Forse impegnato e distratto nel promuovere e pubblicizzare il progetto della Strada degli Scrittori tra Racalmuto, Agrigento e Milano etc., nonostante la maggiore disponibilità di tempo visto che ormai è a riposo e il Corriere della Sera non lo impegna più come prima,  non  ha sicuramente potuto profondere grandi energie alla Fondazione che è rimasta inerte e inattiva, se a questi due aggettivi vogliamo dare un senso.

Eppure, le buone intenzioni c'erano, e forse ci sarebbero state anche le risorse umane a costo zero, per coadiuvarlo nell'ambizioso programma lanciato ottimisticamete all'indomani della elezione a consigliere-tesoriere.
Molti in verità siamo stati citati e proposti alla collaborazione tramite un articolo on line, ma mai interpellati.

Per quanto generoso, solo un piccolo contributo forse avremmo portato i tanti interpellati, mi meraviglio piuttosto come mai la Fondazione si sia ridotta malinconicamente al lumicino, non soltanto economicamente, con tutte le stelle di prima grandezza che nei decenni hanno costellato il cielo sopra la Fondazione! Né vorremmo assistere all'ennesimo battage giornalistico-pubblicitario su false partenze di idealizzati percorsi. La delusione tramutasi in rammarico approderebbe alla noia. Arriè?!
Ma lasciamo stare il passato.

Dalla bacheca fb di Alan Davide Scifo autore dell'articolo. Suo commento:
  "La Sicilia" di oggi, lente di ingrandimento sul centro storico di Racalmuto.

Riconoscendo a Felice Cavallaro acutezza e sagacia, e non pensando altrimenti, se fosse stato più presente, sicuramente non gli sarebbe sfuggito, in qualità di consigliere-tesoriere, quello che è sfuggito agli altri che pur dovenavo essere in allerta, ovvero i termini per la presentazione della richiesta di contributo che la Fondazione o il Comune avrebbe dovuto presentare alla Regione Siciliana.
Invece, poiché la domanda non è stata inoltrata nei tempi previsti, sono sfumati ben cinquanta mila euro di contributo. Piccola cosa rispetto agli agi antichi, ma importantissimi poiché vitali nel presente frangente.

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Dunque... non si sa il dunque. Come concludere?
Come si fa ad avere certezze di future strade se le certe ed esistenti "strade" del passato sono diventate impercorribili o sono svanite nel nulla? Le attuali strade siciliane, disastratissime, sono una terribile metafora. Ci saremmo fermati alla metafora se nel frattempo noo si fosse passati all'ossimoro, all'omicidio-suicidio, all'omicidio suicida al suicidio omicida.

La ragione è presto detta: quando si era appreso che inizialmente la Fondazione era rimasta esclusa dalla tabella H della Regione siciliana che prevedeva il contributo alle istituzioni culturali siciliane si gridò sulla stampa all'abnorme esclusione e si parlò addirittura di omicidio culturale. Ora che quel contributo, successivamente concesso,  non è stato richiesto, di che cosa si deve parlare ora se non di "suicidio" stando sempre all'allegro repertorio retorico?

Non certo per analizzare figure retoriche, ma sulla vicenda c'è stato un pietoso silenzio da parte di chi istituzionalmente, nella diversità dei ruoli e delle responsabilità, doveva invece pubblicamente chiarire le dinamiche.
Eccetto che non si siano ritrovati tutti concordi nel rilancio annunciato dal Presidente della Fondazione nonché Sindaco di Racalmuto (amministrazioni e cultura sono un binomio inevitabile). Un rilancio un po' patetico però nel prospettare, metaforicamente parlando, maratone  olimpioniche a chi momentaneamente ha le gambe rotte e deambula a malapena con le stampelle per svolgere le funzioni vitali essenziali.

Ma noi vorremmo addirittura fare a meno delle figure retoriche e dell'ossimoro in ispecie.

Fuor di metafora e di ossimoro, solo si sa che all'Expo di Milano molti potenziali visitatori apprenderanno, nel corso di una solenne festa in onore dei novant'anni di Camilleri e da autorevoli rappresentanti della cultura e del giornalismo, di una Strada degli Scrittori in Sicilia tra Agrigento e Caltanissetta e magari brinderanno con il vino Seicentoquaranta. Ma questa Strada dove porterà?
Non vorremmo rovinare la festa con rammarichi sul passato e nuvolaglie pessimistiche sul futuro, speriamo invece che il brindisi sia di felice auspicio.

Ph ©piero carbone (17 ottobre 2015)








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