giovedì 13 febbraio 2014

UN ANGELO SULLA TESTA DEI RACALMUTESI




QUELLA VOLTA IN CUI UN ANGELO RUBO' LA SCENA

Al terzo giorno di festa c'è la processione, il momento più solenne. 
Così la descrive Girolamo M. Morreale, S. J, nel suo Maria SS. del Monte di Racalmuto, edito dal Santuario Maria SS. del Monte e dall'Associazione "Amici di Padre Elia", Racalmuto 1986:



"Costituisce il culmine della festa: prima del tramonto il clero, i chierichetti e i seminaristi si radunano alla Guardia attorno alla Madonna per dare inizio alla processione. 
La statua processionale della Vergine è sistemata sul carro tirato dai buoi, assai diversamente che non nel 1503. È adagiata sopra un lettino preparato con gusto e amore, adorna di fiori. I bimbi dalle braccia delle loro mamme le mandano tanti baci con quella innocenza che li distingue. I grandi si segnano e pregano.

Tra i canti del clero e del popolo, il suono della banda, la processione si snoda lungo il Corso illuminato a festa.

La meta è piazza Crispi, illuminata a giorno. 
Qui sul palco della banda musicale è preparato l'altare per la Messa che viene celebrata davanti alla Statua della Vergine. Nonostante che il Corso dall'Itria alla chiesa Madre e la piazza con le adiacenze siano letteralmente gremiti di gente, tuttavia durante la sacra liturgia si fa silenzio. È un momento di preghiera, e l'omaggio reso a Dio e l'onore alla Vergine Patrona.

La partecipazione è sentita, è religiosa, non è disturbata dai turisti. Qualche anno, a fine Messa, è stato letto l'atto di consacrazione alla Madonna. Dopo quella sosta di preghiera la processione continua il suo cammino fino alla chiesa del Monte".


Così ogni anno, ma nel 1956 è stata tutta un'altra storia. 
La frenesia dell'attesa quell'anno si era ancor più elettrizzata perché da tempo si vociferava in paese che ci sarebbe stata una novità. 
Ma di che novità si trattasse nessuno sapeva, anche perché, quelli che sapevano, non potevano dirlo astretti al voto di segretezza.

Si capì proprio durante la processione: quando la Madonna si fermò alla Piazzetta, nell'attesa che si iniziasse la Messa, un brusio, un mormorio percorse la folla incredula col naso all'insù: da un balcone all'altro della Piazzetta, lungo un proteso cavo d'acciaio, scorreva un qualcosa, una lucente veste di raso e tulle, con due ali come se fossero di angelo, e proprio un angelo, lungo il cavo d'acciaio, simulando il volo, scorreva lentamente,  con misurato stridio di carrucole e nervosi ordini e incitazioni alla calma, alla prudenza.

La Piazzetta ribolliva, come al solito, per la folla che s'accalcava, e allo stupore ora subentrava il gioco del "chi è?", dell'indovinare il nome della giovinetta vestita d'angelo, a chi appartenesse. 
Quelli furono attimi in cui un angelo rubò la scena alla Madonna.

Finalmente, quando lo svolazzante Angelo fu sopra il carro trionfale, venne calato perpendicolarmente con variato stridio di carrucole finché non si posò accanto alla statua della Patrona. 

Tra l'applauso liberatorio della folla dopo tanta tensione. 

L'Angelo, dalle candide sembianze di una giovinetta, ad alcuni nota se non familiare, si stette immobile accanto alla statua della Madonna, quasi fosse un'altra statua. E così rimase fino alla meta finale dove il carro venne condotto in processione. 

"Che emozione!",  ricorda dopo oltre cinquant'anni la signora Paola Fantauzzo, riandando all'esperienza di quella discesa angelica. 
E non solo per lei. 
Infatti, in paese ancora se ne parla.

Forse memori di quell'evento i racalmutesi non disperano che angeli possano dal cielo calare




La foto pubblicata  è stata messa a disposizione dalla signora Paola Fantauzzo.


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